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Trigliceridi alti, importante fattore di rischio cardiovascolare: ecco cause, sintomi e cosa fare

Ultima modifica:10 Agosto 2020

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È fondamentale tenere sotto controllo i valori dei trigliceridi nel sangue per preservare la nostra salute. Vediamo a cosa è dovuto un loro innalzamento, come rendersene conto, cosa fare e quali sono i possibili rischi.

I trigliceridi sono dei lipidi, o grassi, che chimicamente sono costituiti da una molecola di glicerolo cui si legano tre molecole di acidi grassi. Tali acidi grassi possono essere differenti fra loro ed essere caratterizzati dall’assenza o dalla presenza di doppi legami. Nel primo caso si parla di acidi grassi saturi e nel secondo caso si parla di acidi grassi insaturi, poiché i doppi legami sono appunto chiamati “insaturazioni”.

Trigliceridi nel sangue

I trigliceridi sono naturalmente presenti nel nostro organismo, laddove svolgono diverse e indispensabili funzioni, la principale delle quali è quella di deposito energetico per l’organismo. Un’altra importante funzione è quella di fornire un sistema di isolamento termico al corpo.

I trigliceridi introdotti attraverso gli alimenti sono digeriti ed assorbiti a livello intestinale e di qui passano poi all’interno delle cellule per rifornirle di energia o vengono immagazzinati come riserve energetiche negli adipociti.

Trigliceridi nel sangue: i valori di riferimento

È normale ritrovare nel sangue una certa quota di trigliceridi, si tratta infatti dei grassi che vengono inviati alle cellule attraverso il torrente circolatorio.
La concentrazione di trigliceridi nel sangue è chiamata trigliceridemia ed è di solito espressa in mg/dl.

Tale concentrazione, per poter essere considerata normale, deve essere compresa tra 50 e 200 mg/dl. Al di sopra di tali valori si parla di ipertrigliceridemia (o trigliceridi alti). In particolare, i valori di trigliceridi sono:

  • Valori normali: è considerato normale un valore di trigliceridi inferiore a 150 mg/dl
  • Valori mediamente alti: è considerato mediamente alto o al limite un valore compreso fra 150 e 200 mg/dl;
  • Valori alti: sono considerati molto alti i trigliceridi con un valore compreso fra 200 e 500 mg/dl.

È possibile dosare i trigliceridi nel sangue con un semplice prelievo ematico effettuato in un laboratorio di analisi cliniche. È necessario aver osservato un periodo di digiuno di almeno 12 ore prima di effettuare il prelievo.

Ma perché è così importante tenere sotto controllo il valore dei trigliceridi nel sangue? Elevate concentrazioni di trigliceridi nel sangue sono legate a un maggiore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, specialmente se associate ad elevate concentrazioni di colesterolo, ad ipertensione arteriosa e a sovrappeso. Queste condizioni predispongono allo sviluppo di infarto del miocardio, coronaropatie, ictus. Perché i trigliceridi nel sangue possono alzarsi? Vediamo quali sono le cause principali.

Cause dei trigliceridi alti nel sangue

Le cause dei trigliceridi alti possono essere molteplici, prima fra tutte le errate abitudini alimentari. È facile capire come mangiare cibi molto grassi sia la causa primaria di un eccesso di grassi nel sangue, così come mangiare troppo, cioè seguire una dieta ipercalorica e sbilanciata.

Anche mangiare troppi zuccheri fa aumentare i trigliceridi nel sangue, poiché il fegato può sintetizzare i trigliceridi a partire dal glucosio, specialmente se questo è in eccesso; ecco perché chi è affetto da ipertrigliceridemia deve stare attento anche ad evitare un consumo eccessivo di frutta.

Anche la mancanza di attività fisica, e quindi una vita sedentaria, può essere causa di ipertrigliceridemia, poiché in questo modo non si mette l’organismo in condizione di bruciare le calorie in eccesso e quindi non si “smuovono” i grassi di deposito, che tendono quindi ad accumularsi.

Un’altra causa è l’abuso di alcool, dal momento che anche questo è convertito in trigliceridi.

Esistono poi delle cause non alimentari che possono determinare un aumento del livello dei trigliceridi nel sangue, come ad esempio alcune malattie come il diabete e l’insulino resistenza, dal momento che l’insulina facilita l’assorbimento dei grassi da parte delle cellule, ma anche l’insufficienza renale ed alcune malattie croniche dei reni per meccanismi non ancora del tutto chiari.

Inoltre, nel caso di malattie epatiche, in cui il fegato non è più in grado di svolgere al meglio le proprie funzioni, viene meno la corretta gestione dei grassi, che quindi tendono ad accumularsi.

Un’altra condizione, questa volta fisiologica e non patologica, che può determinare l’ipertrigliceridemia, è la gravidanza. A causa di fattori ormonali, infatti, i livelli di trigliceridi nel sangue possono aumentare e tali aumenti sono considerati tollerabili se non raggiungono valori eccessivamente elevati e se si tratti di una donna sana non affetta ad esempio da obesità o diabete.

Infine, anche alcuni farmaci possono contribuire ad aumentare i trigliceridi, e fra questi i glucocorticocoidi, usati come antinfiammatori, che sembrano far aumentare la produzione di trigliceridi da parte del fegato, i contraccettivi orali, che contengono estrogeni, i beta bloccanti utilizzati per alcune patologie cardiache, i retinoidi, utilizzati per la cura dell’acne.

Solo una bassissima percentuale dei casi di ipertrigliceridemia ha una causa genetica.

I trigliceridi alti provocano sintomi?

Generalmente i trigliceridi alti non danno sintomi, l’unico modo per verificarla è andare a dosare i trigliceridi nel sangue. L’assenza di sintomi rende questa condizione ancora più problematica, poiché si potrebbe andare incontro a conseguenze importanti senza rendersene conto.

La manifestazione dei sintomi da trigliceridi alti è molto rara e può verificarsi solo per valori di trigliceridemia eccessivamente elevati, che potrebbero quindi ripercuotersi sul fegato, sul pancreas e sull’apparato digerente in generale, con sintomi gastrointestinali.

Trigliceridi alti: quando contattare il medico, rischi e possibili conseguenze sulla salute

Quando, in seguito a un dosaggio ematico, ci si rende conto che i valori dei trigliceridi superano i 150 mg/dl, è il caso di contattare il proprio medico di base, che saprà, conoscendo la storia clinica del paziente, dare dei consigli opportuni ed eventualmente indirizzarlo verso uno specialista, che potrebbe ad esempio essere il cardiologo, dal momento che, come abbiamo visto, un aumento del livello dei trigliceridi, specialmente se associato ad un aumento del colesterolo, della glicemia e al sovrappeso, potrebbe causare problemi cardiovascolari.

Le conseguenze per un mancato trattamento dell’ipertrigliceridemia potrebbero essere importanti, soprattutto a carico dell’apparato cardiovascolare, con un aumentato rischio di ictus, formazione di placche aterosclerotiche, infarto del miocardio. C’è anche il rischio di sviluppare pancreatiti e steatosi epatica.

Trigliceridi e colesterolo: quali sono le differenze?

I trigliceridi e il colesterolo, pur essendo entrambi delle classi di lipidi, sono molecole molto diverse fra loro: non solo è diversa la loro struttura chimica, ma anche le funzioni e il modo in cui vengono metabolizzati nell’organismo.

Mentre i trigliceridi hanno per lo più una funzione di riserva energetica, il colesterolo è un componente essenziale della struttura delle cellule e dei tessuti, è fondamentale per la sintesi degli ormoni e per molti altri processi biologici. È prodotto dal fegato e lo si ritrova anche nei cibi.

Anche il colesterolo deve essere presente nel sangue entro alcuni valori limite ed un’alterazione dei livelli di colesterolo, se associata ad un’alterazione dei livelli di trigliceridi, è connessa ad un aumentato rischio di sviluppare patologie cardiovascolari.

Solitamente, le cause dell’ipertrigliceridemia e dell’ipercolesterolemia sono le stesse, cioè sono legate a scorrette abitudini alimentari e di vita, ma non è sempre così, e soprattutto, non è detto che si presentino necessariamente insieme, poiché si potrebbero avere valori elevati di trigliceridi nel sangue ma valori di colesterolo nella norma, e viceversa.

Trigliceridi alti: alcuni consigli per la dieta

Il primo passo per cercare di abbassare i trigliceridi nel sangue e riportare i valori ematici entro la norma è quello di porre attenzione all’alimentazione. In questo caso si rende necessario abbassare il peso corporeo qualora ci sia una condizione di sovrappeso o di obesità e con esso le circonferenze corporee, in particolare la circonferenza addominale, che, se eccessiva, è segno di accumulo di grasso.

Al fine di evitare sovrappeso e obesità è bene seguire una dieta moderatamente ipocalorica e bilanciata, esistono infatti delle categorie di alimenti che bisogna assumere con molta moderazione, in particolare bisogna:

  • Ridurre il consumo di grassi, soprattutto grassi saturi, che sono per lo più quelli animali (lardo, strutto, burro)
  • Ridurre il consumo di insaccati
  • Evitare lo zucchero e il fruttosio usati come dolcificanti
  • Ridurre il consumo di carboidrati, soprattutto di carboidrati semplici (dolci, prodotti da forno, prodotti fatti con farine raffinate)
  • Non eccedere nel consumo di frutta
  • Evitare gli alcolici
  • Evitare le fritture
  • Evitare i prodotti confezionati contenenti grassi idrogenati

Si dovranno sostituire questi alimenti con carboidrati complessi a base di cereali integrali, carni magre e pesce, molta verdura e ortaggi e usare come condimento preferibilmente olio extravergine d’oliva, in quantità limitate. Per ulteiori approfondimenti su questo argomento, vi invitiamo a leggere il nostro articolo: Dieta per trigliceridi alti: cosa mangiare, cosa evitare e 5 alimenti che li abbassano.

Trigliceridi alti: esistono integratori che possono aiutare?

Nel caso di diagnosi di ipertrigliceridemia il primo passo da compiere sarebbe quello di rivolgersi al medico, il quale saprebbe consigliare il farmaco o l’integratore adeguato. Esistono infatti vari tipi di integratori alimentari che hanno dimostrato la propria efficacia nel trattamento dei trigliceridi alti. Vediamo quali sono:

✓ Integratori a base di omega 3

È ormai scientificamente riconosciuto che gli acidi grassi omega 3 (acido alfa linolenico, acido docosaesoenoico, acido eicosapentaenoico) sono in grado di abbassare i livelli di trigliceridi nel sangue, sia perché favoriscono il loro consumo da parte delle cellule, sia perché ne riducono la sintesi nel fegato. È possibile ritrovarli nel pesce azzurro, come la sardina, lo sgombro, il merluzzo, le alici, nel salmone, nelle alghe e nei semi di lino, nella soia, nei semi di chia, di canapa, da cui si estrae l’olio. È anche possibile trovare in farmacia o parafarmacia integratori di omega 3 in capsule.

✓ Integratori a base di fibre solubili

Le fibre solubili, come il glucomannano e le gomme, sono in grado di modulare l’assorbimento dei grassi e dei carboidrati, oltre a migliorare la gestione del glucosio nelle cellule, intervenendo sull’azione dell’insulina, che abbiamo visto esercitare la sua azione anche sui trigliceridi.

✓ Integratori a base di chitosano

Il chitosano è un buon integratore per i trigliceridi alti. Si tratta di derivato della chitina, un composto che si trova nel carapace dei crostacei che inibisce l’assorbimento dei grassi a livello intestinale. Esistono in commercio integratori a base di chitosano.

✓ Integratori a base di antiossidanti

Gli antiossidanti, sotto forma ad esempio di vitamine (A, E, C) o polifenoli contenuti in alimenti quali l’aglio, la cipolla, i frutti rossi, gli agrumi, anche se non hanno effetto diretto sui livelli dei trigliceridi, impediscono lo stress ossidativo e agiscono sul metabolismo, migliorando l’assorbimento dei carboidrati e dei grassi.

È indispensabile rivolgersi al medico prima di intraprendere l’uso di qualsiasi integratore alimentare chimico, al contrario non ci farà male introdurre nella nostra alimentazione del pesce in più e delle fibre e antiossidanti sotto forma di verdure e ortaggi.

Consigli per prevenire l’innalzamento dei trigliceridi

Esistono degli accorgimenti e delle linee guida che possiamo seguire per prevenire l’innalzamento dei trigliceridi, primo fra tutti quello di seguire un’alimentazione varia e bilanciata, senza eccessi.

È bene mangiare in quantità non esagerate, limitandosi nel consumo dei grassi e degli alimenti precotti e preferendo cibi freschi e di stagione, dando la priorità ai vegetali. I pasti dovrebbero essere ripartiti in cinque appuntamenti quotidiani: colazione, pranzo, cena e due spuntini.

Oltre a migliorare l’alimentazione è essenziale inserire nelle nostre giornate un po’ di attività fisica, senza esagerare, se infatti non si ha il tempo per andare a fare tutti i giorni una passeggiata o non si ha la possibilità di praticare uno sport, sarà sufficiente sfruttare ogni piccola occasione per muoversi, come raggiungere a piedi posti che di solito raggiungiamo in macchina, evitare di prendere l’ascensore, dedicare un po’ più del nostro tempo alle pulizie di casa.

Smettere di fumare sarebbe un passo molto importante per la prevenzione, così come cominciare a limitare gli alcolici.

Trigliceridi alti: in conclusione, cosa fare?

Nel caso in cui ci rendessimo conto che i nostri valori di trigliceridi nel sangue sono alti, dovremmo modificare le nostre abitudini di vita, sia dal punto di vista comportamentale che alimentare. Di seguito un vademecum con le principali raccomandazioni da seguire in caso di ipertrigliceridemia:

  • Seguire un’alimentazione bilanciata, varia ed equilibrata;
  • Perdere peso nel caso in cui ci si trovi in una condizione di sovrappeso o obesità seguendo un regime alimentare ipocalorico, preferibilmente formulato ad hoc da un professionista della nutrizione;
  • Praticare dell’attività fisica moderata ma costante;
  • Smettere di fumare (o ridurre quanto più possibile);
  • Evitare i cibi grassi e zuccherini a favore di carni e pesci magri, cereali integrali e verdura;
  • Idratarsi correttamente;
  • Evitare gli alcolici;
  • Rivolgersi al proprio medico per valori di trigliceridemia superiori alla norma;
  • Prendere con regolarità eventuali farmaci o integratori che il medico avrà prescritto.
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