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Colon irritabile: cos’è, quali sono le cause, i sintomi e quanto dura

Ultima modifica:7 ottobre 2019

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La colite o sindrome del colon irritabile è un disturbo molto comune. Vediamo quali sono i sintomi, le cause e i possibili fattori di rischio.

La sindrome del colon irritabile (conosciuta anche col nome di colite o più precisamente colite nervosa o colite spastica) è una patologia molto diffusa nel mondo occidentale ed è caratterizzata da un andamento cronico con periodi di riacutizzazione nel corso degli anni in coincidenza con eventi stressanti, che possono essere di natura psichica (lutti, stress al lavoro, separazioni) o di natura fisica (interventi, infezioni, ecc).

Tutto sul colon irritabile: cause, sintomi e conseguenze

Il colon irritabile è caratterizzato da un insieme di disturbi funzionali dell’intestino che si manifestano con sintomi quali fastidio o dolori addominali, che migliorano dopo l’evacuazione, e disordini dell’evacuazione.

L’intestino può essere diarroico o stitico oppure possono alternarsi periodi di stitichezza a periodi di diarrea (alvo alterno).

Chi soffre di questa patologia ha sicuramente un colon maggiormente sensibile, quindi alcuni fattori come alimentazione errata, farmaci o stati emozionali possono andare ad aggravare questo stato di ipersensibilità dell’intestino.

Sintomi del colon irritabile

I sintomi del colon irritabile sono assai comuni e non sempre legati necessariamente alla presenza di questo disturbo, pertanto è opportuno che si verifichino alcune condizioni simultaneamente.

Nello specifico, in base ai criteri di Roma III, cioè criteri diagnostici stabiliti da una commissione internazionale, si può parlare di Sindrome del colon irritabile quando sia presente dolore addominale per almeno 3 mesi l’anno (non per forza consecutivi), in associazione ad almeno due delle seguenti caratteristiche:

  • Esso inizia contemporaneamente a un’alterazione della frequenza delle feci;
  • Inizia contemporaneamente a un’alterazione della consistenza delle feci;
  • Migliora dopo defecazione.

Il dolore è di tipo spastico o crampiforme, può coinvolgere l’intero addome, spingendosi fin dietro la schiena, oppure interessare un solo lato di esso, generalmente il fianco destro in basso, ma è possibile che si presenti anche dolore al fianco sinistro. Questo dolore al fianco destro o al fianco sinistro, sono tipici anche di altre malattie dell’intestino, quali colite ulcerosa e morbo di Crohn. Nel colon irritabile, è alleviato dall’evacuazione di gas o di feci e, in genere, non interrompe il sonno.

L’espulsione delle feci può subire una variazione anche notevole, specialmente in termini di frequenza e di passaggio. In alcuni soggetti ci può essere una prevalenza di diarrea, con scariche ripetute e impellenti, talvolta incontinenti, nel numero di due o tre al giorno e con feci dalla consistenza molle o non formate; in altri, è la stipsi a farsi sentire, con un numero di defecazioni inferiore alle tre settimanali, svuotamento difficoltoso e sensazione di incompletezza, feci dure. Spesso, negli stessi soggetti, si alternano entrambi i fenomeni, dovuti a un cambiamento della velocità del transito intestinale a livello proprio del colon: troppo veloce nel caso della diarrea, troppo lento nella stipsi.

Altri ricorrenti sintomi del colon irritabile che avvalorano la diagnosi sono la pancia gonfia o la distensione addominale, che donano una sgradevole percezione di pienezza a livello del giro vita; il meteorismo; la presenza di muco nelle feci di colore bianco-giallastro.

Sono riportati ulteriori sintomi ascrivibili alla sindrome, suddivisibili in intestinali ed extracolici: alla prima categoria appartengono nausea senza vomito, senso precoce di sazietà, sensazione di amaro in bocca; alla seconda, sonnolenza, cefalee, problemi urinari.

La sintomatologia della colite è, dunque, parecchio varia e può mutare non solo da paziente a paziente, ma anche nel singolo soggetto se si considerano periodi differenti. Inoltre, la condizione può alternare periodi in cui le manifestazioni cliniche sono molto forti ad altri in cui sono totalmente assenti, tanto da far pensare a una guarigione del tutto spontanea. Riassumiamo di seguito i sintomi del colon irritabile:

  • Dolori e crampi addominali;
  • Dolore al fianco destro o sinistro;
  • Diarrea e/o stitichezza;
  • Distensione addominale;
  • Muco nelle feci;
  • Urgenza di evacuare;
  • Sensazione di defecazione incompleta;
  • Meteorismo;
  • Nausea e alitosi;
  • Cefalee;
  • Complicazioni urinarie;
  • Malessere generale.

Le cause del colon irritabile

Non è possibile stabilire con certezza quale sia la causa della sindrome del colon irritabile: vista la complessità del disturbo, infatti, è più corretto parlare di fattori concausali, ossia di differenti fattori che, nel loro insieme, determinino la manifestazione sintomatologica. Numerose sono le ricerche in atto e varie sono le ipotesi avanzate finora.

Secondo la più accreditata, il colon irritabile è il risultato di un disturbo a carico della normale motilità intestinale, cui si accompagna un’alterata percezione del dolore viscerale. I soggetti affetti dalla sindrome hanno un colon particolarmente suscettibile e troppo reattivo a vari fattori.

Oltre ad una predisposizione genetica, infatti, alimenti particolari (cioccolata, caffè, spezie, cavolo, cavolfiore, broccoli, latte, alcol), alterazioni ormonali (le donne, per natura soggette a variazioni ormonali cicliche a causa delle mestruazioni, sono bersaglio maggiore del disturbo rispetto agli uomini), utilizzo cronico di farmaci costituiscono tutti elementi che possono scatenare o esacerbare la sintomatologia. La causa di tale ipersensibilità non è ancora nota. Un’ipotesi differente è quella che considera la sindrome come conseguenza di una precedente infezione batterica, specie da Salmonella o Shigella.

Secondo altre teorie, invece, sarebbe una comunicazione anomala nell’asse cervello-intestino a causare l’insorgenza della sindrome. La superficie interna del colon, l’epitelio, è controllata sia dal sistema immunitario, sia dal sistema nervoso centrale, e regola il transito dei fluidi ivi presenti. In caso di colon irritabile, la fisiologia di tale transito è alterata: quando i fluidi si muovono troppo rapidamente, il colon non è più in grado di riassorbirli e avvengono le scariche di diarrea; al contrario, quando il transito è molto rallentato, si assorbe una quantità di liquidi maggiore del normale determinando costipazione.

Eppure, il tubo digerente ha un’innervazione propria molto fitta e indipendente, che risponde senza il nostro volontario controllo (sistema neurovegetativo) agli input e ai messaggi ricevuti dal cervello, attraverso la liberazione di un neurotrasmettitore, la serotonina (ormone del buonumore), che agisce sulla muscolatura influenzando la motilità intestinale.

Non è un caso, dunque, che l’intestino sia definito “secondo cervello” e che molti eventi stressanti a livello psichico si riflettano anche a quello gastrico e viceversa. Il profilo psicologico dei soggetti affetti da colon irritabile e il modo in cui reagiscono a stress eccessivo, tensioni quotidiane, forti emozioni è davvero importante. Riassumiamo quindi le possibili cause:

  • Predisposizione genetica;
  • Infezione intestinale pregressa;
  • Alterata motilità gastrointestinale;
  • Modificazione della comunicazione cervello-intestino;
  • Ipersensibilità viscerale;
  • Fattori psicologici.

Fattori di rischio del colon irritabile

Data la complessità della fisiopatologia del colon irritabile, come visto, non è possibile chiarire la causa del disturbo. Vi sono, però, dei fattori di rischio che possono predisporne e/o semplificarne l’insorgenza.

✓ Ansia e stress

Innanzitutto consideriamo l’ansia e lo stress: situazioni stressanti specie se protratte nel tempo, legate a episodi particolarmente importanti come, ad esempio, una separazione emotiva, un lutto, problemi lavorativi ecc, possono avere un impatto molto forte sulla normale motilità intestinale. Spesso è possibile identificare anche una correlazione temporale fra l’esordio della sindrome e l’accadimento di determinati eventi.

✓ Alimentazione scorretta

Altro probabile fattore di rischio è dato dall’alimentazione, in particolare dalle intolleranze alimentari verso lattosio, glutine e altri zuccheri, specie quando non ve ne sia consapevolezza piena. Continuare a mangiare tali alimenti, infatti, può comportare danni lenti e continui a carico della mucosa intestinale. Più in generale, un’alimentazione scorretta, non equilibrata, basata prevalentemente su cibi poco salutari e consumati in fretta (poca fibra e molti grassi, fritture, spezie molto piccanti) può sottoporre l’intestino a uno stato di stress o danneggiarlo.

✓ Alterazioni ormonali

Anche tra ormoni e colon irritabile può esistere una correlazione. Le alterazioni ormonali, infatti, possono influenzare la motilità intestinale: un livello più alto del normale di progesterone, ad esempio, può rallentarla. Ecco perché tra le donne il colon irritabile è più diffuso e compare spesso in concomitanza col ciclo mestruale.

✓ Farmaci antibiotici

Non sottovalutare nemmeno l’uso, che talvolta sfocia in abuso, di farmaci antibiotici che alterano la normale flora batterica intestinale, responsabile del mantenimento del buono stato di salute dell’apparato digerente.

Riassumendo, i principali fattori di rischio nel colon irritabile sono:

  • Ansia e forte stress;
  • Alimentazione scorretta;
  • Intolleranze alimentari misconosciute;
  • Uso prolungato di farmaci antibiotici;
  • Alterazioni ormonali.

Diagnosi del colon irritabile

Caratteristicamente la diagnosi si pone nel momento in cui si escludono altre patologie a carico del sistema gastrointestinale, tra cui ricordiamo in particolare le patologie neoplastiche e le cosiddette “malattie infiammatorie croniche dell’intestino” (morbo di Crohn, colite ulcerosa), ma anche la malattia celiaca. Anche in queste ultime condizioni patologiche i sintomi potrebbero almeno in parte sovrapporsi a quelli del colon irritabile, ma si tratta di malattie molto diverse e in cui l’approccio terapeutico si differenzia in modo sostanziale.

Generalmente la diagnosi di esclusione (ovvero la diagnosi che esclude la presenza di altre patologie con sintomi sovrapponibili) si effettua per mezzo di esami del sangue e strumentali, soprattutto colonscopia e gastroscopia, ma a volte anche entero-RMN, soprattutto quando si sospetta il caso più raro di morbo di Crohn del tenue, in quanto questo segmento intestinale non è visibile alla pancolonscopia. Una volta escluse eventuali altre patologie e nel caso in cui siano presenti i tipici sintomi, è possibile diagnosticare la presenza di colon irritabile.

Quanto dura la sindrome del colon irritabile?

La sindrome del colon irritabile è definita come un disturbo cronico e spesso di lunga durata. È difficile poter stabilire a priori le tempistiche di guarigione: in alcuni casi, nel corso degli anni si ha un miglioramento della sintomatologia fino alla sua completa scomparsa, mentre in altri no. Molto dipende dall’attività preventiva che si è fatta verso il proprio intestino (quanto lo trattiamo bene? Come ci alimentiamo? Assumiamo troppi farmaci, talvolta con leggerezza?) e dalla velocità della diagnosi. Anche l’aspetto psicologico non è da sottovalutare, sia in termini di causa, sia come aspetto motivazionale: forza di volontà e capacità di reagire sono alleate fondamentali del tempo e della guarigione.

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Quanto colpisce il colon irritabile? Ecco i dati statistici

Si stima che circa il 10-15% di tutta la popolazione mondiale sia affetto dalla sindrome del colon irritabile: considerata la difficoltà diagnostica, infatti, si hanno stime differenti a seconda dei criteri che vengono utilizzati per la diagnosi.

L’Italia è uno dei paesi meno interessati da questa problematica (con una prevalenza massima stimata del 7,2%), che invece appare essere molto diffusa in paesi extraeuropei come la Nigeria, il Perù, Taiwan e gli Stati Uniti. In Europa, invece, gli stati più colpiti sono la Grecia, la Croazia e l’Inghilterra.

Questa patologia colpisce prevalentemente il sesso femminile e generalmente le donne vengono colpite 2 o 3 volte più frequentemente degli uomini. In genere, a livello internazionale, gli studi rilevano che le donne vengono colpite il 67% in più rispetto agli uomini: la sindrome dell’intestino irritabile ha pertanto un’incidenza del 14% sulla popolazione femminile e dell’8,9% sulla popolazione maschile.

Ci sono tuttavia delle eccezione e in alcuni paesi del mondo come il Sud-America, l’Africa e l’Asia del sud l’incidenza della sindrome nella popolazione femminile e maschile è simile. La colite nervosa si manifesta fin dalla giovane età, mostrando un apice tra i 20 e i 50 anni. Infatti, sembra esserci una diminuzione del 25% dei casi di intestino irritabile nella popolazione over 50. Di seguito vediamo una tabella che suddivide per fasce d’età l’incidenza mondiale di questo disturbo.

Fascia di età: Percentuale:
18-27 anni 9%
28-37 anni 19%
38-47 anni 27%
48-57 anni 22%
58-67 anni 16%
68-75 anni 7%
Incidenza mondiale (non italiana): Percentuale:
Incidenza uomo 8,9%
Incidenza donna 14%
(Fonti: 1, 2)

Di seguito, invece, riportiamo una tabella con la percentuale dei paesi più colpiti. Come si nota, l’Italia non è presente in questa tabella poiché, come abbiamo detto, è un paese a bassa incidenza di colite nervosa.

Paesi più colpiti: Percentuale (prevalenza massima stimata):
Nigeria 31,6%
Islanda 30,9%
Croazia 28,2%
Perù 24%
Taiwan 22,1%
UK 21,6%
Grecia 21,4%
USA 20,4%
Colombia 19,9%
Russia 19%
Nuova Zelanda 18,8%
Brasile 17%
Finlandia 6,4%
Malesia 15,6%
Corea del sud 15,5%
Svezia 15%
Rimania 14,4%
Spagna 14,1%
Giappone 14%
Canada 13,5%
(Fonti: 1, 2)

Infografica dati statistici colite

Come prevenire il colon irritabile

La sindrome del colon irritabile può essere prevenuta attraverso uno stile di vita sano, un’alimentazione equilibrata e, soprattutto, cercando di ridurre, nei limiti del possibile, gli eventi stressanti oppure, qualora fossero imprevedibili, cercare di affrontargli con maggior ottimismo. Praticare sport o yoga è anche un buon metodo per sfogare l’ansia e lo stress, prima che si accumulino creando un disagio corporeo.

Per quanto riguarda l’alimentazione, in caso si soffra di colon irritabile è necessario adottare alcune regole alimentari in modo da introdurre o escludere alcuni cibi dalla dieta. Ma cosa fare nel pratico? Vediamo in dettaglio come comportarsi a tavola, cosa mangiare e cosa invece è meglio evitare:

  • Mangiare e masticare con calma;
  • Fare almeno 5 pasti al giorno;
  • Consumare alimenti semplici, senza condimenti grassi ed elaborati.

I consigli alimentari riguardanti la sindrome del colon irritabile possono variare a seconda che prevalga la stipsi o la diarrea. In entrambi i casi è necessario evitare: il caffè, gli alcolici, spezie come il peperoncino, salse piccanti, bevande zuccherate e gassate, insaccati, salumi e formaggi, piatti pronti e cibi da fast food. Il latte e i latticini sono da limitare, e da evitare completamente in casi si soffra di intolleranza al lattosio.

  • In caso di colon irritabile con stipsi prevalente gli alimenti consigliati sono: cereali integrali, verdure cotte, frutta cotta, carne bianca e pesce magro.
  • In caso di colon irritabile con diarrea gli alimenti consigliati sono: riso bianco, patate, yogurt, limone, carne bianca e pesce magro. Evitare invece i legumi e le verdure nella fase acuta.

Se invece è presente un alvo alternato, è necessario adottare gli uni o gli altri alimenti nei diversi periodi.

Per ulteriori approfondimenti sulla dieta in caso di colon irritabile vi invitiamo a leggere: Colon irritabile: cosa mangiare, cosa evitare e 5 alimenti utili

Ultime interessanti novità

A Miami pochi anni fa, si è svolto un congresso dal titolo “Gut Microbiota for Health World Summit”( Vertice Mondiale per la Salute del Microbiota Intestinale).

Durante il congresso ha esposto il suo studio il dott. Giovanni Barbara, prof. all’Università di Bologna e presidente della Società Europea di Neurogastroenterologia e Motilità (ESNM).

Secondo questo studio il 10% dei soggetti sani che viene colpito da gastroenterite causata da una infezione di batteri patogeni come Salmonella, Shighella o Campylobacter, sviluppano i sintomi della sindrome del colon irritabile.

Inoltre, secondo il professore, non solo le infezioni ma anche gli antibiotici possono alterare negativamente la flora intestinale e determinare lo sviluppo di questa patologia. Per il prof. Barbara l’alimentazione ha primaria importanza nella riduzione del sintomo, soprattutto per quanto riguarda gonfiore e dolore addominale. Infatti, si è osservato che una dieta povera di FODMAPs (polisaccaridi fermentabili, disaccaridi, monosaccaridi, polioli) riduce notevolmente i sintomi della sindrome.

Lo studio avrebbe dimostrato che alla base della sindrome del colon irritabile vi è un’alterazione della flora intestinale e che questa potrebbe essere anche alla base dei notevoli cambi d’umore di coloro che soffrono di tale patologia.

Ciò farebbe presupporre, e secondo tale studio non è da escludere, che coloro che mostrano un umore piuttosto variabile possono avere problemi di tipo intestinale, cosa meno frequente per coloro che hanno un’attività intestinale regolare.

Consulenza medico-scientifica a cura della Dott.ssa Caterina Perfetto e della Dott.ssa Stefania Cocolo.

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