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Ferro: fisiologia, funzioni organiche e alimentazione

Ultima modifica: 19 luglio 2016

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a cosa serve il ferro

Il ferro è probabilmente il minerale essenziale più noto; quello su cui si concentra maggiormente l’attenzione quando si parla di dieta. Parliamo di funzioni, fisiologia e assorbimento del ferro.

L’importanza del ferro

Il ferro è un oligoelemento indispensabile all’organismo, che interviene in numerose reazioni chimiche. La sua funzione principale riguarda il trasporto di ossigeno all’interno dell’organismo. Il ferro, infatti, svolge un ruolo importante nella formazione dell’emoglobina, una proteina fondamentale, che provvede alla distribuzione dell’ossigeno nei tessuti, consentendo loro di mantenere intatte le proprie funzioni. Se non c’è abbastanza disponibilità di ferro, non può formarsi una quantità sufficiente di emoglobina; in tal caso si presenta un’anemia. Anche un sovraccarico di ferro è pericoloso per l’organismo.

La crescita e la costruzione di nuove cellule richiede una grossa quantità di ferro; ecco perché questo minerale è particolarmente importante soprattutto in gravidanza e in fase di crescita.
Nell’organismo di una persona adulta sono solitamente presenti circa 4 grammi di ferro, contenuti principalmente nell’emoglobina e nella mioglobina.

Fisiologia del ferro

Circa 2,5 dei 4 grammi di ferro normalmente contenuti nell’organismo umano di un adulto si trovano in associazione all’emoglobina dei globuli rossi. In seguito alla distruzione permanente degli eritrociti si ha il rilascio del ferro dell’emoglobina, che viene riutilizzato quando l’organismo sintetizza nuovi globuli rossi. Il ferro che resta, pari a circa 0,6-1,2 grammi, è la riserva che il corpo tiene in vari tessuti tra cui milza, fegato e midollo osseo, sotto forma di ferritina ed emosiderina. Anche il plasma, infine, contiene ferro.

Le perdite di ferro nel soggetto che non presenti patologie particolari sono in genere piuttosto contenute e pari a circa un grammo al giorno. Diventano più consistenti in caso di emorragie; un litro di sangue, infatti, contiene circa 0,5 grammi di ferro.

Le donne sono più soggette a carenza di ferro rispetto agli uomini in quanto, una volta al mese, ne perdono, con il sangue mestruale, una quantità che può essere anche molto elevata.

Il ferro che l’organismo perde deve essere compensato assumendone una giusta quantità tramite l’alimentazione.

Ferro e alimentazione

Non tutto il ferro assunto con la dieta viene effettivamente assorbito. Ciò che conta non è la quantità assunta, ma la sua biodisponibilità, ossia quello che l’organismo assorbe effettivamente e che può realmente utilizzare. Le tabelle nutrizionali possono, quindi, essere ingannevoli, in quanto esistono fattori che influenzano la biodisponibilità del ferro contenuto in un determinato cibo.

Il ferro contenuto nei cibi si trova in due forme: eme e non eme. Il ferro eme presenta una biodisponibilità molto più elevata del ferro non eme ed è contenuto solo nella carne. Il ferro non eme si trova anche negli alimenti vegetali, nelle uova e, in minima quantità, nei latticini.
Il ferro che viene effettivamente assorbito varia in base a tanti fattori. Per aumentare l’assorbimento del ferro non eme sono importanti le associazioni che facciamo a tavola.

Esistono, infatti, sostanze che ne inibiscono e altre che ne favoriscono l’assorbimento. Per esempio, e caffè, per l’elevato contenuto di tannini, riducono l’assorbimento di ferro, mentre gli agrumi, ricchi di vitamina C e acido citrico, lo favoriscono.
Una volta che il ferro è stato assorbito e ha raggiunto le cellule per essere utilizzato nella formazione dell’emoglobina, l’origine (eme o non eme) non conta più.

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Margherita Russo
Traduttrice, redattrice e blogger specializzata in contenuti per la medicina. Ha un blog, Apprendista mamma, in cui tratta vari temi legati alla maternità, con particolare attenzione a benessere di mamma e bambino. Scrive per portali e blog che si occupano di salute naturale e stile di vita sano. www.testimedici.com

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