10 alimenti che possono creare problemi alla tiroide: quali sono e perché evitarli

La dieta per la tiroide va modulata a seconda della problematica da trattare. Vediamo quali sono 10 alimenti che andrebbero ridotti o evitati, caso per caso.

La tiroide è una ghiandola endocrina collocata nella zona anteriore del collo e costituita da due lobi, a loro volta collegati da un istmo e dalla forma che ricorda una farfalla. Produce le iodotironine tiroxina (T4) e triiodotironina (T3), e svolge importanti funzioni a livello del metabolismo e dello sviluppo.

10 alimenti da evitare con problemi alla tiroide

Come accade per tanti altri distretti corporei, anche questa ghiandola può essere coinvolta in alcuni processi patologici, che possono influenzare il benessere generale in modo più o meno marcato. Successivamente, ci concentreremo sul ruolo della dieta nella gestione di tali problematiche, ponendo l’accento sugli alimenti vietati, o comunque da ridurre nelle quantità di consumo. Come vedremo, alcuni cibi sono permessi o sconsigliati a seconda dei casi.

Che cosa fa male alla tiroide?

Un’alimentazione per la tiroide, che può dirsi specifica, deve essere stabilita a seconda della problematica da controllare e/o trattare. Un basso livello di iodotironine, in particolare, conduce al disordine noto come ipotiroidismo, che a sua volta può definirsi primario, se coinvolge la tiroide, o secondario, se coinvolge l’ipofisi o l’ipotalamo [1].

In presenza di ipotiroidismo, può rendersi utile ridurre l’apporto di sostanze che interferiscono con l’utilizzo dello iodio, e che limitano, quindi, la sintesi degli ormoni tiroidei. Tali componenti, che comprendono i composti cianogenici presenti in alcuni alimenti vegetali e gli isoflavoni della soia, vengono definiti goitrogeni o gozzigeni [2], in quanto possono determinare o peggiore un aumento volumetrico della tiroide, noto come gozzo. Vedremo, in seguito, quando è preferibile limitarne il consumo.

Una seconda condizione che può associarsi a ipotiroidismo conclamato è nota come tiroidite di Hashimoto, ed è una patologia infiammatoria su base autoimmune [3]. La gestione nutrizionale di questa patologia richiede, tra le altre cose, la forte riduzione degli alimenti pro-infiammatori, oltre che degli alimenti potenzialmente contaminati da metalli pesanti. Contestualmente alla dieta per tiroidite di Hashimoto, può rendersi necessario anche considerare l’apporto di iodio [4].

L’ipertiroidismo, invece, è una problematica che si associa alla produzione oltre la norma di ormoni tiroidei. Molto spesso, l’ipertiroidismo è dovuto al morbo di Basedow-Graves, anch’esso su base autoimmune [5]. Altre volte, la condizione deriva da noduli tiroidei o da condizioni infiammatorie a carico della ghiandola. La dieta per ipertiroidismo prevede la riduzione degli alimenti che apportano iodio, degli alimenti pro-infiammatori e delle bevande nervine.

10 alimenti che possono far male alla tiroide

Accennati gli aspetti generali, quali sono, dunque, gli alimenti da non mangiare con problemi alla tiroide? Vediamo 10 alimenti che possono creare problemi alla tiroide, tenendo conto però delle diverse condizioni [6,7].

1 Soia

Sulla base di alcune indagini, la soia rientrerebbe tra gli alimenti da escludere in caso di ipotiroidismo, in ragione del suo contenuto di isoflavoni. Queste sostanze, nello specifico, sembrano esercitare un’azione goitrogena, soprattutto se in un contesto pre-esistente di carenza di iodio. Tale limitazione andrebbe estesa anche agli alimenti che derivano dalla soia o che la contengono, quali tofu, tempeh, miso, yogurt di soia e salsa di soia. L’eliminazione della soia, tuttavia, non si rende necessaria in caso apporto ottimale di iodio (150 mcg/die).

2 Cavoli

I cavoli appartengono al più ampio gruppo delle crucifere e contengono delle sostanze note, nel complesso, come glicosidi cianogenici. Questi presentano un documentato effetto goitrogeno e risulterebbero dunque problematici in caso di ipotiroidismo. Tuttavia, visti i numerosi benefici che apportano alla salute, è preferibile ridurre il consumo di questo alimento, così come delle verdure crucifere in generale (verza, ravanelli, rucola, broccoli, cavoletti di Bruxelles, ecc.), solo in presenza di un deficit di iodio.

3 Alghe marine

Ormai note e utilizzate un po’ ovunque, le alghe marine sono un grande classico delle culture culinarie orientali. Tra le tipologie più classiche spiccano le alghe kombu, nori e wakame, di origini giapponesi, sebbene siano degne di nota anche altre tipologie più vicine a noi, come l’alga kelp, che cresce nei mari del Nord Europa. Proliferando in ambiente marino, queste alghe sono capaci di assorbire lo iodio rilasciato dalle rocce, divenendone particolarmente ricche. Utilizzate a scopo alimentare, le alghe costituiscono dunque una fonte importante di questo minerale.

In ragione di ciò, il consumo di alghe è fortemente sconsigliato in caso di ipertiroidismo, una problematica per la quale l’eccesso di iodio è controindicato. Una questione ulteriore, da considerare anche in presenza di ipotiroidismo e tiroidite di Hashimoto, è la potenziale presenza, all’interno delle alghe, di inquinanti ambientali come il mercurio, la cui assunzione può interferire con la funzionalità della tiroide.

4 Sale iodato

Il sale iodato è un normale sale da cucina a cui sono stati aggiunti dei sali di iodio (30 mg/kg). Si tratta di uno “strumento” di iodoprofilassi, mirato alla prevenzione, a livello nazionale e globale, delle patologie da carenza di iodio. L’utilizzo di sale iodato, in sostituzione al sale comune e/o ai sali di salgemma, viene consigliato in caso di ipotiroidismo, seppur rispettando i limiti giornalieri di 5g/die. Al contrario, il suo consumo viene sconsigliato in caso di ipertiroidismo, per il quale è prevista una dieta povera di iodio.

5 Cereali contenenti glutine

Il glutine è un complesso proteico presente in diversi cereali di uso più o meno comune, quali frumento, farro, kamut e orzo, ma anche segale, bulgur, cous cous, triticale e loro derivati. Per questioni legate alla permeabilità intestinale, allo stato di infiammazione, oltre che alla similitudine strutturale esistente tra il glutine stesso e i tessuti tiroidei (mimetismo molecolare), l’apporto degli alimenti che contengono tale sostanza viene talvolta sconsigliato in caso di tiroidite di Hashimoto.

6 Miglio

Il miglio è un cereale naturalmente privo di glutine, utilizzato per svariate ricette “alternative”. Pur trattandosi di un alimento ricco di sostanze benefiche per la salute umana, il suo consumo viene comunque sconsigliato in caso di carenza di iodio, in ragione del suo potenziale goitrogeno.

7 Caffè

Il consumo di caffè, così come di tutte le altre bevande contenenti caffeina, potrebbe impattare in modo peggiorativo su uno stato di ansia e insonnia già presente. Per questo motivo, è preferibile ridurlo fortemente o eliminarlo in caso di ipertiroidismo. Nei pazienti con ipotiroidismo, inoltre, il caffè può interferire con l’assorbimento intestinale della levotiroxina in compresse, laddove la terapia venga effettuata poco prima di consumare la bevanda.

8 Crostacei

Considerando il relativo apporto di iodio, il consumo di crostacei può essere inserito nella dieta settimanale del paziente ipotiroideo, mentre è preferibile ridurli o eliminarli in presenza di ipertiroidismo.

9 Cibi industriali

Tra i cibi dannosi per la tiroide, così come per la salute in generale, rientrano senza dubbio i cibi industriali. In ragione della relativa composizione (grassi e zuccheri in eccesso) e lavorazione (ad alte temperature), questi prodotti sono ricchi di alcune sostanze, note come prodotti finali della glicazione avanzata (AGEs), e che si formano quando proteine e grassi si combinano con gli zuccheri. Gli AGEs si correlano a un aumento dello stress ossidativo e dei marcatori pro-infiammatori, e vanno dunque evitati in caso di tiroidite di Hashimoto e morbo di Basedow-Graves.

10 Zuccheri semplici

Oltre che correlarsi alla produzione di prodotti finali della glicazione avanzata (AGEs), un eccessivo apporto di zuccheri semplici si associa a una iperstimolazione dell’insulina, con risvolti negativi in termini di infiammazione cronica di basso grado. Il consumo eccessivo di zuccheri semplici, e degli alimenti che ne contengono in quantità elevate, andrebbe ridotto contestualmente a tiroidite di Hashimoto e morbo di Basedow-Graves.

Dott.ssa Gabriella Reggina

La Dott.ssa Gabriella Reggina è laureata in biologia presso l’Università Federico II di Napoli e ha proseguito gli studi post-laurea in materia di nutrizione e igiene degli alimenti. È iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi.

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