Alimentazione per Ipertiroidismo: cosa mangiare, cosa evitare e 5 alimenti utili

L’alimentazione corretta in caso di ipertiroidismo rappresenta un tassello importante al fine di limitarne le conseguenze. Ecco cosa mangiare e cosa evitare in caso di ipertiroidismo.

L’ipertiroidismo è una condizione patologica caratterizzata dalla presenza eccessiva, nell’organismo, degli ormoni tiroxina (T4) e triiodotironina (T3) prodotti dalla ghiandola endocrina tiroide.

Cosa mangiare in caso di ipertoriodismo

La causa principale dell’ipertiroidismo è rappresentata dal morbo di Basedow-Graves, caratterizzato dalla stimolazione errata della tiroide da parte del sistema immunitario. L’ipertiroidismo può inoltre derivare dalla formazione di noduli alla tiroide che producono ormoni tiroidei in eccesso, o da stati infiammatori della ghiandola, noti come tiroiditi.

Cause più rare comprendono alcune forme tumorali a carico della tiroide oppure dell’ipofisi, ovvero un’importante ghiandola endocrina la cui attività controlla la tiroide stessa.

La sintomatologia tipica dell’ipertiroidismo prevede la comparsa di ingrossamento tiroideo, stanchezza, ansia, calo ponderale, sensibilità al caldo e palpitazioni. Le donne possono inoltre manifestare irregolarità mestruali. [1]

Dal momento che l’alimentazione per ipertiroidismo costituisce un aspetto rilevante nella gestione del problema, verranno, successivamente, presi in esame i relativi aspetti nutrizionali, con particolare riferimento agli alimenti da prediligere e gli alimenti da evitare in caso di ipertiroidismo.

Dieta per ipertiroidismo: cosa mangiare e cosa evitare

La funzione tiroidea è implicata in diversi aspetti della fisiologia umana, tra i quali rientrano le funzioni metaboliche, il corretto sviluppo del sistema nervoso centrale e la crescita corporea. Appare quindi evidente quanto un eccesso di ormoni tiroidei circolanti possa essere dannoso per l’organismo e aumentare il rischio di incorrere, sul lungo periodo, in gravi conseguenze per la salute, come fratture ossee o problematiche a livello cardiaco.

Tenendo conto della sua causa scatenante, l’ipertiroidismo deve essere monitorato e trattato clinicamente. Tuttavia, la conservazione e il ripristino di una condizione di salute accettabile prevede un approccio multifattoriale, il quale non può prescindere dalla dieta e dallo stato nutrizionale della persona.

Dopo questa premessa, può essere utile dare uno sguardo alle opzioni alimentari da considerare e da inserire nella dieta per ipertiroidismo, aggiungendo qualche dettaglio su ogni possibile scelta. Allo stesso modo, è opportuno considerare gli alimenti che, in caso di ipertiroidismo, andrebbero esclusi o eliminati dalla dieta giornaliera, e specificarne la motivazione.

Cosa mangiare in caso di ipertiroidismo

Sebbene lo iodio si trovi in cima ai micronutrienti necessari per la sintesi degli ormoni tiroidei, e nonostante la sua carenza si associ a condizioni patologiche a carico della funzione tiroidea, è stato ampiamente dimostrato che anche un eccesso di iodio può, in effetti, associarsi alla disfunzione della ghiandola in questione.

Fermo restando che l’apporto di iodio consigliato per l’individuo adulto sia di 150μg al giorno, è clinicamente noto che le persone sane riescano, in genere, a tollerarne un apporto maggiore. Al contrario, gli individui suscettibili o predisposti possono invece sviluppare una condizione di ipertiroidismo in seguito all’eccessiva assunzione di iodio. Tale condizione di ipertiroidismo indotto dallo iodio può essere transiente o permanente e si associa quindi ad alcuni fattori di rischio, quali la presenza latente del morbo di Basedow-Graves o una carenza di iodio di lunga durata. [2]

Sulla base delle precedenti considerazioni, è buona norma consumare alimenti poveri di iodio, ricavando le proteine giornaliere necessarie dalle carni bianche e dagli albumi, e utilizzando fonti glucidiche prive di sale e conservanti; rientrano in questo gruppo di alimenti anche i legumi secchi, così come gli ortaggi e la frutta fresca.

Per quanto riguarda la frutta secca, a cui appartengono, ad esempio, le noci, le mandorle e gli anacardi, essa è consentita in caso di ipertiroidismo, sebbene sia preferibile optare per le tipologie senza sale aggiunto.

Al fine di ridurre lo iodio naturalmente presente negli alimenti, si può inoltre prestare attenzione alle modalità di cottura degli stessi. A questo proposito, è preferibile optare per la bollitura, la quale è in grado di rimuovere fino al 58% dello iodio contenuto negli alimenti. Relativamente alle altre modalità di cottura, quali la frittura e la cottura alla griglia, esse rimuovono, rispettivamente, fino al 20% e al 30% dello iodio presente nei cibi.

Consumare giornalmente verdure crucifere (cavolo nero, cavolfiore, broccolo, ravanello, rucola, ecc.) può essere un ulteriore buon espediente per chi è affetto da ipertiroidismo. La ragione di questa associazione positiva è da attribuirsi a particolari sostanze, note come glucosinolati, contenute nelle crucifere e implicate nell’assorbimento dello iodio da parte della ghiandola tiroidea. Più nello specifico, i glucosinolati limitano tale assorbimento, limitando anche la produzione degli ormoni tiroidei, per la cui sintesi lo iodio è indispensabile. [3]

Gli alimenti indicati in precedenza costituiscono, nel complesso, anche delle ottime fonti di micronutrienti che si rendono essenziali al mantenimento della salute tiroidea generale, così come al giusto bilanciamento nella produzione dei relativi ormoni.

La frutta secca a guscio, i semi oleosi e i legumi secchi, così come gli ortaggi verdi e diverse fonti glucidiche, costituiscono, nell’insieme, delle fonti di selenio, zinco e ferro. Nello specifico, per quanto concerne i cibi vegetali contenenti ferro, può essere utile associare questi ultimi al consumo di frutti aciduli, come gli agrumi, le fragole e i kiwi, i quali, grazie al loro contenuto di vitamina C, si rendono utili al maggiore assorbimento del ferro.

È inoltre consigliabile condire i cibi con olio extravergine di oliva, erbe e spezie. Più nello specifico, è preferibile ricorrere a spezie dallo spiccato potere antinfiammatorio, correlando, ad esempio ipertiroidismo e zenzero, e consumando infusi a base di questa spezia.

La necessità, in generale, di seguire un’alimentazione di tipo antinfiammatorio deriva dalla correlazione esistente tra le patologie autoimmuni, che comprendono anche il morbo di Basedow-Graves, e una condizione di infiammazione cronica di basso grado. [4]

Come accennato in precedenza, una condizione di ipertiroidismo pregresso può rendersi un fattore di rischio per le fratture ossee. A questo proposito, è decisamente utile fare attenzione all’apporto alimentare di calcio e vitamina D, due micronutrienti essenziali per la salute dell’apparato scheletrico.

Come sarebbe opportuno fare per ogni programma dietetico, occorre selezionare delle fonti alimentari che si prestino positivamente al contesto considerato e alla salute generale della persona, optando, in questo caso, per un’alimentazione orientata verso i cibi vegetali naturalmente ricchi di calcio. Costituiscono fonti di calcio, a titolo di esempio, i semi di chia, gli ortaggi verdi, i legumi in generale, le mandorle e gli pseudocereali.

Per quanto concerne l’apporto di vitamina D, sebbene valga lo stesso discorso anche per il calcio, può essere una buona idea optare per alimenti fortificati. Sono infatti disponibili in commercio diverse tipologie di alimenti, come alcune versioni di cereali, intenzionalmente arricchiti di questi micronutrienti, al fine di accrescerne l’apporto giornaliero.

Per quanto concerne gli stati di ansia e insonnia che si accompagnano, molto spesso, all’ipertiroidismo, può essere utile ricorrere a tisane a base di erbe calmanti, come la camomilla e la melissa.

Cosa evitare in caso di ipertiroidismo

Una volta considerati gli alimenti consentiti, è il momento di fornire alcuni elementi sull’aspetto opposto e su cosa non mangiare con l’ipertiroidismo.

In maniera coerente con quanto indicato nel paragrafo precedente, è opportuno sottolineare che, in caso di ipertiroidismo, è buona norma eliminare dalla dieta gli alimenti che contengono iodio. A questo proposito, è preferibile evitare il consumo di sale iodato, prodotti ittici, prodotti caseari, carni insaccate e tuorlo d’uovo.

Allo stesso modo, è consigliabile eliminare i cibi industriali o consumarne con molta moderazione, prestando particolare attenzione alle etichette e verificando l’assenza di alcuni coloranti e conservanti contenenti iodio, quali, rispettivamente, l’eritrosina (E127) e l’agar-agar (E406). [5]

Al fine di non peggiorare gli stati di ansia eventualmente presenti in caso di ipertiroidismo, è opportuno limitare il consumo di bevande nervine, come il tè, il caffè o altre bevande contenenti caffeina.

Qualora l’ipertiroidismo che si intende tenere sotto controllo sia dovuto al morbo di Basedow-Graves, è opportuno escludere dalla dieta gli alimenti contenenti glutine. È infatti nota una correlazione tra l’assunzione continuativa di glutine e l’insorgenza delle patologie autoimmuni che, in quanto tali, prevedono una risposta aberrante del sistema immunitario e di cui la malattia di Basedow-Graves fa parte. [6] È quindi consigliabile escludere dall’alimentazione giornaliera cereali contenenti glutine, come farro, frumento, segale e orzo.

Per motivi di praticità, si conclude questo paragrafo con una tabella riassuntiva sugli alimenti da preferire e quelli da evitare.

Cibi consigliati Alimenti da preferire: Cibi sconsigliati Alimenti da evitare o ridurre:
Verdure crucifere Sale iodato
Carni bianche Pesci
Albume Molluschi e crostacei
Legumi secchi Prodotti caseari
Pseudocereali Carni rosse e insaccati
Riso Tuorlo
Frutta secca Cereali contenenti glutine
Frutta fresca Cibi industriali
Olio extravergine di oliva Caffè, tè
Erbe e spezie antinfiammatorie

Alghe e ipertiroidismo: quali mangiare e quali evitare

Come abbiamo avuto modo di vedere, per quanto lo iodio sia un elemento importante per la funzionalità tiroidea, un suo eccesso è stato ugualmente associato all’ipertiroidismo. Da questa premessa deriva la necessità di tenere sotto controllo l’alimentazione e di saper riconoscere gli alimenti che possano apportare iodio in eccesso. In questo contesto, un ruolo particolare è ricoperto dalle alghe commestibili che, in virtù della loro capacità di assorbire lo iodio liberato dalle rocce e dai sedimenti, costituiscono la maggiore fonte alimentare di questo minerale.

Il consumo di alghe commestibili è dovuto alle caratteristiche nutrizionali di queste, spaziando dalla ricchezza di vitamine e minerali, all’apporto proteico mediamente più alto rispetto ad altri alimenti di origine vegetale, fino alla presenza di acidi grassi essenziali. Alle alghe commestibili sono state attribuite diverse proprietà, come quelle antiossidanti, diuretiche e carminative.

Generalmente, le alghe vengono consumate attraverso il loro utilizzo come ingrediente di zuppe, insalate e frittelle e, in aggiunta, è piuttosto frequente il consumo dei relativi integratori, facilmente reperibili presso farmacie ed erboristerie. In definitiva, il consumo ormai alquanto diffuso di alghe fa in modo che sia abbastanza facile superare l’apporto consigliato di iodio di 150μg al giorno, rischiando, a lungo andare, di incorrere in conseguenze avverse.

Tuttavia, le alghe commestibili disponibili in commercio possono differire tra loro, oltre che per i relativi valori nutrizionali in generale, anche per il loro contenuto di iodio. A questo proposito, è opportuno valutare l’impatto che il consumo di alghe può avere sulla salute tiroidea. [7]

Tipologie molto note nell’ambito della cucina orientale sono costituite dalle alghe brune giapponesi di tipo wakame e kombu, alquanto diffuse tra i cultori delle diete vegane e vegetariane. In quanto alghe di origine marina, sia l’alga wakame che l’alga kombu sono ricche di iodio, non rendendosi, di conseguenza, indicate in caso di ipertiroidismo.

Tra le alghe commestibili, particolarmente note anche nel mondo dell’integrazione, rientra anche l’alga kelp, alla quale è stato attribuito, tra le altre proprietà, un ruolo nel controllo del peso. Allo stesso modo delle due tipologie menzionate in precedenza, anche l’alga kelp deve le sue origini agli ambienti marini, risultando ricca di iodio. Per questo motivo, anche l’alga kelp è generalmente controindicata in caso di ipertiroidismo.

Un discorso differente è da considerarsi per le alghe commestibili di acqua dolce, alla cui provenienza viene attribuito un contenuto inferiore di iodio. Tra le alghe in questione rientra l’alga klamath, la cui variante disponibile in commercio deriva dalle acque del lago omonimo. Questa alga deve alle sue origini selvatiche le ottime proprietà nutrizionali ad essa attribuite pur essendo, tuttavia, povera di iodio.

Rientra nella categoria in questione anche la ben nota alga spirulina, sebbene il suo contenuto di iodio dipenda principalmente dalle relative condizioni di coltivazione. A tal proposito, è buona norma accertarsi che la coltivazione del prodotto che si intende utilizzare avvenga in bacini di acqua dolce.

5 alimenti che aiutano in caso di ipertiroidismo

Entrando più nel dettaglio degli aspetti che correlano alimentazione e ipertiroidismo, può essere utile approfondire il ruolo di alcuni specifici alimenti, il cui consumo può aiutare a gestire l’ipertiroidismo.

1 Ravanelli: per limitare l’assorbimento dello iodio

Appartenendo al variegato gruppo delle crucifere, o brassicaceae, i ravanelli rientrano a pieno titolo tra gli alimenti da prediligere in caso di ipertiroidismo. Come riportato nel paragrafo relativo agli alimenti da inserire nella dieta giornaliera, questi prodotti della terra contengono delle sostanze in grado di limitare l’assorbimento dello iodio e, di conseguenza, la produzione degli ormoni tiroidei.

In quanto ricchi di acqua, fibra, vitamine e sali minerali, i ravanelli costituiscono, inoltre, un ottimo alleato per una sana alimentazione in generale, vantando, tra l’altro, interessanti proprietà antiossidanti, antimicrobiche e diuretiche. Al contrario di quanto si possa pensare, i ravanelli costituiscono un alimento alquanto versatile, da poter utilizzare, oltre che per condire la classica insalata verde, anche nell’arricchimento di risotti, zuppe e secondi piatti di carne bianca.

2 Ceci: piccole miniere di nutrienti

Preferibili nella versione secca poiché priva di sale aggiunto, i ceci sono una versatile e apprezzata tipologia di legumi. Essendo poveri di iodio, ma ricchi di sali minerali importanti per la funzionalità tiroidea, quali selenio e zinco, i ceci rientrano tra gli alimenti consentiti in caso di ipertiroidismo. Il profilo nutrizionale complessivo dei ceci fa in modo che essi siano un’ottima scelta alimentare da aggiungere, in ogni caso, alla dieta giornaliera. I ceci sono infatti ricchi di proteine, carboidrati complessi e fibra vegetale, rivelandosi, di fatto, delle piccole miniere nutrizionali.

Completano il quadro favorevole l’assenza di glutine, la bassa quantità di zuccheri e la presenza di altri micronutrienti rilevanti, quali calcio, magnesio e vitamine del gruppo B. Per quanto riguarda gli eventuali effetti avversi relativi al consumo di ceci, e di legumi in generale, occorre tener conto di eventuali problematiche pregresse a carico dell’intestino, sebbene la tollerabilità legata a questa tipologia di alimento sia, spesso, molto soggettiva.

3 Grano saraceno: per un’alimentazione povera di glutine

Restando nell’ambito delle fonti di carboidrati complessi, è la volta del grano saraceno, che si classifica come un’ottima scelta per la realizzazione di numerose preparazioni culinarie, quali primi piatti, insalate, o prodotti da forno ottenuti a partire dalla relativa farina. In quanto privo di glutine, il grano saraceno si rende adatto in caso di ipertiroidismo, in particolare se alla base di esso vi sia il morbo di Basedow-Graves.
Oltre che per l’assenza di glutine, il grano saraceno rappresenta un ottimo alimento in virtù del suo contenuto di micronutrienti, vantando un buon apporto di ferro, calcio e vitamine del gruppo B. Inoltre, il grano saraceno spicca per il suo contenuto di fibra e per il basso indice glicemico.

4 Olio di semi di lino: per combattere l’infiammazione di basso grado

Quando si parla di alimentazione è sempre opportuno porre l’accento sulle modalità di condimento delle pietanze, affinché il piatto finale ne risulti arricchito nelle sue caratteristiche nutrizionali. In questo contesto si inserisce un alimento, ancora oggi, poco conosciuto nelle sue molteplici proprietà. In quanto ricco di polifenoli e dotato di un ottimo rapporto omega-3/omega-6, l’olio di semi di lino costituisce un potente antinfiammatorio naturale, costituendo un alimento di prima scelta nella gestione dell’ipertiroidismo su base autoimmune e dell’infiammazione di basso grado che si accompagna ad esso. Per lo sfruttamento ottimale di tutte le sue proprietà, l’olio di semi di lino deve essere utilizzato rigorosamente a crudo e conservato in frigorifero, oltre che in recipienti di vetro scuro.

5 Semi di zucca: per la salute tiroidea e non solo

Classificandosi come una tipologia di semi oleosi, i semi di zucca costituiscono un’ottima scelta per gli spuntini salutari e nutrienti. La ricchezza in zinco, calcio e sostanze antiossidanti e antinfiammatorie, rende i semi di zucca una giusta opzione alimentare da inserire nella dieta per ipertiroidismo. Considerando le ulteriori proprietà ad essi associate, quali l’azione positiva sui valori di glicemia, colesterolo e pressione arteriosa, i semi di zucca si rendono adatti alla sana alimentazione in generale, contribuendo al mantenimento di uno stato di salute ottimale. Al di là del loro classico utilizzo come “stuzzichini”, i semi di zucca possono essere utilizzati come ingrediente da aggiungere ai prodotti da forno fatti in casa, oppure per donare un tocco di croccantezza alle insalate.

Bibliografia

  • [1] Cooper DS. Hyperthyroidism. Lancet. 2003 Aug 9;362(9382):459-68. doi: 10.1016/S0140-6736(03)14073-1. PMID: 12927435.
  • [2] Leung AM, Braverman LE. Consequences of excess iodine. Nat Rev Endocrinol. 2014 Mar;10(3):136-42. doi: 10.1038/nrendo.2013.251. Epub 2013 Dec 17. PMID: 24342882; PMCID: PMC3976240.
  • [3] Felker P, Bunch R, Leung AM. Concentrations of thiocyanate and goitrin in human plasma, their precursor concentrations in brassica vegetables, and associated potential risk for hypothyroidism. Nutr Rev. 2016 Apr;74(4):248-58. doi: 10.1093/nutrit/nuv110. Epub 2016 Mar 5. PMID: 26946249; PMCID: PMC4892312.
  • [4] Furman, David & Campisi, Judith & Verdin, Eric & Carrera-Bastos, et al., (2019). Chronic inflammation in the etiology of disease across the life span. Nature Medicine. 25. 1822-1832. 10.1038/s41591-019-0675-0.
  • [5] Pehrsson PR, Patterson KY, Spungen JH, Wirtz MS, Andrews KW, Dwyer JT, Swanson CA. Iodine in food- and dietary supplement-composition databases. Am J Clin Nutr. 2016 Sep;104 Suppl 3(Suppl 3):868S-76S. doi: 10.3945/ajcn.115.110064. Epub 2016 Aug 17. PMID: 27534627; PMCID: PMC5004500.
  • [6] Kassa, Woderyelesh & Memon, Raafia & Munir, Kashif. (2020). The Gluten- Grave’s Connection: Is There One? Endocrine and Metabolic Science. 1. 100048. 10.1016/j.endmts. 2020.100048.
  • [7] González A, Paz S, Rubio C, Gutiérrez ÁJ, Hardisson A. Human Exposure to Iodine from the Consumption of Edible Seaweeds. Biol Trace Elem Res. 2020 Oct;197(2):361-366. doi: 10.1007/s12011-019-01996-w. Epub 2019 Dec 10. PMID: 31820353.

Dott.ssa Gabriella Reggina

La Dott.ssa Gabriella Reggina è laureata in biologia presso l’Università Federico II di Napoli e ha proseguito gli studi post-laurea in materia di nutrizione e igiene degli alimenti. È iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi.

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