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L’importanza della vitamina D nelle malattie autoimmuni

Ultima modifica: 29 marzo 2018

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Vitamina D e malattie autoimmuni dati scintifici

La vitamina D è una vitamina di origine steroidea coinvolta in diverse patologie autoimmuni e in grado di influenzare l’attività del nostro sistema immunitario. Scopriamo insieme il suo meccanismo d’azione e in quali patologie è coinvolta.

La vitamina D è una delle vitamine più famose e acclamate dei nostri giorni. Da sempre è stata considerata fondamentale per il benessere delle nostre ossa e dell’apparato scheletrico, ma negli ultimi decenni è apparso sempre più evidente che la sua funzione non fosse limitata alla mineralizzazione dell’osso.

Apriamo una piccola parentesi sulla vitamina D: essa è una molecola di origine steroidea che l’uomo è in grado di auto-produrre a partire da un derivato del colesterolo, quando presente la luce solare. Viceversa le fonti alimentari di questa vitamina sono ridotte. Il cambiamento del nostro stile di vita, da popolo si agricoltori e allevatori, a uomini “da ufficio” ha pertanto portato a un deficit condiviso di questa vitamina.

Tale situazione è stata quindi analizzata e si è potuto constatare che la carenza cronica di vitamina D si collegava non solo a osteoporosi, ma ad altre problematiche importanti come: maggior insorgenza di alcuni tipi di tumori, maggior rischio di sviluppare ipertensione e malattie cardiovascolari e maggior probabilità di sviluppare alcune malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, la sclerosi multipla o il diabete mellito di tipo 1.

Vitamina D e sistema immunitario

La vitamina D infatti è un potente regolatore del sistema immunitario: analisi genomiche hanno evidenziato, infatti, che recettori della vitamina D sono frequenti in concomitanza a regioni del DNA associate alle malattie autoimmuni.

Un’analisi del 2013 in particolare ha evidenziato un’associazione in tal senso tra regioni del genoma ricche di recettori per la vitamina D e regioni del genoma che presentavano delle piccole alterazioni associate alle seguenti patologie, molte delle quali di origine autoimmune: spondilite anchilosante, sclerosi multipla, psoriasi, artrite psoriasica, artrite reumatoide, alopecia, lupus eritematoso sistemico (LES), celiachia, morbo di Crohn, morbo di Basedow-Graves, colangite biliare primitiva, diabete mellito di tipo 1, vitiligine, sclerodermia e colite ulcerosa. Tale trovata supporta ulteriormente l’ipotesi del coinvolgimento di questa vitamina nelle malattie autoimmuni.

Numerosi altri studi, condotti su modelli sperimentali animali, hanno poi evidenziato nel corso degli anni il coinvolgimento della vitamina D nell’insorgenza e nella severità delle malattie autoimmuni. È possibile infatti partire dall’osservazione che alcune malattie come la sclerosi multipla o il diabete mellito di tipo 1 risultano essere più frequenti a mano a mano che aumentiamo la latitudine (e, di conseguenza, diminuiamo l’esposizione alla luce solare).

A partire da queste osservazioni, medici e ricercatori hanno cercato di valutare il meccanismo d’azione della vitamina D per poter comprendere come utilizzarla nella cura e nella gestione delle patologie autoimmuni. Vediamo insieme nel prosieguo di questo articolo i risultati ottenuti.

Funzionamento della vitamina D

Le malattie autoimmuni sono legate a una risposta anomala ed esagerata del sistema immunitario che inizia a riconoscere qualcosa di proprio come estraneo, ad attaccarlo come farebbe con un agente patogeno e a distruggerlo.

Sappiamo però che praticamente tutte le cellule del sistema immunitario presentano sulla loro superficie dei recettori per la vitamina D e pertanto ci si aspetterebbe che queste cellule siano sensibili alla presenza e alla concentrazione di questa vitamina. Inoltre, diverse cellule del sistema immunitario possiedono la capacità di attivare la vitamina D e in particolare di catalizzare la seconda reazione di idrolisi che porta dalla 25(OH)D3 all’1,25(OH)2D3.

Studi in vitro hanno dimostrato che in presenza di 1,25(OH)2D3 le cellule dendritiche rimanevano immature e non potevano di conseguenza presentare alcun antigene ai linfociti T e che i macrofagi maturi avevano minor capacità di stimolare le cellule T.

Inoltre la vitamina D sembra avere effetto anche sulla proliferazione dei linfociti B, responsabili della produzione degli anticorpi tipici delle malattie autoimmuni. Seppure non sia ancora stato scoperto con precisione il meccanismo con cui la vitamina D influenza la proliferazione di questi linfociti, sembrerebbe che la 1,25(OH)2D3 inibisca la differenziazione dei linfociti B in plasmacellule.

Infine anche la differenziazione dei linfociti T è influenzata dalla presenza di 1,25(OH)2D3. Seppure altre ricerche siano necessarie, risulta particolarmente interessante la capacità della vitamina D di produrre particolari citochine anti-infiammatorie in grado di inibire la risposta immunitaria. In particolare la vitamina D è in grado di aumentare la produzione di IL10 (ma anche di altre interleuchine pro-infiammatorie, se necessario) e di mantenere così un equilibrio tra le molecole anti-infiammatorie e quelle pro-infiammatorie.

Vitamina D e principali malattie autoimmuni

In questo paragrafo approfondiamo insieme tutto ciò che si è scoperto della correlazione tra vitamina d e singole patologie autoimmuni

✓ Sclerosi multipla

La sclerosi multipla è una patologia autoimmune caratterizzata da un’infiammazione del sistema nervoso centrale mediata da linfociti T. È riconosciuto che l’ipovitaminosi D sia un fattore di rischio nell’insorgenza di questa patologia e che la supplementazione con questa vitamina risulti in un rischio minore di sviluppare la patologia. Inoltre, la supplementazione con vitamina D in concomitanza con la cura a base di interferone beta (farmaco utilizzato nelle prime fasi di malattia) è in grado di ridurre l’attività della malattia stessa.

✓ Diabete mellito di tipo 1

Il diabete mellito di tipo 1 è un’altra patologia autoimmune caratterizzata dalla distruzione delle cellule beta pancreatiche mediata dai linfociti T. Tale patologia sembra essere in aumento e i dati che sono stati raccolti correlano l’insorgenza della patologia a una carenza di vitamina D. Inoltre si è osservato che bambini nati da madri che avevano vissuto la propria gravidanza nei mesi estivi (bambini nati a ottobre-novembre) avevano meno probabilità di sviluppare tale patologia rispetto a bambini nati a marzo. Infine diversi studi sembrano dimostrare che la supplementazione con vitamina D nel neonato diminuisca il rischio di sviluppare questa patologia in età più avanzata.

✓ Artrite reumatoide

È stata analizzata anche la correlazione tra il livello di vitamina D e l’insorgenza dell’artrite reumatoide e l’attività della malattia. L’artrite reumatoide è un’altra patologia autoimmune che colpisce le articolazioni del corpo. Gli studi hanno dimostrato che i pazienti affetti da questa patologia mostravano un livello di vitamina D più basso rispetto a individui non affetti dalla patologia mentre invece sembra non esserci unanimità tra gli studi per quanto riguarda il livello di vitamina D e l’attività della patologia.

✓ Patologie tiroidee

Le patologie tiroidee di origine autoimmune sono essenzialmente di due tipi: il morbo di basedow-graves e la tiroidite di hashimoto. Nel primo caso la tiroide produce un maggior quantitativo di ormoni tiroidei mentre nel caso della tiroidite di hashimoto gli ormoni prodotti contro la tiroide la distruggono, causando infine una situazione di ipotiroidismo. Bassi livelli di vitamina D sono stati associati alla presenza di anticorpi, a funzionalità anomale della tiroide, a un aumento del volume della tiroide, a livelli aumentati di TSH e a esiti negativi nella gravidanza di donne affette da malattie tiroidee.

✓ Psoriasi e dermatite atopica

La supplementazione con vitamina D sembra poter migliorare le condizioni della maggior parte dei pazienti affetti da queste patologie grazie al ruolo anti-infiammatorio di questa vitamina. In particolare in uno studio condotto su pazienti psoriasici l’85% del gruppo in esame ha notato miglioramenti della patologia a seguito della supplementazione. Nel caso della dermatite atopica sono stati condotti numerosi studi: alcuni di essi dimostrano l’efficacia e sicurezza terapeutica della supplementazione con vitamina D, altri studi non hanno constatato nessuna correlazione significativa e pertanto si considerano utili ulteriori approfondimenti.

Livelli di vitamina D e supplementazione

Per poter valutare i propri livelli di vitamina D è sufficiente un dosaggio ematico tramite prelievo del sangue. I nostri laboratori attualmente considerano sufficiente un livello di vitamina D maggiore a 30 ng/ml. Vogliamo sottolineare che questo valore viene discusso da tutta la comunità scientifica mondiale poiché secondo alcuni autori bisognerebbe considerare un valore più alto di vitamina D.

In caso di insufficienza o di carenza è possibile assumere degli integratori di vitamina D o aumentare la propria esposizione solare, se è possibile. Ad oggi sembra essere consigliata un’integrazione di 2000 UI al giorno negli individui che sono carenti di vitamina D e tale quantità sembra essere sicura. In ogni caso è bene sempre rivolgersi al proprio medico di fiducia e farsi consigliare in base alla propria situazione personale. Ci teniamo infine a ricordare che livelli troppo elevati di vitamina D possono risultare tossici per l’uomo.

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Stefania Cocolo
Biologa nutrizionista e amante dei cibi veri e naturali. Dopo la laurea, alcuni anni di esperienza lavorativa nell’ambito della formazione sanitaria e alcuni corsi di perfezionamento, si dedica dal 2015 esclusivamente all’ambito della nutrizione. Si divide tra attività di ambulatorio privato, corsi di formazione professionali riservati ad addetti mensa, corsi di divulgazione organizzati in collaborazione con diversi enti, aggiornamento professionale continuo e scrittura di brevi articoli informativi. Riceve presso diversi studi in provincia di Varese e principalmente a Gallarate. Tel: 340.5572519 - stefaniacocolo.wixsite.com/nutrizionista

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