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Intolleranza al lattosio: sintomi, cause e consigli su cosa mangiare

Ultima modifica: 4 agosto 2018

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Immagine di donna con mal di pancia causato da intolleraza al lattosio

L’intolleranza al lattosio è una delle poche intolleranze alimentari riconosciute dalla comunità scientifica. Ne soffre circa metà della popolazione italiana ma molte persone non sono ancora giunte ad una diagnosi. Scopriamo le diverse forme dell’intolleranza al lattosio, i sintomi e gli approcci terapeutici.

Cos’è l’intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio è stata classificata come una reazione avversa al cibo non immunomediata. Riconosciuta dalla comunità scientifica e classificata come intolleranza enzimatica, di questo gruppo di intolleranze fa parte solo un altro disturbo, il favismo, denominato anche la malattia delle fave.

Il lattosio è uno zucchero che causa molto frequentemente reazioni avverse. In Italia il dato si aggira tra 30 e 60% della popolazione, tuttavia l’Europa è piuttosto divisa: nella parte centrale la percentuale non supera il 30% mentre nelle zone meridionali arriva anche a 70% della popolazione. Inoltre, è sorprendente il dato che deriva dall’Europa settentrionale dove la percentuale va dallo 0 al 5%. La situazione mondiale è ancora più variegata, con addirittura il 100% della popolazione risultante intollerante al lattosio nell’Arabia Saudita, Egitto, Libia, Algeria ma anche in Brasile.

Il lattosio è uno zucchero della famiglia dei disaccaridi, ed è formato da due molecole unite insieme, galattosio e glucosio. Si tratta dello zucchero del latte, presente nei latti animali in percentuali diverse, maggiori nel latte umano, di asina e cavalla, diminuendo leggermente nel latte vaccino ed ovino.

Il legame che unisce il glucosio e il galattosio è di tipo 1,4 – β – glicosidico, termine chimico che vi aiuterà a capire meglio il meccanismo dell’intolleranza. Questo legame viene degradato da un enzima della famiglia di lattasi, il β – galattossidasi, secreto sui villi intestinali, che non fa altro che rompere il legame stesso e formare così due molecole separate, il glucosio ed il galattosio, che singolarmente possono essere assorbiti.

Nell’intolleranza al lattosio, questa lattasi di origine umana non è presente per cui la molecola di lattosio non viene degradata ma rimane come tale nell’intestino. Essendo una molecola igroscopica, attira molta acqua nel lume intestinale il ché causa diversi sintomi.

Cause dell’intolleranza al lattosio

Nell’uomo, la produzione delle lattasi e quindi la capacità di degradare il lattosio, inizia a diminuire progressivamente già dal 5° mese di vita, in seguito allo svezzamento. Questo è dovuto ad un meccanismo del tutto naturale che rallenta la produzione degli enzimi, ad eccezione dei popoli in cui viene mantenuta la tradizione di consumare il latte del bestiame proveniente dai propri allevamenti. Tuttavia, piccole quantità di lattosio rimangono digeribili anche nell’età adulta. Diversamente accade in presenza dei intolleranza al lattosio che può manifestarsi in diverse forme:

  • Intolleranza al lattosio primaria: dovuta alla naturale diminuzione degli enzimi lattasi, in seguito all’abbandono del consumo di latte con lo svezzamento;
  • Intolleranza al lattosio acquisita: una forma transitoria in cui l’incapacità di degradare il lattosio è una conseguenza di disturbi quali infezioni batteriche, malattie infiammatorie intestinali acute o croniche, malassorbimento o terapie antibiotiche prolungate. In questo caso la tolleranza può essere ripristinata, eliminando la causa;
  • Intolleranza al lattosio congenita o genetica: è la più rara e si manifesta fin dai primi anni di vita. È causata dalla mutazione del gene che codifica per la produzione delle lattasi. I sintomi si manifestano anche solo con l’allattamento ed è una condizione irreversibile.

Sintomi dell’intolleranza al lattosio

Come abbiamo accennato prima, il lattosio è uno zucchero igroscopico. Per questa sua caratteristica, se non degradato a galattosio e glucosio, attira molta acqua. Una maggior concentrazione di liquidi nel lume intestinale è responsabile del primo e più comune sintomo dell’intolleranza al lattosio, la diarrea.

Tuttavia, non sono rari i casi in cui l’intolleranza provoca flatulenza e stipsi. La spiegazione a tale varietà di sintomi è l’attività batterica della microflora intestinale. Il lattosio non degrado, di fatto, viene fermentato dai batteri del colon, con la produzione di bolle di gas responsabili del dolore e gonfiore alla pancia e, a volte, anche stipsi. I sintomi compaiono, in base alla velocità del transito intestinale, solitamente 1-2 ore dopo l’ingestione di lattosio, anche se alcuni soggetti reagiscono molto prima.

In seguito elenchiamo i principali sintomi dell’intolleranza al lattosio:

  • Dolore addominale;
  • Gonfiore addominale;
  • Difficolta digestive;
  • Stanchezza;
  • Diarrea;
  • Stipsi;
  • Eruzioni cutanee;
  • Mal di testa;
  • Nausea.

Diagnosi dell’intolleranza al lattosio

Sebbene i sintomi dell’intolleranza al lattosio non sono molto specifici in quanto simili alle altre reazioni avverse al cibo, per la diagnosi le linee guida parlano chiaro. Gli esperti, rappresentanti delle società scientifiche come la SIAIP (Società Italiana dell’Allergologia ed Immunologia Pediatrica), la AAITO (Associazione Allergologi Immunologi Territoriali e Ospedalieri) e la SIAAIC (Società di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica) insieme hanno stabilito l’iter diagnostico, pubblicato in un documento condiviso.

Il primo passo verso la diagnosi delle intolleranze è l’esclusione delle allergie alimentari immunomediate. Solo successivamente è possibile continuare con la diagnosi delle reazioni che non coinvolgono il sistema immunitario.

Per quanto riguarda il lattosio, il più utile e il più sensibile fino ad ora risulta essere il breath test al lattosio. Alcuni autori equiparano la sua specificità e la sensibilità alla biopsia intestinale mirata alla valutazione dell’attività degli enzimi lattasi.

Il breath test, a differenza della biopsia, è semplice e non invasivo. Prevede l’ingestione di una soluzione di 25 – 50g di lattosio sciolto in acqua e misura la quantità di idrogeno allontanato attraverso i polmoni, risultato dalla fermentazione del lattosio indigerito. L’esame viene effettuato dopo 12 ore di digiuno. Nei bambini viene utilizzata una soluzione di 1g/kg di lattosio.

Gli specialisti consigliano comunque un approccio multidisciplinare per la diagnosi completa che prevede la visita dal gastroenterologo, l’allergologo, il biologo nutrizionista o il dietista.

Il breath test, tuttavia, presenta alcuni limiti. Il primo è la quantità di lattosio utilizzata: 50 g dello zucchero in questione corrispondo a 4 tazze di latte parzialmente scremato. Ci sono delle evidenze su come buona parte dei pazienti risultati positivi al breath test, non presenta nessun sintomo in seguito all’ingestione quotidiana di 1 tazza di latte.

Inoltre, questo esame non differenzia tra l’intolleranza primaria, acquisita e congenita. A tal proposito, esiste già la possibilità di sottoporsi al test genetico che, con l’ausilio di un apposito tampone orale, permette di diagnosticare l’intolleranza genetica al lattosio. Risulta spesso utile nel bambino, dove il test del respiro potrebbe essere difficile da applicare.

Intolleranza al lattosio: cosa fare e cosa mangiare

Una volta giunti alla diagnosi dell’intolleranza al lattosio, il primo rimedio veramente utile è una dieta a ridotto contenuto di quest’ultimo, evitando quindi gli alimenti contenenti lattosio. Fortunatamente, ad oggi, questo non equivale necessariamente ad una dieta priva di latticini in quanto in commercio esiste una vasta gamma di alimenti delattosati o naturalmente privi di lattosio.

Per rendere più consapevole la scelta vi riportiamo le diciture presenti sulle etichette dei prodotti alimentari, in base al contenuto di lattosio, regolamentate dal Ministero della Salute in accordo con il parere EFSA (European Food Safety Authority) e della Commissione unica sulla dietetica e la nutrizione:

  • Senza lattosio: sono i latti ed i prodotti lattiero-caseari in cui il lattosio è inferiore a 0,1g / 100ml o gr;
  • A ridotto contenuto di lattosio: sono i latti ed i latti fermentati in cui il lattosio inferiore a 0,5g / 100ml o gr;
  • Naturalmente privo di lattosio: alimenti non contenenti ingredienti lattei.

Per maggiore completezza, di seguito riportiamo il contenuto in lattosio di alcuni alimenti di uso comune:

Alimento: Contenuto di lattosio (gr/100 g):
Latte di vacca scremato in polvere 56,2
Latte di vacca intero in polvere 42,0
Formaggino 6,0
Latte di pecora 5,2
Latte di bufala 5,1
Latte di vacca parzialmente scremato, pastorizzato 5,0
Latte di capra 4,7
Ricotta di pecora 4,2
Panna da cucina 20% lipidi 3,9
Ricotta di bufala 3,7
Emmenthal 3,6
Ricotta di vacca 3,5
Fiocchi di latte magro 3,2
Yogurt di latte parzialmente scremato 2,3
Provolone dolce 2
Yogurt caprino 1,7
Burro 1,1
Gorgonzola 1
Mozzarella di vacca 0,7
Yogurt greco 0,5
Mozzarella di bufala 0,4
Pecorino 0,2
Prosciutto cotto 0,2
Paté di fegato 0,2
Formaggio molle tipo Bel Paese 0,1
Stracchino Tracce
Parmigiano Tracce
Grana Tracce
(fonte Nut. Entecra, Bda-ieo)

 
Anche alcuni farmaci contengono quantità minime di lattosio. Quindi, prima di assumere un farmaco o integratore, potete chiedere al farmacista oppure consultare la lista degli ingredienti.

Inoltre, il lattosio fa parte della famiglia dei FODMAP, gli oligo – di e monosaccaridi fermentati dalla flora batterica intestinale. Come dimostrano alcuni studi effettuati sui soggetti sani, lattosio e fruttosio sono i due zuccheri che maggiormente attirano acqua nel piccolo intestino, accelerando anche il transito intestinale. Proprio per questa caratteristica, in caso di intolleranza al lattosio acquisita, per ridurre ulteriormente i sintomi, può risultare utile seguire una dieta low FODMAP, sotto controllo di uno specialista, per evitare carenze nutrizionali.

Diverse review inoltre evidenziano i benefici derivanti dell’associazione della dieta e probiotici. Alcuni ceppi di Bifidobatteri e Lactobacilli di fatto aiutano a ridurre ulteriormente i sintomi.

Un ultimo rimedio per gestire l’intolleranza al lattosio, infine, arriva dagli integratori contenenti le lattasi, facilmente reperibili presso le farmacie, che assunti prima e durante il pasto, aiutano a degradare il lattosio eventualmente presente nel piatto.

Soffrite anche voi di intolleranza al lattosio? Cosa fate per ridurre i sintomi? Se avete domande o volete condividere con noi le vostre esperienze lasciate un commento! Se avete trovato utile il nostro articolo condividetelo sui social!

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Dott.ssa Eva Wilczynska
Biologa Nutrizionista, laureata in Scienze dell’Alimentazione all’Università degli studi di Firenze. Nutre una forte passione per l’ambito di Allergie ed Intolleranze alimentari e per il Microbioma, in cui sceglie di perfezionarsi. Dopo aver frequentato la SOD di Immunoallergologia dell’Azienda Ospedaliero - Universitaria di Firenze, effettua un’esperienza lavorativa all’estero, in ambito di Nutrizione Clinica. Continua la sua crescita professionale partecipando a numerosi corsi e convegni. Attualmente riceve in provincia di Varese e a Brescia. Per contatti telefonici: 3277403097 - Sito web: www.nutriwill.wordpress.com

2 COMMENTI

  1. Grazie per l’articolo. Molto interessante.
    Segnalo un refuso fra i sintomi: eruzioni cutanee, non Eruttazioni cutanee
    Grazie ancora.
    Patrizia

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