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Allergie e intolleranze alimentari nei bambini: come riconoscerle e cosa fare

Ultima modifica:13 Luglio 2021

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Le allergie e le intolleranze alimentari sono spesso di difficile gestione, soprattutto quando interessano i bambini. Vediamo i sintomi e come affrontarle.

Quando si parla di allergie ed intolleranze alimentari si fa spesso una gran confusione, mettendo tutto in un unico calderone e spesso confondendo termini che invece hanno dei significati ben precisi. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che quando la questione riguarda i nostri bambini, spesso è difficile capire se c’è effettivamente un problema e come affrontarlo.

Bambino che mangia almenti sani

Cominciamo col dire che c’è differenza fra allergia ed intolleranza:

  • L’allergia è una reazione avversa all’ingestione di un alimento che coinvolge il sistema immunitario, cioè che prevede la produzione di anticorpi specifici (le immunoglobuline di classe E) in risposta ad una molecola che il sistema immunitario individua come estranea e pertanto causa una vera reazione immunologica. La risposta del sistema immunitario può anche essere spropositata e causare dei danni;
  • L’intolleranza alimentare è invece la reazione del nostro organismo all’incapacità, a volte solo parziale, di “tollerare” una sostanza e di gestirla correttamente e non implica il coinvolgimento del sistema immunitario.
  • Da ciò conseguono due fatti: di solito i sintomi di un’allergia sono importanti e a volte molto pericolosi e comunque immediati, al contrario di quelli di un’intolleranza, i cui danni sono inferiori e che possono prevedere una reazione ritardata.

    La seconda conseguenza è che basta una quantità piccolissima di un allergene per scatenare la risposta allergica, mentre di solito la risposta ad un’intolleranza è dose dipendente, cioè maggiore quanto maggiore è la quantità della sostanza ingerita.

    Spesso quando si parla di allergia, l’allergene, cioè la sostanza che la provoca è una proteina, mentre quando si parla di intolleranza si tratta di reazioni di tipo “enzimatico” o “farmacologico”. Quella di tipo enzimatico è data dalla mancata capacità di gestire un componente di un alimento perché non si possiede l’enzima (o lo si possiede in quantità insufficiente) in grado di digerirlo. L’intolleranza farmacologica riguarda invece una ipersensibilità verso una determinata sostanza presente nell’alimento.

    Quali sono le più importanti allergie e intolleranze nei bambini e nei neonati

    I neonati e i bambini, di solito fino ai tre anni di vita, sono effettivamente i soggetti più predisposti allo sviluppo di allergie e intolleranze alimentari e c’è un motivo. Il sistema gastrointestinale dei bambini, e soprattutto dei neonati, è immaturo e non riesce a gestire tutte le sostanze che gli arrivano.

    Ad esempio il sistema gastrointestinale di un adulto ha la capacità di discriminare fra sostanze più grosse e complesse e sostanze più semplici, facendo passare selettivamente solo alcune di esse. Quello dei bambini non ha questa capacità e spesso lascia passare anche molecole complesse che il suo sistema immunitario riconosce poi come estranee.

    La maggior parte delle allergie alimentari nei bambini sono rivolte contro i seguenti alimenti: latte vaccino, uova, soia, arachidi e noci, pesce e molluschi. L’intolleranza più comune è invece quella al lattosio. Si tratta in questo caso dell’incapacità dell’organismo di digerire il lattosio, che è uno zucchero, e dalla conseguente infiammazione dell’intestino.

    Un altro tipo di intolleranza è quella al glutine e si parla in questo caso di celiachia. Il glutine è una proteina contenuta nel frumento e in altri cereali ed in realtà, in questo, caso il termine intolleranza è improprio perché si tratta di una reazione autoimmune al glutine. Esiste però anche una sensibilità al glutine non celiaca, che non provoca danni all’intestino come la celiachia ma che può dare sintomi molto simili.

    È comprensibile l’ansia che spesso affligge i genitori nella fase dello svezzamento del neonato, ma mentre in passato si tendeva a ritardare l’introduzione nella dieta di alimenti potenzialmente allergizzanti, oggi è invece consigliabile non aspettare, dal momento che l’introduzione precoce di questi alimenti può al contrario diminuire la probabilità di sviluppare un’allergia in quanto stimola il sistema immunitario.

    Sintomi per riconoscere un’allergia o un’intolleranza nel bambino

    Abbiamo visto come l’allergia e l’intolleranza siano due cose ben diverse. È vero però che alcuni dei sintomi delle due condizioni sono sovrapponibili. Si tratta di sintomi quali:

    • Mal di pancia;
    • Gonfiore allo stomaco;
    • Diarrea;
    • Vomito;
    • Mal di testa;
    • Disturbi del sonno;
    • Dermatiti.

    Nel caso di un’allergia, a questi sintomi se ne aggiungono altri, a volte molto pericolosi e che coinvolgono anche altri apparati: orticaria, prurito in varie parti del corpo, prurito alla lingua, sintomi respiratori quali affanno e difficoltà a respirare, naso chiuso, irritazione agli occhi, labbra e mucosa orale gonfie.

    I sintomi possono essere anche molto gravi, fino allo shock anafilattico, potenzialmente fatale. L’allergia alle proteine del latte, che può verificarsi nel lattante che fa uso di latte artificiale, può determinare coliche e rallentamento della crescita.

    Gli esami per diagnosticare intolleranze e allergie nel bambino

    Per accertare che un bambino abbia un’allergia oppure un’intolleranza alimentare occorre sottoporlo a specifici test diagnostici, che sono di vario tipo. Vediamo cosa fare nel caso di sospetto di un’allergia alimentare.

    Innanzitutto sarà il pediatra a consigliare di sottoporre il bambino ad eventuali prove allergiche, dopo un’accurata anamnesi e visita del bambino e dopo aver ascoltato i genitori. Il pediatra potrà consigliare di svolgere dei test cutanei, dei test sul sangue oppure dei test di scatenamento. Un test cutaneo è il prick test, che si esegue pungendo leggermente la pelle con un ago sottile applicandovi una goccia di estratto contenente l’allergene. La formazione di un pomfo in corrispondenza della goccia depositata nei minuti successivi indica positività al test.

    Un test di laboratorio effettuato su un campione di sangue è invece il RAST test, per cui si cercano nel sangue le immunoglobuline di classe E (IgE) rivolte ad alcuni tipi di allergeni. Di solito, però, il RAST test viene effettuato soltanto in caso di positività al prick test o quando, per vari motivi, il prick test non possa essere eseguito.

    Il test indispensabile per una diagnosi certa di allergia alimentare nel bambino è invece il test da scatenamento o da provocazione orale, che si fa somministrando in dosi controllate al piccolo paziente l’alimento che si sospetta essere la causa dell’allergia e verificandone le conseguenze. Naturalmente è un test che va effettuato soltanto sotto stretto controllo medico e in una struttura ospedaliera.

    Un altro metodo per diagnosticare un’allergia alimentare è la dieta di eliminazione: per 2 o 3 settimane si elimina dalla dieta l’ alimento che si pensa ne sia causa e se i sintomi scompaiono si ha la quasi certezza che l’allergene sia presente nell’alimento in questione, o, al contrario, se i sintomi persistono, evidentemente non si tratta di quell’alimento. Tutti gli altri test non hanno alcuna validità scientifica ed è sempre da ricordare che sarà il pediatra a consigliare l’idonea procedura per una diagnosi corretta.

    Per quanto riguarda invece la diagnosi per le intolleranze alimentari dei bambini, parliamo dell’intolleranza al lattosio e di quella al glutine. La diagnosi per l’intolleranza al lattosio, che abbiamo detto essere quella più frequente nei bambini, si basa sulla storia anamnestica e se il pediatra lo ritiene opportuno, sull’effettuazione del breath test, che consiste nel somministrare al bambino una quantità nota di lattosio e misurarne la digeribilità attraverso la misura quantitativa dell’idrogeno espirato, che viene liberato dal respiro quando il lattosio non riesce ad essere assorbito efficientemente dal colon.

    Nel caso del neonato, invece, data la sua incapacità di soffiare, l’intolleranza al lattosio può essere diagnosticata con un esame delle feci, in cui si esamina la loro struttura e la loro acidità.

    La celiachia nel bambino, invece, viene diagnosticata con esami di laboratorio: prima si dosano gli anticorpi trans glutaminasi nel sangue e, qualora questi risultino positivi, si dosano anche gli anticorpi anti endomisio. Nei bambini si cerca di evitare la biopsia intestinale che si fa solo quando gli esami di laboratorio presentano risultati molto incerti.

    Cosa fare quando un bambino è intollerante o allergico?

    Quando viene diagnosticata un’allergia alimentare nei bambini o nei neonati è necessario eliminare dall’alimentazione del bambino qualsiasi alimento contenente l’allergene in questione, dal momento che anche solo una minima quantità dello stesso potrebbe provocare una reazione allergica, anche grave. Non è detto, infatti, che se anche una volta la reazione sia stata minima, la volta successiva non possa essere grave.

    Nel caso dell’intolleranza, invece, la terapia più semplice è quella di eliminare l’alimento dalla dieta e nel caso del lattosio, ad esempio, non sarà necessario eliminare del tutto il latte o i suoi derivati, ma basterà utilizzare quelli senza lattosio. Inoltre, il breath test dà anche un risultato quantitativo, per cui una volta individuata la quantità massima di lattosio che il bambino riesce a tollerare, basterà non superarla pur continuando a somministrare al bambino l’alimento.

    Nei casi in cui non è possibile evitare l’assunzione del lattosio è possibile, sempre sotto consiglio medico, somministrare al bambino prima dell’assunzione dell’alimento delle gocce o delle compresse masticabili contenenti lattasi, che è l’enzima in grado di digerire il lattosio, in modo da permetterne la digestione. Nel caso della celiachia è invece assolutamente necessario eliminare il glutine dalla dieta del bambino, che è l’unica terapia possibile.

    L’intolleranza al lattosio nel bambino può passare?

    L’intolleranza al lattosio nel neonato e nel bambino è spesso dovuta all’immaturità del loro sistema digerente, per cui è possibile che questa condizione si risolva spontaneamente nel tempo, man mano che il bambino cresce e il suo sistema gastro intestinale diventa più complesso ed in grado di digerire e assorbire più nutrienti.

    Inoltre molto dipende dal tipo di intolleranza: se si tratta di una intolleranza congenita, cioè dovuta all’assenza o all’insufficiente produzione dell’enzima lattasi, difficilmente questa condizione si risolve, se invece è secondaria, cioè dovuta ad un’infiammazione del sistema digerente, si risolve una volta eliminata la causa primaria.

    Cosa fare quando accidentalmente un bambino mangia qualcosa a cui è allergico o intollerante?

    La reazione all’esposizione ad un allergene in una persona allergica dipende dalla gravità dell’allergia. Se, accidentalmente, un bambino ingerisce un alimento cui è allergico potrebbero manifestarsi vari sintomi, come orticaria, gonfiore, difficoltà respiratoria. In questo caso, infatti, c’è un rischio di shock anafilattico, per cui bisognerebbe cercare al più presto cure mediche appropriate. Il medico potrebbe somministrare un antistaminico, del cortisone oppure un’iniezione di adrenalina.

    Di solito, invece, se si ingerisce un alimento cui si è intolleranti, le conseguenze non sono così gravi e potrebbero manifestarsi dolori addominali, diarrea, mal di testa, ma la situazione dovrebbe poi risolversi spontaneamente dopo qualche ora.

    Inoltre, bisogna porre molta attenzione anche agli allergeni nascosti, cioè ingredienti che possono far parte di alcune preparazioni o alimenti ma che non sono immediatamente riconoscibili. Allo stesso modo, vi sono ingredienti “nascosti” che potrebbero causare intolleranza, come ad esempio le proteine del latte che troviamo nei salumi, in alcuni sostitutivi del pane e nel prosciutto cotto. Per questo è importante abituarsi a leggere l’etichetta dei prodotti acquistati prima di dar da mangiare al bambino.



    È quindi sempre utile, qualora sia diagnosticata un’intolleranza o un’allergia alimentare, avvisare chiunque si prenda cura del bambino, incluso il personale della scuola che frequenta, al fine di evitare ingestioni accidentali.

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