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Sindrome premestruale: cause, sintomi e come ridurla con i fitocomposti

Ultima modifica:12 Dicembre 2020

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La sindrome premestruale può rappresentare un problema per molte donne. La giusta combinazione di rimedi fitoterapici e dieta può fare la differenza nella prevenzione e nella gestione dei sintomi.

La sindrome premestruale è una condizione di malessere che coinvolge la maggior parte delle donne in età riproduttiva. Manifestandosi nel periodo che intercorre tra l’ovulazione e la comparsa delle mestruazioni, ovvero nel corso della fase luteale, la sindrome premestruale è una condizione alquanto complessa e variabile, che può interessare tanto la sfera fisica quanto la sfera emozionale della donna.

Donna con sintomi premestruali

I sintomi della sindrome mestruale si caratterizzano per una certa eterogeneità, così come la sua durata, la quale può oscillare da pochi giorni a due settimane, circa.

Nei paragrafi che seguono, verranno descritti i sintomi relativi alla sindrome premestruale, considerando anche le cause che si pongono alla base di essa. Farà quindi seguito, con gli opportuni approfondimenti, una trattazione sui potenziali rimedi fitoterapici finalizzati alla gestione della sindrome premestruale. Infine, verranno introdotte alcune relative indicazioni di carattere nutrizionale.

Sindrome premestruale: i sintomi caratteristici

Come accennato in precedenza, i sintomi relativi alla sindrome premestruale possono differire in base al soggetto e variare per tipologia e intensità. In particolare, i sintomi premestruali più frequenti possono suddividersi in fisici, psicologici e comportamentali.

  • Sintomi fisici: per quanto concerne i sintomi fisici, essi comprendono, comunemente, astenia, mal di testa, crampi addominali e dolori muscolari, così come mal di schiena, ritenzione idrica, gonfiore e dolore alla mammella; talvolta, possono inoltre comparire nausea e costipazione;
  • Sintomi psicologici: la sintomatologia della sfera psicologica racchiude, di frequente, un complesso insieme di irritabilità, ansia e depressione, accompagnandosi, talvolta, a difficoltà nella concentrazione;
  • Sintomi comportamentali: a livello comportamentale, la sindrome premestruale si associa, molto spesso, ad un incremento dell’appetito, coincidendo, solitamente, con un maggiore orientamento verso alimenti dolci.

Relativamente all’intensità dei sintomi premestruali, essi possono variare, oltre che da persona a persona, anche tra un ciclo mestruale e l’altro nell’ambito del medesimo soggetto. In generale, i sintomi premestruali tendono a peggiorare circa una settimana prima della comparsa delle mestruazioni, raggiungendo il picco di intensità nei due giorni precedenti.

Diversi studi epidemiologici suggeriscono che una percentuale considerevole di donne (80% – 90%) manifesti, nel corso del periodo fertile, almeno un sintomo correlato alla sindrome premestruale restando, tuttavia, nei confini di una sintomatologia tollerabile.

Al contrario, una percentuale seppure esigua di soggetti (~3%) tende a fare esperienza di una sintomatologia ricorrente alquanto severa, la quale può rendersi, talvolta, invalidante. In tal caso, la problematica in questione viene classificata come disturbo disforico premestruale, differendo dalla sindrome premestruale per la forte componente psicologica e per l’intensità del suo impatto sulla vita quotidiana. [1]

I rimedi che alleviano la sindrome premestruale

La gestione della sindrome premestruale ha come scopo la riduzione dei sintomi e della loro incidenza sulla vita privata, sociale e lavorativa della donna.

Sebbene non sia scevra da controindicazioni, una consistente linea di gestione delle sintomatologie di media entità, così come delle condizioni classificabili come sindrome disforica premestruale, prevede l’utilizzo di alcuni trattamenti farmacologici. Tra questi rientrano le terapie ormonali, così come l’utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei, di agenti antidepressivi e farmaci diuretici.

Tuttavia, evidenze recenti promuovono un’ottica di tipo multifattoriale, associando la eventuale terapia farmacologica a modifiche mirate nello stile di vita e nelle abitudini nutrizionali. In aggiunta, si fa sempre più ampio il pubblico interesse verso i rimedi naturali e, in particolare, verso gli approcci di tipo fitoterapico, sebbene siano tutt’ora auspicabili ulteriori evidenze sperimentali in tal senso, al fine di classificarne al meglio le posologie, i rischi e i benefici associati.

Di seguito verranno prese in esame le piante medicinali tradizionalmente applicate alle problematiche ginecologiche, con particolare riferimento alla sindrome premestruale. A tal proposito, è importante sottolineare che, qualora si abbia intenzione di optare per i rimedi naturali, è sempre buona norma ricorrere al parere del medico curante e/o dello specialista ginecologo.

✓ Agnocasto: un rimedio ginecologico fin dai tempi di Ippocrate

Noto in tassonomia come Vitex agnus-castus, l’agnocasto è una pianta arbustiva appartenente alla famiglia delle Verbenaceae e nativa dell’Asia e dell’Europa sud-occidentale. Nell’ambito della medicina popolare, l’agnocasto viene utilizzato fin dall’antichità per il trattamento di diverse affezioni ginecologiche. Attualmente, l’agnocasto viene applicato al trattamento delle irregolarità mestruali, dei sintomi della menopausa e della sindrome premestruale.

Molto simili al pepe nero, i frutti di agnocasto contengono componenti bioattivi classificabili come diterpeni e componenti estrogeno-simili, noti come fitoestrogeni. Il principale meccanismo d’azione attribuito all’agnocasto è implicato nella regolazione degli ormoni ovarici. Più nello specifico è stato proposto che l’agnocasto possa stimolare la ghiandola pituitaria nella produzione dell’ormone luteinizzante, a sua volta implicato nel rilascio dell’ormone ovarico progesterone. Inoltre, l’agnocasto sembra essere in grado di regolare la secrezione di prolattina, agendo, anche in questo caso, sulla ghiandola pituitaria.

In sostanza, gli effetti dell’agnocasto sui livelli di progesterone e prolattina sembrano conferire maggiore equilibrio alla fase luteale, impattando sulla sintomatologia relativa alla sindrome premestruale. [2][3]

L’agnocasto può essere assunto sotto forma di capsule vegetali o ricorrendo ai frutti tal quali, efficacemente impiegati per la preparazione di tisane e decotti. Allo stesso modo, l’agnocasto è disponibile in commercio sotto forma di soluzioni idroalcoliche.

✓ Ginkgo biloba: un antico caposaldo della medicina cinese

Ampiamente utilizzata nell’ambito della medicina tradizionale cinese, il ginkgo biloba è una pianta dalle origini estremamente remote e unica superstite della famiglia delle ginkgoaceae. Dal punto di vista fitochimico, il ginkgo biloba si caratterizza per il contenuto di bioflavonoidi, noti per il loro ruolo di modulatori dello stress e, verosimilmente, anche di ansiolitici.

Dal punto di vista clinico, gli estratti di ginkgo biloba sembrano avere effetti terapeutici sulla perdita di memoria e sulla demenza associata al progredire dell’età. Inoltre, diversi componenti bioattivi presenti nel ginkgo biloba sono stati associati a diversi benefici sulla gestione dei sintomi premestruali, siano essi fisici o psicologici.

Più nello specifico, il ginkgo biloba sembra essere implicato nel rilascio di catecolamine e di altri neurotrasmettitori, diminuendo la loro ricaptazione e impattando in modo positivo sul tono dell’umore e sugli stati depressivi della donna in fase premestruale. Inoltre, i bioflavonoidi contenuti nella pianta sembrano inibire la produzione di alcune sostanze note come prostaglandine infiammatorie, agendo in modo positivo su processi infiammatori che si pongono alla base dei dolori mestruali. [2][4]

Per quanto concerne le modalità di assunzione, il ginkgo biloba è facilmente reperibile in erboristeria e farmacia sotto forma di tintura madre o capsule; allo stesso modo, è molto semplice reperirne le foglie essiccate da impiegare nella realizzazione di tisane e decotti.

✓ Iperico: dalla superstizione alla fitoterapia

Appartenente alla famiglia delle Clusiaceae, l’iperico è una pianta sempreverde nativa dell’Europa, dell’Asia occidentale e del Nord Africa, e attualmente distribuita in diverse aree geografiche. L’iperico si identifica in tassonomia come Hypericum perforatum, sebbene sia noto anche come erba di San Giovanni e, scavando nelle antiche credenze popolari, come “erba scacciadiavoli”.

Al di là delle sue diverse denominazioni, l’iperico è noto in ambito fitoterapico per il trattamento degli stati moderati di depressione, ansia e insonnia, la cui efficacia è stata attribuita ai componenti fitochimici contenuti nei fiori, ovvero all’iperforina e all’ipericina. Secondo uno studio, l’iperico sembra correlarsi positivamente al trattamento dei sintomi della sindrome premestruale. [2][5]

Sono disponibili in commercio, previa essiccazione, le sommità fiorite di iperico, finalizzate alla preparazione di tisane, così come integratori in capsule vegetali. Inoltre, è possibile beneficiare delle proprietà dell’iperico diluendo in acqua poche gocce della relativa tintura madre.

✓ Cimicifuga racemosa: un punto di riferimento per il benessere ginecologico

La cimicifuga racemosa, o Actaea racemosa, è una pianta appartenente alla famiglia delle Ranunculaceae e originaria del Nord America. Nota da diverso tempo nell’ambito della medicina popolare, la cimicifuga vanta diversi effetti benefici a livello ginecologico, trovando efficace applicazione in diverse sintomatologie, come quelle associate alla menopausa, alla comparsa delle mestruazioni e alla sindrome premestruale.

Dal punto di vista fitochimico, la cimicifuga contiene l’isoflavone formononetina, che ha mostrato un’attività estrogenica in vivo, e glicosidi triterpenici. Tra questi ultimi è degna di nota la 27-deossiacteina, cui è stata attribuita un’attività estrogeno-simile.

Relativamente alle modalità di azione, la cimicifuga sembra equilibrare l’attività ormonale, in particolar modo se associata all’agnocasto. In aggiunta, questa specie botanica sembra mostrare un effetto antispasmodico, rendendosi adatta al trattamento della dismenorrea, ovvero dei dolori che si associano al ciclo mestruale. Infine, la cimicifuga sembra essere in grado di impattare sui recettori della serotonina.

Sulla base di questi elementi, la cimicifuga sembra essere un ottimo rimedio naturale alleato nel trattamento della sindrome premestruale e dei sintomi ad essa associati. [2][6]

Come per gli altri rimedi fitoterapici, anche per la cimicifuga sono disponibili diverse modalità di assunzione. A seconda delle necessità, si può optare per la tintura madre, per gli integratori in capsule o per infusi e tisane.

✓ Angelica sinensis o Donq quai: versatilità e fitoterapia ginecologica

Comunemente nota come Donq quai, l’Angelica sinensis è una specie botanica appartenente alla famiglia delle Apiaceae e originaria del territorio cinese. La radice di Angelica sinensis costituisce un antico rimedio curativo molto diffuso nel mondo della medicina tradizionale cinese, trovando applicazione nel trattamento di diverse affezioni, quali i reumatismi, l’anemia e i disturbi mestruali.

Per quanto concerne le sue caratteristiche fitochimiche, l’angelica sinensis è costituita in gran parte da fitoestrogeni. In merito alla sua utilità nel trattamento della sindrome premestruale, l’Angelica sinensis sembra agire positivamente sulle condizioni di squilibrio ormonale. Nello specifico, i fitoestrogeni in essa contenuti sembrano impattare sul metabolismo degli estrogeni endogeni legandosi ai loro siti di legame. [2]

A livello commerciale, la radice di Angelica sinensis è presente come tintura madre, integratori in capsule o preparati per tisane, ed è spesso reperibile con la denominazione di Donq quai o di Angelica cinese.

✓ Camomilla: un rimedio tanto comune quanto efficace

Nota in tassonomia come Matricaria chamomilla, la comune camomilla è una pianta erbacea facente parte della famiglia delle Asteraceae e originaria dei territori asiatici ed europei, sebbene sia ormai diffusa in tutto il mondo. A livello fitochimico, la camomilla si caratterizza per il contenuto di sostanze come l’apigenina, la luteolina e la quercitina, alle quali è stato attribuito un potere antispasmodico, così come per il contenuto di glicina, che sembra essere in grado di contrastare gli stati di ansia.

In virtù delle sue proprietà, la camomilla viene ampiamente utilizzata come rimedio curativo per svariate affezioni, rendendosi utile anche per alleviare la sintomatologia relativa alla sindrome premestruale. [7]

La camomilla comune è generalmente utilizzata per la preparazione di infusi e tisane, sebbene siano disponibili opzioni aggiuntive. È infatti possibile beneficiare delle proprietà di questa pianta mediante il consumo di tavolette masticabili, compresse o estratti idroalcolici.

Quali sono le cause della sindrome premestruale?

Per quanto riguarda le cause della sindrome premestruale, occorre specificare che, dal momento che la maggior parte delle donne fanno esperienza, durante il periodo fertile, di uno stato di malessere, più o meno accentuato e associato alla fase luteale, è alquanto verosimile che la sindrome premestruale sia una condizione più fisiologica che patologica. Ad ogni modo, le cause che si pongono alla base della sindrome premestruale non sono state, ad oggi, bene definite, ed è plausibile che l’eziologia sia multifattoriale (ossia che concorrono più fattori insieme).

Relativamente al ripresentarsi ciclico della sindrome premestruale, è stata proposta una stretta correlazione tra la sindrome stessa e le fluttuazioni degli ormoni sessuali, quali estrogeni e progesterone, che si verificano, fisiologicamente, nel corso del ciclo mestruale. A conferma di ciò, è stato osservato che i sintomi discussi in precedenza sono assenti nei cicli anaovulatori, annullati del tutto in caso di ovariectomia, assenti in seguito a trattamenti con inibitori dell’ovulazione, e ripristinati in seguito alla somministrazione di ormoni esogeni.

Alla sintomatologia psicologica collegata alla sindrome premestruale è stato inoltre associato un abbassamento dei livelli di serotonina, la cui carenza conduce a stati depressivi. Altri fattori di rischio relativi alla sindrome premestruale sono l’indice di massa corporea superiore alla norma, fonti di stress ed eventi traumatici.

Un ulteriore aspetto da tenere in considerazione, e che verrà approfondito nel paragrafo successivo, riguarda alcune carenze nutrizionali che sembrano associarsi alla sindrome premestruale. In ultimo, benché non per importanza, è stato suggerito che, alla base della sindrome premestruale e delle sue manifestazioni soggettive, vi sia un certo grado di ereditarietà. [8]

Sindrome premestruale: consigli per la dieta corretta

Come accennato in precedenza, tra le cause che si pongono alla base della sindrome premestruale rientrerebbero anche alcune carenze nutrizionali, con particolare riferimento a specifici micronutrienti.

Tra questi ultimi, è da considerarsi la vitamina D, il cui ruolo nella conservazione della salute continua ad essere un interessante oggetto di studio. Come ampiamente noto, la vitamina D è infatti implicata in diversi meccanismi biologici, tra i quali rientrano il metabolismo del calcio e del fosforo. Tuttavia, la sua implicazione nella modulazione di alcuni neurotrasmettitori e degli steroidi sessuali suggerisce che essa abbia un certo impatto sulla sindrome premestruale. Inoltre, alcune osservazioni condotte sui livelli sierici di calcio nelle diverse fasi del ciclo mestruale hanno posto l’accento sull’importanza, nel contesto in questione, di questo minerale.

Alcuni studi hanno infatti rilevato un abbassamento nei livelli sierici di vitamina D e calcio durante la fase luteale, suggerendo come tali variazioni quantitative possano correlarsi alla comparsa dei sintomi relativi alla sindrome premestruale, o peggiorare una sintomatologia preesistente. Allo stesso modo, è stato osservato come una dieta ricca di vitamina D e calcio possa migliorarne i relativi livelli sierici durante la fase luteale e, di conseguenza, contribuire alla comparsa di sindromi premestruali meno severe. [9]

Relativamente ad altri minerali, è stata osservata una correlazione tra lo scarso apporto di magnesio e la comparsa di sintomi premestruali, suggerendo che una modifica nutrizionale in tal senso possa essere utile nella gestione della sindrome premestruale. [10]

Infine, è stata trovata una correlazione positiva tra l’assunzione di alcune vitamina del gruppo B, ovvero la riboflavina e la tiamina, e l’incidenza della sindrome premestruale. In particolare, un’assunzione sufficiente di queste vitamine a partire da fonti alimentari mirate sembra apportare benefici relativamente alla comparsa o al peggioramento dei sintomi premestruali. [11]

Al fine di assumere una buona quantità di calcio, magnesio, riboflavina e tiamina, l’alimentazione giornaliera dovrebbe prevedere l’inserimento di alcune fonti alimentari che, nel complesso, si prestino bene anche alla salute generale dell’organismo. Molte di queste fonti provengono, non a caso, dal mondo vegetale e sono rappresentate, nel complesso, dalle diverse tipologie di frutta secca a guscio e dai legumi, così come dagli ortaggi verdi e dai cereali. Tutti questi alimenti dovrebbero essere inseriti nel contesto di una dieta bilanciata, tenendo conto, inoltre, di eventuali allergie o intolleranze. Inoltre, un consumo moderato di uova e, più volte a settimana, di prodotti ittici, si presta efficacemente all’apporto giornaliero di vitamina D.

Bibliografia

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  • [11] Chocano-Bedoya PO, Manson JE, Hankinson SE, Willett WC, Johnson SR, Chasan-Taber L, Ronnenberg AG, Bigelow C, Bertone-Johnson ER. Dietary B vitamin intake and incident premenstrual syndrome. Am J Clin Nutr. 2011 May;93(5):1080-6. doi: 10.3945/ajcn.110.009530. Epub 2011 Feb 23. PMID: 21346091; PMCID: PMC3076657.
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