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Emoglobina glicata alta, un segnale di rischio diabete: ecco valori normali, cause e cosa fare

Ultima modifica:12 Ottobre 2021

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L’emoglobina glicata rappresenta un marcatore correlato alla patologia diabetica. Scopri di cosa si tratta e cosa fare in caso di emoglobina glicata alta.

L’emoglobina glicata, o emoglobina glicosilata, costituisce un marcatore del livello glicemico sul lungo periodo e, rientrando tra gli esami più richiesti, rappresenta un parametro ematico di grande importanza nell’ambito della patologia diabetica. Quest’ultima rappresenta infatti una problematica dall’ampia e crescente diffusione a livello globale, necessitando di indagini attendibili e di un monitoraggio costante.

Copertina - Emoglobina glicata alta

Nel presente articolo vedremo cos’è l’emoglobina glicata, quali sono i valori di riferimento, le cause che portano ad un innalzamento e, successivamente, verranno date indicazioni su cosa fare in caso emoglobina glicata alta e alcuni consigli per la gestione del problema, anche tramite l’uso di fitoterapici.

Emoglobina glicata: cos’è e cosa significa averla alta

Cos’è l’emoglobina glicata e perché è così importante? Questa sostanza si forma nel sangue a partire dallo zucchero glucosio circolante e dall’emoglobina (Hb), un’importante proteina presente nei globuli rossi e implicata nel trasporto dell’ossigeno ai tessuti. Il legame chimico, e la conseguente formazione dell’emoglobina glicata, derivano dall’esposizione prolungata dell’emoglobina a concentrazioni elevate di glucosio. In sostanza, i livelli di emoglobina glicata sono decisamente blandi in condizioni normali, aumentando di pari passo con l’incremento, nel plasma sanguigno, dei livelli di glucosio.

La formazione dell’emoglobina glicata è irreversibile e persiste per tutta la vita media del globulo rosso, la cui durata è di circa 120 giorni. Per tale motivo, questo parametro consente di valutare l’andamento medio della glicemia relativo a due o tre mesi precedenti l’indagine.

Livelli elevati di emoglobina glicata rientrano tra gli indici diagnostici del diabete e vengono associati, inoltre, al rischio di complicanze derivanti dalla malattia conclamata. In altre parole, quanto più elevati risultano i valori di emoglobina glicata, tanto più alto potrebbe essere il rischio, per il paziente, di sviluppare condizioni patologiche associate all’aggravarsi della malattia diabetica (insufficienza renale, patologia cardiaca, patologia oculare, ecc.).

Emoglobina glicata: valori normali e quando è ritenuta alta

I valori di emoglobina glicata nel sangue sono ricavabili a partire da un semplice prelievo ematico. Dal momento che i valori riscontrabili si riferiscono ad un periodo pregresso, non è indispensabile effettuare il prelievo a digiuno.

I livelli di emoglobina glicata vengono misurati in valori percentuali e, sebbene siano associati in rete a diverse diciture, quali “Hb glicata”, “Hb glicosilata”, oppure per esteso, essi vengono in realtà refertati con la sigla HbA1c.

Ma quali sono i valori di riferimento per l’emoglobina glicata? [1]

  • Valori normali: secondo le linee guida, valori inferiori al 5,7% sono da considerarsi normali;
  • Pre-diabete: valori compresi tra il 5,7% e il 6,4% sono indicativi di una condizione nota come pre-diabete;
  • Diabete conclamato: valori superiori al 6,5% sono associati al diabete conclamato.

Da alcuni anni, i valori inerenti all’esame per l’emoglobina glicata compaiono sul referto, oltre che in percentuale, anche in mmol/mol. A questo proposito, sono disponibili, in rete, diversi calcolatori e tabelle di conversione relative alle due unità di misura. Ad ogni modo, valori di emoglobina glicata superiori a 48 mmol/mol vengono associati al diabete.

Perché l’emoglobina glicata è alta? Ecco tutte le cause

Come esposto nel paragrafo precedente, i valori di emoglobina glicata aumentano in corrispondenza delle condizioni di pre-diabete e diabete conclamato. Tuttavia, possono esservi ulteriori cause che, in assenza di patologia diabetica, possono condurre ad un aumento dei valori in questione.

Tra le cause di emoglobina glicata alta non associata a diabete troviamo la carenze di ferro e la carenza di vitamina B12, così come la rimozione chirurgica della milza (splenectomia) e l’insufficienza renale cronica. Valori elevati di emoglobina glicata possono inoltre correlarsi all’iperbilirubinemia e all’abuso di alcol. [2]

Tra i fattori che possono impattare, anche solo temporaneamente, sulla rilevazione dell’emoglobina glicata e restituire valori oltre la norma, rientra l’utilizzo di alcune sostanze farmacologiche. In particolare, sembra che un uso massiccio e prolungato di acido acetilsalicilico possa determinare valori più elevati di questo parametro [3], così come accade per l’utilizzo continuativo di oppiacei. [4]

Per schematicità, segue un elenco riassuntivo dei fattori che possono far aumentare i livelli di emoglobina glicata:

  • Diabete;
  • Pre-diabete;
  • Carenza di ferro;
  • Carenza di vitamina B12;
  • Rimozione della milza (splenectomia);
  • Insufficienza renale cronica;
  • Iperbilirubinemia;
  • Abuso di alcol;
  • Abuso di acido acetilsalicilico;
  • Utilizzo cronico di oppiacei.

Emoglobina glicata alta: ha dei sintomi?

Relativamente alla formazione dell’emoglobina glicata, non è definibile una sintomatologia specifica, quindi l’emoglobina glicata alta non presenta sintomi. L’emoglobina stessa continua a svolgere le proprie funzioni senza che il legame con il glucosio possa interferire con esse. Volendo considerare i valori di glicemia alta, anch’essi possono restare silenti per moltissimo tempo, sfociando nella patologia diabetica conclamata.

Emoglobina glicata alta: i rischi per la salute

Al fine di ricorrere ai provvedimenti terapeutici più adeguati, i valori di emoglobina glicata oltre la soglia di normalità dovrebbero essere sottoposti al parere del medico curante e dello specialista diabetologo. Il diabete mellito costituisce, infatti, una patologia subdola, la cui presenza può essere silente e rimanere non diagnosticata per un periodo anche molto lungo.

A questo proposito, è importante ricordare quanto questa malattia possa essere deleteria se non correttamente curata e monitorata. Le complicanze derivanti dal diabete scompensato rappresentano, senza dubbio, l’aspetto più preoccupante della questione. Tali complicanze possono manifestarsi a livello cardiovascolare, renale, nervoso ed oculare, generando danni talvolta irreversibili o fatali.

Basti pensare al rischio per la vita associato all’insufficienza renale grave, all’infarto e all’ictus, ovvero a condizioni ed eventi patologici collegati alla patologia diabetica non correttamente trattata.

Il monitoraggio dell’emoglobina glicata si rende raccomandabile anche in caso di valori “intermedi” e riconducibili alla condizione di pre-diabete. In questo caso, è infatti molto importante fare prevenzione ed evitare un peggioramento della situazione.

Emoglobina glicata alta in gravidanza: cosa significa?

L’emoglobina glicata rappresenta un marcatore efficace nelle gestanti ritenute ad alto rischio di diabete o affette dalla patologia conclamata ancor prima del concepimento. Il diabete pregresso e non compensato nel corso della gestazione rappresenta un problema sia per la madre che per il nascituro, ed è per questo motivo che i valori di emoglobina glicata, affiancati agli altri parametri indicativi del diabete, devono essere tenuti sotto controllo.

Uno studio recente attribuisce all’emoglobina glicata una certa importanza anche nella prevenzione del diabete gestazionale, ovvero una forma di diabete strettamente correlata alla gravidanza. Questa complicazione può facilmente associarsi ad eventi avversi e, in tale contesto, il monitoraggio dell’emoglobina glicata durante il primo trimestre di gravidanza potrebbe avere un importante valore predittivo, consentendo un intervento precoce sul problema. [5]

Emoglobina glicata alta: i rimedi

La valutazione medica dei livelli di emoglobina glicata, così come gli ulteriori accertamenti e i possibili approcci farmacologici, sono fondamentali per la conservazione di uno stato di salute ottimale. Qualora il medico lo ritenga opportuno e vi sia la giusta compatibilità con eventuali terapie in corso, è possibile gestire i livelli di glicemia e, di conseguenza, i valori di emoglobina glicata, anche mediante alcuni rimedi fitoterapici.

Nello specifico, un effetto positivo sui livelli di glicemia è stato attribuito ad alcune piante medicinali, tra le quali spiccano la cannella, la gymnema e la momordica. In aggiunta, anche alcune sostanze minerali sembrano esercitare un’azione benefica sul controllo glicemico. Tra queste sostanze, sono degni di nota il cromo picolinato e lo zinco.
Vediamo ora, un approfondimento sui possibili rimedi per l’emoglobina glicata alta, evidenziandone i relativi effetti ad oggi documentati.

1 Cannella

Appartenendo alla famiglia botanica delle Lauraceae, la cannella (Cinnamomum zeylanicum, nota anche come “cinnamomo”) è una pianta originaria dello Sri Lanka e decisamente conosciuta per la spezia omonima.

La cannella viene tradizionalmente utilizzata come pianta antidiabetica e, ad oggi, tale attività è stata indagata sperimentalmente. Nello specifico, la cannella contiene alcune sostanze biologicamente attive che sembrano implicate nell’attivazione dei recettori cellulari dell’insulina, promuovendo la metabolizzazione del glucosio.

Un aspetto importante riguarda la presenza soltanto trascurabile, all’interno di questa varietà di cannella, della cumarina, una sostanza anticoagulante presente in quantità maggiori nella varietà Cinnamomum cassia. [6]

2 Gymnema

Coltivata in tutto il mondo e derivando dalla famiglia delle Asclepiadiaceae, la gymnema (Gymnema sylvestre) è una pianta particolarmente nota nell’ambito della medicina Ayurvedica e nel contesto dei rimedi naturali per il trattamento del diabete. In particolare, la gymnema vanta diversi componenti bioattivi, favorendo il minore assorbimento di glucosio a livello intestinale e limitando la sensibilità agli zuccheri a livello delle papille gustative. In generale, la gymnema trova ampia applicazione nella supplementazione dietetica, rendendosi utile nel controllo del peso e dei livelli di trigliceridi e colesterolo ematici. [7]

3 Momordica

La momordica (Momordica charantia) è una pianta appartenente alla famiglia delle Cucurbitaceae e ampiamente diffusa nelle regioni tropicali e subtropicali. In virtù delle molteplici proprietà curative ad essa attribuite, la momordica si inserisce tra gli antichi rimedi della medicina popolare. Per quanto concerne il controllo dei livelli ematici di glucosio e quindi dei livelli ematici di emoglobina glicata, la momordica riscuote interesse per la sua azione ipoglicemizzante. Al di là di questa sua utilità nel controllo glicemico, la momordica risulta essere un rimedio versatile, agendo, tra l’altro, da antiossidante, immunomodulante e antimicrobico. Questo interessante rimedio fitoterapico vanta la presenza, tra i suoi componenti caratterizzanti, di sostanze bioattive di diversa natura, quali flavonoidi, saponine e acido ascorbico. [8]

4 Cromo picolinato

Diverse osservazioni sperimentali attribuiscono al cromo picolinato una spiccata attività nel controllo della glicemia. Nello specifico, questa forma organica del cromo sembra migliorare la risposta insulinica, facendo diminuire i livelli di glucosio ematico e impattando sui livelli di emoglobina glicata. Inoltre, il cromo picolinato sembra apportare un miglioramento nei livelli di trigliceridi e colesterolo buono. [9]

5 Zinco

Lo zinco è un minerale essenziale per il verificarsi di molteplici processi fisiologici e, in generale, per il mantenimento dello stato di salute. Diversi studi attribuiscono allo zinco un ruolo nella produzione dell’insulina e nella regolarizzazione dei livelli ematici di glucosio. Tale azione esercitata dallo zinco sulla glicemia può ripercuotersi anche sui conseguenti livelli di emoglobina glicata. In aggiunta, lo zinco sembra essere implicato nella normalizzazione dei livelli di trigliceridi e colesterolo. [10]

Dieta per emoglobina glicata alta: consigli su cosa mangiare e cosa evitare

In modo facilmente deducibile, la dieta costituisce un aspetto fondamentale nella gestione di molti parametri ematici. Per quanto concerne l’emoglobina glicata e gli aspetti patologici ad essa collegati, il trattamento dietetico vanta un approccio molto chiaro ed efficace. A questo proposito, può essere utile fornire qualche indicazione su cosa mangiare per abbassare l’emoglobina glicata e, al contrario, cosa evitare in caso di valori elevati.

È stato ribadito più volte quanto i valori di emoglobina glicata rispecchino i valori di glucosio ematico, aumentando di pari passo con essi. Tenendo conto di questa connessione tra i due parametri, è importante conoscere il concetto di indice glicemico (IG).

In termini molto semplici, l’indice glicemico descrive l’impatto che ciascun alimento può avere sui livelli di glicemia. Questo valore si esprime in percentuale e consente di suddividere gli alimenti in diverse fasce. Prediligere alimenti a basso indice glicemico consente di esercitare un maggiore controllo sui valori di glicemia e, quindi, sui valori di emoglobina glicata. Per maggiori informazioni potete leggere il nostro approfondimento: Indice glicemico, carico glicemico e indice insulinico: cosa sono?.

La dieta per l’emoglobina glicata alta dovrà quindi essere composta, in modo correttamente bilanciato, da fonti proteiche, quali pesce magro, carni bianche, formaggi magri, uova e dalle fonti glucidiche a basso IG, come i legumi, la quinoa e l’amaranto. In generale, è preferibile optare per i cereali integrali, i quali, con il loro contenuto di fibra, determinano un migliore controllo della glicemia. A questi si aggiungono la giusta quantità di oli vegetali a crudo, la frutta secca a guscio e la frutta fresca a basso IG, come le pesche, le prugne e gli agrumi.

Nel contesto di una dieta per abbassare l’emoglobina glicata, è buona norma evitare gli alimenti ad alto indice glicemico come il pane bianco e, in generale, i cereali raffinati. Allo stesso modo, è consigliabile ridurre al minimo il consumo di zuccheri semplici, prestando particolare attenzione ai cibi industriali e agli eventuali zuccheri nascosti. Ai fini della gestione del problema è preferibile, inoltre, ridurre gli alimenti ricchi di acidi grassi saturi, come le carni rosse, gli insaccati e i formaggi grassi.

In definitiva, è importante perdere il peso in eccesso, impostare un piano dietetico adeguato alle proprie esigenze metaboliche e associare all’alimentazione la giusta dose di attività fisica.

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