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Dieta Low FODMAP: cos’è, quali cibi evitare e perché aiuta in caso di Colon Irritabile

Ultima modifica: 19 dicembre 2018

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La dieta a basso contenuto di FODMAP viene raccomandata a coloro che soffrono della Sindrome del Colon Irritabile o di disturbi funzionali gastrointestinali. Vediamo insieme di cosa si tratta e come va strutturata.

La dieta low FODMAP, divulgata da Peter Gibson e da Susan Sheperd della Monash University di Melbourn già dal 2006, viene ormai ampiamente accettata come dietoterapia nei pazienti affetti da disturbi gastrointestinali, come la Sindrome del Colon Irritabile o IBS (Irritable Bowel Syndrome).

Insieme di alimenti a basso contenuto di fodmap

La patofisiologia dell’IBS non è ancora bene elucidata e le opzioni di trattamento risultano limitate, perlopiù a causa dell’eterogeneità della sintomatologia della popolazione che ne soffre. Ad ogni modo 2 pazienti su 3 riportano disturbi associati al consumo di determinati cibi. Nonostante i meccanismi patogenici siano ancora oggetto di studio, è ormai noto che questi portino ad un’alterata motilità intestinale, come diarrea e/o costipazione, iperfermentazione a livello del colon, malassorbimento di carboidrati con conseguente fermentazione da parte del microbiota intestinale, produzione di gas e distensione addominale.

La causa è dovuta all’ingestione di carboidrati a basso peso molecolare (“di piccola taglia”), non assorbibili dall’intestino tenue, in grado di richiamare liquidi per effetto osmotico e fermentabili dai batteri intestinali. Dunque un approccio dietetico a basso contenuto di questa tipologia di carboidrati può essere proposta come terapia di prima scelta per ridurre il fastidio all’intestino.

Dieta Low FODMAP: di cosa si tratta

Come indica il nome stesso della dieta, questo regime dietetico si basa sull’esclusione di carboidrati indicati nell’acronimo FODMAP, che sta per Fermentable Oligo-, Di- and Mono- saccharides And Polyols, ossia monosaccaridi, disaccaridi, oligosaccaridi e polioli fermentabili. Più nello specifico, le categorie di “cibi che fermentano“, e quindi da evitare, sono:

  • Fruttani: oligosaccaridi contenuti in frumento, cipolla, aglio, carciofi. Il nostro organismo manca degli enzimi adibiti alla loro digestione;
  • Galattani: oligosaccaridi contenuti particolarmente nei legumi. Anch’essi non digeriti;
  • Lattosio: disaccaride, la cui scissione in galattosio e glucosio è a carico della lattasi, enzima inducibile ben espresso nei neonati ma che può venire a mancare durante la crescita fino alla fase adulta (anche a seconda dell’etnia), non permettendone più la digestione;
  • Fruttosio: monosaccaride, il cui assorbimento è accompagnato a quello del glucosio. Se presente in alte concentrazioni, come nei succhi di frutta, o in eccesso rispetto al glucosio, come in alcuni frutti ad esempio in mango o fichi, o nel miele, il fruttosio è malassorbito, richiamando acqua nel lume intestinale.

Quest’intervento dietetico prevede lo sviluppo di tre fasi che si susseguono una dopo l’altra. Vediamo quali sono nello specifico.

1 La fase di eliminazione

La prima fase consiste nell’esclusione degli alimenti che possono fermentare, compresi nelle categorie sopra elencate. Ha una durata variabile dalle 4 alle 6 settimane fino alla scomparsa dei sintomi di cui soffre il paziente. Questo periodo prevede l’eliminazione totale (o quasi) di tutti questi alimenti la cui digestione risulta difficoltosa alterando la normale funzionalità intestinale. Lo scopo è quello di “assopire” tali risposte che sono indotte, in realtà, dal continuo ed eccessivo consumo di tali alimenti incriminati piuttosto che dall’alimentazione sporadica di questi cibi. Non si sta parlando infatti di allergie con coinvolgimento del sistema immunitario.

2 La fase di reinserimento

Questa seconda fase è in realtà la più delicata perché se non eseguita correttamente (per questo il paziente va affiancato da un professionista esperto di Low Fodmap Diet) rischia di vanificare i sacrifici delle settimane precedenti. Come detto sopra, dato che non si tratta di una risposta allergenica ma piuttosto di una risposta cumulativa, ossia dovuta ad un sovraccarico intestinale, la reintroduzione ben studiata di alcuni alimenti con conseguente monitoraggio serve a ristabilire la tolleranza perduta.

Infatti la stesura di un diario alimentare con l’inserimento dei pasti eseguiti nell’arco della giornata e gli eventuali sintomi avvertiti, serve ad individuare gli alimenti che maggiormente comportano i disturbi di cui soffre il paziente, discriminando quelli che, in realtà, sono ben o moderatamente tollerati ma che contribuiscono, se assunti insieme ai precedenti, alla sintomatologia.

Lo schema di reinserimento, anch’esso, va personalizzato ma una buona regola è quella di testare un alimento, escluso nella prima fase, per volta e a distanza di 3-7 giorni dal successivo. Quest’alimento deve contenere principalmente un solo tipo di FODMAP se è possibile.

3 La fase di personalizzazione

La terza ed ultima fase consiste semplicemente nello stabilire l’abitudine alimentare che il paziente dovrà acquisire nella sua vita. Infatti, grazie all’identificazione degli alimenti che principalmente provocano distensione, gonfiore, meteorismo, eventi diarroici e/o di stipsi nel paziente e di quelli che invece possono essere consumati con moderazione sia in frequenza che in quantità, è possibile costruire nuovamente una dieta con meno limitazioni, educando la persona a scegliere autonomamente i cibi di cui può nutrirsi, le combinazioni e le quantità.

Quando va consigliata la dieta Low FODMAP

Diversi sono gli studi scientifici che supportano l’approccio FODMAP, proposto per la prima volta in maniera completa da Sheperd e Gibson nel paper del 2010, come dietoterapia nei disturbi gastrointestinali funzionali e nella IBS. Essendo una sindrome cronica, questa tipologia di protocollo non permette una guarigione totale, ma la riduzione della sintomatologia e la reintroduzione di alimenti moderatamente tollerati che nella fase acuta dovrebbero purtroppo essere esclusi.

Anche per i pazienti affetti da SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth), in cui si ha un sovra crescita anomala nell’intestino tenue di batteri normalmente presenti nel colon, si può provare ad impostare un’alimentazione low FODMAP per provare a ridurre i sintomi, spesso legati a primari eventi di costipazione che innescano successivamente la SIBO. Suggeriamo comunque di associare tale approccio dopo aver intrapreso una terapia antibiotica mirata e prescritta dal medico curante.

Se per l’IBS, la Low FODMAP diet viene considerata il trattamento di prima linea in Australia e, ormai, in tutto il resto del mondo, compreso in Italia, per le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, questo protocollo sembra ridurre lo stato infiammatorio, ma insieme alla terapia convenzionale. Un recente studio, inoltre, riporta come l’adozione di questa dieta dalle madri durante la fase di allattamento, sia in grado di ridurre le coliche gassose nei neonati.

Dieta Low FODMAP: cibi concessi, cibi vietati ed esempio di giornata tipo

Nonostante ci siano moltissime indicazioni online su come strutturare un piano alimentare a ridotto contenuto di FODMAP, la fase di esclusione risulta particolarmente difficile vista la lunga lista di cibi concessi, di cibi vietati e di altri che possono essere consumati con moderazione. Vi riportiamo un elenco di alimenti così suddivisi, da cui potrete prendere spunto.

Cibi sconsigliati Alimenti vietati: Cibi da consumare con moderazione Ammessi con moderazione: Cibi consigliati Alimenti ammessi:
FRUTTA: Mele, Pere, Albicocche, More, Ciliegie, Fichi, Cachi, Mango, Pesche, Prugne, Pompelmo, Anguria FRUTTA: Cocco fresco, Avocado, Melograno, Banana (molto matura) FRUTTA: Banana (poco matura), Kiwi, Arance, Mandarini, Limoni, Ananas, Fragole, Rabarbaro, Mirtilli, Lamponi, Melone, Uva, Castagne, Papaya, Platano, Fichi d’India
VERDURA: Aglio, Cipolla, Cipollotti (il bulbo), Funghi, Carciofi, Asparagi, Porri, Cavolfiore, Topinambur VERDURA: Sedano, Patate dolci, Barbabietola rossa, Taccole, Cavolo verza, Zucca, Pomodori secchi, Mais in scatola, Funghi in scatola VERDURA: Melanzana, Carote, Sedano rapa, Cicoria, Lattuga, Radicchio, Rucola, Pomodori, Pastinaca, Zucca, Indivia belga, Patate, Fagiolini, Cavoletti di Bruxelles, Spinaci, Zucchine, Finocchio, Cavolo cinese, Peperoni Rossi, Cavolo, Alghe, Cavolo nero, Cavolo cappuccio, Cetriolo, Bietole da costa, Ravanelli, Broccoli, Scarola
CEREALI: Grano, Kamut, Orzo, Segale, Farina di amaranto, Farro,Farina di lupino CEREALI: Amaranto, Gallette di mais, Fiocchi d’avena istantanei, Corn Flakes, Cous cous di riso e mais, Pane di farro a lievitazione naturale CEREALI: Riso Bianco o integrale, Miglio decorticato cotto, Quinoa, Mais, Avena, Grano saraceno, Fecola di patate, Tapioca, Farina di sorgo, Farina di teff
LATTICINI: Yogurt e Latte LATTICINI: Ricotta LATTICINI: Yogurt senza lattosio, Latte senza lattosio, Yogurt di capra, Mozzarella, Feta Parmigiano Reggiano e tutti i formaggi molto stagionati, Burro
FRUTTA SECCA e SEMI: Anacardi, Pistacchi FRUTTA SECCA e SEMI: Mandorle, Nocciole, Cocco grattugiato, essiccato, Farina di mandorle, Crema di mandorle e/o nocciole, Tahin FRUTTA SECCA e SEMI: Noci, Pinoli, Noci Brasiliane, Noci pecan, Noci di macadamia, Semi di chia, Semi di zucca, Sesamo, Semi di girasole, Semi di Papavero
LEGUMI: Tutti gli altri legumi, in particolar modo i secchi e i fagioli borlotti LEGUMI: Ceci in scatola, Piselli, Fagioli bianchi in scatola, Lenticchie in scatola o decorticate rosse
ALTRO: Miele, dolcificanti con polioli (es. xilitolo, mannitolo) ALTRO: Zucchero bianco, di canna, Cioccolato fondente, ALTRO: Marmellata a base di frutta concessa
(Fonte: P.R .Gibson and S. Sheperd “The Complete Low-Fodmap Diet: A Revolutionary Plan for Managing IBS and Other Digestive Disorders)

 
Strutturare un protocollo di questo tipo è compito del nutrizionista o dietista ben informato su questo approccio che tenga in considerazione le necessità fisiologiche del paziente, un apporto equilibrato di macronutrienti e un profilo bromatologico tale da non indurre delle carenze importanti. Un menù di una giornata tipo per un paziente in fase di esclusione, potrebbe essere riassunta nell’esempio qui sotto:

  • Colazione: Yogurt senza lattosio, Gallette di riso con crema di sesamo o crostata di farina di grano saraceno
  • Spuntino: Una banana poco matura e un pungo di semi di zucca
  • Pranzo: Un piatto di grano saraceno decorticato con zucchine e petto di pollo
  • Spuntino: Una piccola porzione di parmigiano e una manciata di mirtilli
  • Cena: Vellutata di zucca e merluzzo in umido

Dieta Low Fodmap: possibili effetti collaterali

Come per altre diete in cui è necessario escludere molti alimenti dall’abitudine alimentare della persona, il rischio è quello di provocare delle carenze di vitamine, sali minerali e macronutrienti, soprattutto in caso di protocolli prolungati nel tempo o del “fai da te”. In soggetti con pregressi disturbi del comportamento alimentare, una dieta ad esclusione rigida, come la fase iniziale della Low FODMAP richiede, può comportare una recidiva. Questi pazienti vanno dunque seguiti, se è possibile, in maniera più accurata e attenta.

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Dott.ssa Stefania D'Adamo
Biologa nutrizionista laureata in Biologia molecolare e cellulare con 110 e lode presso l’Università degli studi di Bologna, ha ottenuto il titolo di dottore di ricerca in Scienze biochimiche e biotecnologiche lavorando sull’effetto benefico di nutraceutici in patologie correlate all’invecchiamento. Ha frequentato diversi Corsi di formazione nel campo della nutrizione e dell’alimentazione umana. Dal 2016 svolge l’attività professionale presso gli studi di Bologna e Vasto (CH). Ha tenuto seminari sull’alimentazione per la fertilità e la gravidanza in collaborazione con la Fondazione FICO di Bologna e tiene corsi ed esercitazioni per gli studenti della scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna - www.nutrizionistadadamo.it.

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