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Dieta senza scorie: di cosa si tratta, a cosa serve e come farla correttamente

Ultima modifica:12 Ottobre 2021

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La dieta a basso residuo, o dieta senza scorie è una dieta povera di fibre, utile ai fini diagnostici e terapeutici ed è importante conoscerne la corretta applicazione. Vediamo cos’è e come funziona.

La dieta a basso residuo è un regime alimentare particolarmente povero di scorie (come vedremo in seguito, per “scorie” si intendono principalmente le fibre). Prestandosi efficacemente alla gestione di specifiche condizioni cliniche, la dieta a basso residuo è da considerarsi un approccio dietetico transitorio. La durata del trattamento è tendenzialmente breve, sebbene possa variare a seconda delle esigenze individuali.

Nutrizionista prescrive dieta a basso residuo

Nei paragrafi che seguono verranno introdotti maggiori dettagli sul significato di dieta a basso residuo e sulle relative modalità di applicazione. In particolare, verrà posto l’accento sugli aspetti diagnostici e patologici per i quali la riduzione di scorie alimentari risulta utile. Seguiranno, dunque, delle indicazioni puramente pratiche sulla dieta a basso residuo e sugli alimenti che la caratterizzano. Infine, verranno considerati i possibili rischi per la salute ad essa associati.

Cos’è e come funziona la dieta senza scorie

Come accennato nella parte introduttiva, la dieta senza scorie è un approccio dietetico che limita fortemente l’introito delle scorie alimentari. Tali sostanze compongono, in parte, alcune tipologie di alimenti e, una volta introdotte nell’organismo mediante i pasti, non vengono sottoposte ai processi digestivi. Dunque, le scorie restano nel tratto gastrointestinale, contribuendo alla massa delle feci. [1]

Sebbene in questo contesto debbano essere considerati diversi gruppi alimentari, una dieta povera di scorie si identifica, essenzialmente, con una dieta povera di fibra alimentare. Questo termine racchiude un insieme piuttosto eterogeneo di componenti vegetali, la cui struttura chimica risulta essere resistente all’azione degli enzimi digestivi umani. Nel loro insieme, le fibre svolgono, all’interno dell’organismo umano, diverse e importanti funzioni, vantando molteplici benefici per la salute.

Fermi restando tali benefici, i quali verranno discussi in seguito con maggiore dettaglio, può rendersi necessario apportare delle modifiche momentanee all’alimentazione giornaliera, diminuendo drasticamente l’introito di fibra vegetale (< 10 g/die). Il fine principale di tali modifiche consiste nel ridurre al minimo l’attività intestinale. Per motivi di chiarezza, è utile specificare che, talvolta, le terminologie “dieta a basso residuo”, “dieta povera di scorie” e “dieta povera di fibre” sono utilizzate per indicare lo stesso regime dietetico.

Quando il medico può consigliare una dieta povera di fibre?

Sebbene vi siano, ad oggi, delle controversie circa l’applicazione della dieta a basso residuo e, in particolare, sulla definizione di alcuni aspetti quantitativi ad essa inerenti, questo regime dietetico sembra rendersi adatto in corrispondenza di alcuni stati patologici a carico del sistema gastrointestinale. In particolare, le attuali pratiche cliniche suggeriscono l’applicazione della dieta a basso residuo nelle recidive delle malattie infiammatorie intestinali (morbo di Crohn, colite ulcerosa), della sindrome del colon irritabile (IBS) e della diverticolite. [2] In questi casi, la dieta a basso residuo viene portata avanti per tutti i giorni di fase acuta, fino al miglioramento delle condizioni intestinali.

La dieta senza scorie sembra essere indicata anche nel periodo post-operatorio relativo ad alcuni interventi chirurgici sul tratto intestinale, così come nella fase preparatoria che precede alcuni esami diagnostici. Al fine di ripulire l’intestino dalla materia fecale, potrebbe infatti rendersi utile seguire un’alimentazione a basso introito di fibre nelle ore che precedono la colonscopia.

A tal proposito, sembra che la dieta a basso residuo sia maggiormente tollerata dai pazienti rispetto al tipo di alimentazione che, in genere, caratterizza la fase preparatoria di questo esame diagnostico. In aggiunta, la somministrazione della dieta a basso residuo nelle ore precedenti la colonscopia sembra non alterare la qualità della fase di preparazione, consentendo la buona riuscita dell’esame. [3]

In ogni caso, la dieta a basso residuo viene applicata per intervalli di tempo non troppo lunghi, coprendo i tempi strettamente necessari al suo scopo, sia esso terapeutico o diagnostico. Quando non più necessaria, la dieta a basso residuo viene quindi interrotta, procedendo alla graduale reintroduzione delle fibre vegetali.

Qualunque sia il fine per il quale si rende consigliabile adottare una dieta a basso residuo, è buona norma attenersi alle indicazioni fornite dai professionisti della salute, con particolare riferimento al medico gastroenterologo e al biologo nutrizionista. La stretta collaborazione tra le due figure professionali rappresenta, tra l’altro, un valore aggiunto.

Dieta senza scorie: cibi concessi e cibi vietati

Dopo aver visto, nella teoria, come funziona la dieta senza scorie, è il momento di vedere nella pratica cosa mangiare e cosa evitare in questo regime alimentare. Pur essendo la tollerabilità di alcuni alimenti un aspetto alquanto individuale, esistono infatti delle linee generali a cui poter fare riferimento, al fine di strutturare una dieta con poche fibre.

Cibi consentiti

Partendo dai cibi consentiti, è possibile soddisfare il fabbisogno proteico soggettivo consumando pesci magri e carni bianche, o comunque delle fonti animali molto povere di grassi. Sebbene siano parte integrante di alimenti senza fibre, i grassi animali dovrebbero essere ridotti ai fini di una migliore riuscita del trattamento.

In assenza di intolleranza al lattosio, è possibile consumare una modesta quantità di formaggi non soggetti ai processi di fermentazione (es.: scamorza e ricotta vaccina), così come latte scremato e yogurt greco senza aggiunte di zuccheri e/o frutta.

Per quanto riguarda le uova, esse rientrano tra i cibi consentiti purché non sottoposte a frittura.

Le fonti glucidiche raffinate sono consentite, poiché rientranti tra i cibi poveri di fibre. È dunque concesso consumare, nelle giuste quantità, pane bianco, riso bianco brillato e pasta, così come crackers e fette biscottate.

Allo stesso modo, è consentito condire i cibi con le quantità adeguate di olio extravergine di oliva, da utilizzare rigorosamente a crudo.

Relativamente alla frutta, è possibile consumarne una piccola quantità, limitando la scelta a poche tipologie (es. banane) e prestando particolare cura alla rimozione della buccia e dei semi. In linea di massima, la cottura (dove possibile) e lo stato di maturazione avanzato rendono la frutta più adatta a questo tipo di alimentazione. I succhi di frutta possono essere consumati con moderazione, purché non contengano polpa. A questo proposito, è preferibile ricorrere all’utilizzo di una centrifuga anziché di un estrattore di succo.

Relativamente agli altri prodotti della terra, è possibile consumare, con moderazione, le patate bollite e del tutto prive di buccia. Infine, è consentito il consumo di camomilla e tisane, purché non siano dotate di un effetto lassativo.

Cibi da evitare

Per quanto concerne i cibi da evitare, essi comprendono tutte le fonti glucidiche integrali, i legumi e le verdure, così come i dolciumi, le carni grasse, i fritti in generale e i formaggi stagionati.

Allo stesso modo, sono da evitare la frutta secca a guscio, la frutta essiccata e, nel complesso, la frutta cruda comprensiva di buccia, semi e filamenti. È inoltre consigliabile evitare il consumo di salse piccanti, spezie e cioccolato, così come di alcolici, bevande gasate, tè non deteinato e caffè non decaffeinato. In generale, le bevande molto fredde sono sconsigliate.

Una volta terminato il periodo di trattamento, è buona norma che il reinserimento delle fibre vegetali avvenga in modo graduale, sia in termini di tipologia delle fonti alimentari scelte, sia in termini di quantità. A questo proposito, è consigliabile partire da piccole porzioni di frutta e verdura con poche fibre, per poi ampliare le possibilità di scelta.

Per una visione di insieme circa gli alimenti da prediligere e da evitare nel corso di una dieta senza scorie, si rimanda alla tabella sottostante.

Cibi consigliati Alimenti permessi: Cibi sconsigliati Alimenti vietati:
Cereali e derivati raffinati Cereali e derivati integrali
Carni magre Legumi
Pesci magri Verdure e ortaggi (tranne quelli consentiti)
Uova (non fritte) Frutta secca a guscio e frutta essiccata
Latte scremato, yogurt greco bianco, formaggi non fermentati (se non intolleranti al lattosio) Frutta fresca cruda con semi e buccia (tranne quella consentita)
Olio extravergine di oliva Carni grasse e pesci grassi
Banane mature Formaggi stagionati
Centrifugati ben filtrati Dolciumi, cioccolato
Patate bollite senza buccia Salse piccanti, spezie
Camomilla, tisane (non lassative) Alcolici, bevande gasate, tè non deteinato, caffè non decaffeinato

I metodi di cottura ideali

Nella gestione di una dieta povera di fibre, la cottura rappresenta un aspetto importante da considerare. In linea generale, è importante ridurre al minimo l’assunzione di sostanze tossiche derivanti da alcuni metodi di cottura e che, in ragione dello scarso introito di fibra, non possono essere espulse al meglio dall’organismo.

È quindi preferibile evitare, oltre alla frittura già menzionata in precedenza, altri metodi aggressivi come la grigliatura, ricorrendo, invece, alla bollitura e alla cottura al vapore. Questo criterio dovrebbe essere applicato a tutti i cibi, con particolare attenzione alla fase di reinserimento delle verdure.

Esempio pratico della dieta senza scorie

Dopo aver trattato, in maniera generale, dell’alimentazione da seguire nel corso di una dieta a basso residuo, può essere utile considerarne un esempio pratico. Prima di passare ad uno prototipo di dieta suddivisa per pasti, è importante specificare che le singole scelte devono essere inserite nel contesto di uno schema più ampio e variabile, tenendo conto delle esigenze nutrizionali soggettive.

A tal proposito, è consigliabile affidarsi a un professionista della salute, al fine di non incorrere in carenze o squilibri nutrizionali. Detto ciò, vediamo un esempio pratico di dieta a basso residuo.

Colazione

  • 1. yogurt greco bianco (anche nella versione senza lattosio) + riso soffiato + caffè decaffeinato;
  • 2. uova strapazzate (non fritte) + pane bianco + caffè decaffeinato.

Spuntino:

  • 1. Crackers (non integrali);
  • 2. Una banana matura.

Pranzo:

  • 1. Riso bianco + bresaola + olio extravergine di oliva;
  • 2. Patate bollite (senza buccia) + petto di pollo + olio extravergine di oliva.

Merenda:

  • 1. Centrifugato di arance ben filtrato;
  • 2. Fette biscottate (non integrali).

Cena:

  • 1. Pane bianco + orata al vapore + olio extravergine di oliva;
  • 2. Pane bianco + coniglio stufato (a cottura lenta) + olio extravergine di oliva.

I possibili rischi per la salute

Nella parte relativa ai principi di funzionamento della dieta a basso residuo, si è accennato all’importanza globale della fibra per la salute umana. Può essere ora interessante entrare più nel dettaglio delle funzioni e dei benefici associati alla fibra vegetale, considerando, infine, i possibili rischi associati alla sua carenza protratta nel tempo.

La fibra vegetale conferisce volume alla dieta giornaliera, riducendo il senso di appetito; inoltre, nel corso dei processi digestivi, la fibra è in grado di rallentare l’assorbimento del glucosio, migliorando i picchi glicemici; la fibra agisce, tra l’altro, sui livelli di colesterolo “cattivo”, riducendo il rischio cardiovascolare; la fibra migliora la motilità intestinale e aggiunge volume alle feci, alleviando la costipazione; infine, la fibra stimola la produzione di componenti preziosi per la salute del colon, quali delle sostanze note come acidi grassi a catena corta. [4]

Poiché basata sulla drastica riduzione di fibra, la dieta a basso residuo, se utilizzata oltre il tempo necessario, priverebbe l’organismo umano dei benefici appena elencati. Nella pratica, l’utilità di questo regime dietetico si svolge su periodi decisamente brevi, senza intaccare quella che è l’importanza della fibra per la salute globale dell’organismo.

Lo stesso criterio è da applicarsi all’apporto delle vitamine e dei sali minerali contenuti negli alimenti vegetali, il cui introito nel corso di una dieta a basso residuo è, per ovvi motivi, limitato.

In definitiva, è buona norma affidarsi alla supervisione del medico e di un professionista della nutrizione, al fine di non esporsi ad inutili rischi. Inoltre, qualora fosse necessario, queste figure potranno suggerire la giusta integrazione.

Una dieta senza scorie è utile per dimagrire?

La dieta senza scorie, o comunque una dieta molto povera di scorie o fibre, è un approccio dietetico a scopo esclusivamente diagnostico e, nel contesto di alcuni stati patologici acuti, curativo. Il suo utilizzo ai fini dimagranti è quindi assolutamente controindicato.

Oltre ad essere dannoso sul lungo periodo, eliminare le fibre dalla dieta nel corso di un regime alimentare ipocalorico, e quindi mirato alla perdita di peso corporeo, può essere addirittura controproducente. In condizioni di buona salute gastrointestinale, come già esposto nel paragrafo precedente, il corretto apporto giornaliero di fibra contribuisce infatti al senso di sazietà, facilitando la gestione ottimale dei tempi che intercorrono tra i pasti.

Inoltre, la fibra partecipa alla corretta gestione dei macronutrienti, modulando l’assorbimento degli zuccheri e dei grassi. [5] Appare dunque evidente quanto il corretto apporto di fibra sia imprescindibile dal corretto svolgimento di una dieta a fini dimagranti.

Bibliografia

  • [1] Sorathia AZ, Sorathia SJ. Low Residue Diet. [Updated 2020 May 13]. In: StatPearls [Internet]. Treasure Island (FL): StatPearls Publishing; 2021 Jan-.
  • [2] Vanhauwaert E, et al. Low-residue and low-fiber diets in gastrointestinal disease management. Adv Nutr. 2015 Nov 13;6(6):820-7. doi: 10.3945/an.115.009688. PMID: 26567203; PMCID: PMC4642427.
  • [3] Gómez-Reyes E, et al. A low-residue diet before colonoscopy tends to improve tolerability by patients with no differences in preparation quality: a randomized trial. Surg Endosc. 2020 Jul;34(7):3037-3042. doi: 10.1007/s00464-019-07100-6. Epub 2019 Sep 3. PMID: 31482360.
  • [4] Dhingra D, et al. Dietary fibre in foods: a review. J Food Sci Technol. 2012 Jun;49(3):255-66. doi: 10.1007/s13197-011-0365-5. Epub 2011 Apr 12. PMID: 23729846; PMCID: PMC3614039.
  • [5] Slavin JL. Dietary fiber and body weight. Nutrition. 2005 Mar;21(3):411-8. doi: 10.1016/j.nut.2004.08.018. PMID: 15797686.
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