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Zenzero e pressione alta: come agisce e perché aiuta

Ultima modifica: 16 aprile 2018

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Zenzero e pressione alta dati scientifici

Da secoli utilizzato e conosciuto in Asia, lo zenzero è finito anche sotto la lente della scienza occidentale. Ma può davvero essere utilizzato per diminuire la pressione arteriosa? Vediamoci chiaro, facendo il punto su quello che ci racconta la ricerca.

Lo zenzero (Zingiber officinale Roscoe, Zingiberaceae) è uno dei condimenti più usati al mondo. Si tratta di una pianta erbacea perenne, originaria dell’India, dove oggi viene coltivata in modo estensivo. Con il tempo, la sua coltivazione si è diffusa anche in Cina, Sud-Est Asiatico, Filippine, Australia, nelle regioni tropicali dell’Africa e anche in Giamaica. 

Il nome zenzero ha origini antiche: deriva dal sanscrito srngaveram, che significa “radice cornuta” a causa della sua forma tipica. L’origine della pianta in sé, invece, è ancora più lontana e nebulosa: sembra infatti che lo zenzero non cresca spontaneamente. Non esiste infatti la variante “selvatico”, non coltivata dall’uomo, come avviene invece per molte altre erbe. Dove sia comparso per la prima volta, dunque, rimane un interessante quesito botanico ancora da risolvere.

Ampiamente utilizzato nella medicina tradizionale cinese, lo zenzero viene considerato una pianta con caratteristiche quasi divine. Secondo quanto scritto nel primo grande manuale erboristico cinese, il “Pen TsaoChing”, infatti, questa pianta consumata fresca era in grado di purificare l’alito, eliminando gli odori sgradevoli dal corpo: così facendo, la persona che la consumava, una volta depurata, poteva mettersi in contatto con le divinità.

Recentemente, anche la medicina occidentale ha cominciato a interessarsi allo zenzero, sebbene naturalmente, senza considerarla un ingrediente divino o magico. La parte utilizzata in medicina è il rizoma, ovvero la radice, dotata delle caratteristiche ramificazioni a forma di dita. Le oleoresine presenti nel rizoma contengono diversi componenti con attività biologica, tra cui il gingerolo, responsabile del tipico odore piccante, gli shogaoli e lo zingerone.

È il gingerolo, l’ingrediente più abbondante (costituisce il 25% delle sostanze presenti nel rizoma), a essere dotato delle maggiori proprietà farmacologiche e fisiologiche. Questa pianta è stata utilizzata per secoli nella terapia di disturbi come raffreddore, nausea, artrite e ipertensione. Sono molti gli studi che hanno indagato le proprietà farmacologiche, chimiche e mediche dello zenzero, ma ancora molto resta da fare, soprattutto per comprendere come le sostanze contenute nel rizoma possano agire a livello molecolare e cellulare nel nostro organismo.

Come agisce lo zenzero sulla pressione?

Recentemente, lo zenzero ha attirato l’attenzione della comunità scientifica per le sue presunte potenzialità nella terapia di diverse patologie cardiovascolari, tra cui l’ipertensione. Alcuni studi hanno preso in esame la sua azione antiossidante e la sua azione antinfiammatoria. Inoltre, gli studiosi hanno valutato le potenzialità dello zenzero nella riduzione della pressione sanguigna in vitro e in modelli animali. In particolare, i benefici dello zenzero sulla pressione alta si avrebbero grazie ad alcuni effetti sinergici, diretti e indiretti. Approfondiamoli di seguito.

✓ Azione vasodilatatoria

Uno studio del 2005 svolto sui topi ha dimostrato come l’estratto di zenzero sia in grado di ridurre la pressione arteriosa, in modo dose-dipendente: ovvero, la riduzione della pressione è tanto maggiore, quanto superiore è la quantità di zenzero somministrata agli animali. Sembra infatti che questa pianta sia in grado di rilassare i muscoli che circondano i vasi sanguigni, rendendo più facile lo scorrimento del sangue e riducendo quindi la pressione arteriosa. Si parla in questo caso di azione vasodilatatoria dello zenzero.

✓ Riduzione del colesterolo ldl

Uno studio meno recente ha evidenziato come l’assunzione di estratto di zenzero sia associata a una riduzione del colesterolo LDL (il colesterolo dannoso, per intenderci) e dei danni da aterosclerosi, a livello dei vasi sanguigni: anche in questo caso, si tratta di esperimenti svolti su un modello animale, in particolare sui topi. Questo risultato è senza dubbio interessante. Un aumento del colesterolo LDL è infatti associato a una maggiore probabilità di andare incontro a ipertensione, patologia che provoca diversi disturbi cardiovascolari.

Inoltre, conigli alimentati con una dieta ricca di grassi, ma trattati con un estratto di zenzero, risultavano protetti dall’aterosclerosi e dallo sviluppo di placche di colesterolo che danneggiavano i vasi sanguigni.

Per quanto riguarda l’effetto dello zenzero sull’uomo, nel 2008 uno studio controllato e in doppio cieco ha dimostrato che l’assunzione di capsule di zenzero (3 grammi al giorno) ha avuto effetti positivi su pazienti volontari, che erano ricoverati in cliniche cardiache iraniane. I pazienti coinvolti sono stati suddivisi in due gruppi:

  • il primo gruppo ha assunto le capsule di zenzero (3 grammi al giorno per 45 giorni)
  • il secondo gruppo è stato trattato con un placebo, per la stessa durata (45 giorni).

Al termine dello studio, i pazienti che avevano assunto lo zenzero avevano livelli di colesterolo LDL e trigliceridi nel sangue inferiori in modo significativo rispetto a quanto osservato in coloro che avevano assunto il placebo.

Un particolare interessante è che, nei soggetti che avevano assunto lo zenzero, i livelli di colesterolo HDL nel sangue erano superiori rispetto agli altri. Perché si tratta di un risultato degno di nota? La risposta sta nel fatto che il colesterolo HDL è considerato “buono” al contrario di quello LDL, che invece è associato a ipertensione e altri disturbi cardiovascolari. In altre parole, si potrebbe affermare che la pianta favorisca la presenza di “colesterolo protettivo”, riducendo quella del grasso pericoloso.

✓ Azione antiaggregante

Lo zenzero sembra inoltre essere dotato di attività anti-aggregazione piastrinica. Le piastrine sono i componenti del sangue che intervengono in caso di ferite: il loro ruolo è quello di aggregarsi tra loro, formando un vero e proprio tappo, che blocca la fuoriuscita del sangue dai vasi.

Tuttavia, quando questo fenomeno non è regolato correttamente dall’organismo, le piastrine possono accumularsi in maniera anomala e bloccare il normale flusso del sangue, causando disturbi cardiovascolari anche gravi, come ictus o infarto cardiaco.

Uno studio del 2006 mostra come la combinazione di zenzero con un farmaco antiaggregante abbia un effetto positivo sia su volontari sani, che su persone affette da ipertensione.

Altri benefici dello zenzero

Dopo aver visto in che modo lo zenzero agisce sulla pressione, vediamo quali sono gli altri benefici che offre alla salute. Assunto con l’alimentazione, questa radice e i suoi componenti attivi vengono accumulati soprattutto a livello dell’apparato gastrointestinale. Non sorprende, quindi, che la sua azione principale sia proprio legata alla digestione.

  • Antinausea: l’uso più comune, sin dall’antichità, è quello contro la nausea. Questo effetto sembra essere confermato da alcuni studi. Lo zenzero viene consigliato nella nausea da gravidanza, dopo un’operazione chirurgica o in caso di chemioterapia. Tuttavia, il meccanismo attraverso cui la pianta ha questo effetto è ancora sconosciuto e la prudenza è quindi d’obbligo, soprattutto in gravidanza;
  • Antiossidante: secondo alcuni studi, lo zenzero agisce a livello cellulare riducendo lo stress ossidativo e la produzione di ossido nitrico, agente prodotto in risposta ad alcuni stimoli stressanti, e che è coinvolto nel provocare danni al DNA. Danni che, a lungo andare, possono dare origine a diverse patologie.
  • Antinfiammatorio: l’estratto di zenzero applicato sulla cute infiammata (non ferita) è in grado di ridurre infiammazione, gonfiore e dolore. Anche se non sono disponibili dati definitivi e i risultati di diversi studi sono in contrasto tra loro, secondo alcuni scienziati lo zenzero potrebbe avere un ruolo nel diminuire l’infiammazione a livello delle articolazioni, in alcune forme di artrite;
  • Asma: alcune componenti del rizoma hanno mostrato di avere un ruolo positivo nella prevenzione e nella terapia di alcune forme di asma allergica;
  • Diabete: diversi studi in vitro hanno mostrato un possibile ruolo di gingerolo e shogaoli come antidiabetici. Anche in questo caso, prima di parlare di un utilizzo sugli esseri umani, saranno necessari altri studi più approfonditi;

Consigli su come usare lo zenzero per ottenere benefici

Le disposizione generali della Commission E relativi ai quantitativi di zenzero da utilizzare per ottenere benefici sono i seguenti:

  • Rizoma secco: 2-4 grammi;
  • Rizoma in polvere: 0,25-1 gr, tre volte al giorno;
  • Decotto: 0,25-1 gr in 150 ml di acqua, tre volte al giorno;
  • Estratto fluido 1:1 (g/ml): 0,25-1 ml, tre volte al giorno;
  • Tintura madre 1:5 (g/ml): 1,25-5 ml, tre volte al giorno.

La radice fresca può essere consumata nella misura di 15/20 gr al giorno mentre gli estratti standardizzati vanno assunti secondo le indicazioni riportate in confezione. Sono centinaia le ricette in cui questa spezia (principalmente fresca o in polvere) può essere applicata alla nostra alimentazione: dalle tisane allo zenzero, al condimento per primi o secondi gustosi, il suo uso in cucina è davvero illimitato. L’unico confine è il vostro gusto e la vostra fantasia!

Per saperne di più sugli usi di questa spezia in cucina, date un’occhiata alla nostra guida completa: Come utilizzare lo zenzero in cucina.


In commercio, lo zenzero è disponibile in diversi formati: in polvere, in capsule, sottoforma di tisana, come olio essenziale per la profumazione di ambienti o l’uso sulla pelle. Nel caso in cui scegliate di consumare un prodotto specifico, leggete attentamente le istruzioni e, in ogni caso, non dimenticate di consultare il vostro medico di fiducia per valutare possibili interazioni con eventuali terapie farmacologiche in corso.

Controindicazioni e interazioni dello zenzero

Sebbene lo zenzero sia generalmente considerato una pianta non tossica e quindi sicura, oggi non si conosce ancora nel dettaglio il suo meccanismo di azione a livello molecolare e cellulare. Per questo motivo, l’utilizzo in campo medico deve essere prudente. Una buona regola è sempre quella di lasciar perdere il fai da te e consultare il medico prima di assumerlo con regolarità, soprattutto se si fa uso di farmaci di qualsiasi tipo.
Tuttavia, segnaliamo che l’uso è sconsigliato in caso di allergia ad alcune delle sue componenti e durante una terapia a base di antiaggreganti, poiché, data la sua proprietà fluidificante del sangue, potrebbe amplificarne gli effetti e aumentare il rischio di emorragie.

Conclusione

In sintesi, lo zenzero aiuta ad abbassare la pressione poiché svolge un’azione vasodilatatoria, aiuta a ridurre i livelli di colesterolo LDL e riduce l’aggregazione piastrinica. Tuttavia, gli studi di cui abbiamo parlato utilizzavano estratto di zenzero ad alte concentrazioni, realizzato in modo specifico per la sperimentazione in laboratorio. Certamente lo zenzero aiuta nella riduzione della pressione, ma ricordiamo che da solo non rappresenta una cura definitiva e va sempre assunto in un regime alimentare controllato e uno stile di vita sano, per favorire l’abbassamento della pressione e, più in generale, il mantenimento di un buono stato di salute.

Se volete saperne di più, farci delle domande, o condividere la vostra esperienza con lo zenzero e il suo uso, lasciate un commento qui sotto.

Consulenza scientifica e redazionale a cura di Valentina Torchia, biotecnologa medica

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