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Naturalmente vestiti: tutto quello che devi sapere sull’abbigliamento ecologico!

Ultima modifica: 9 luglio 2016

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Anche una scelta all’apparenza banale e innocua come comprarsi una camicetta, uno slip o una maglia può avere conseguenze sull’ecosistema e sulla nostra salute.

E’ utile perciò conoscere alcune cose: per esempio che esistono fibre naturali come quella di bamboo che cresce con facilità e non richiede concimi né trattamenti antiparassitari. O ancora, che i tessuti sintetici, quelli derivati dai sottoprodotti del petrolio, se da un lato costano meno e sono più versatili, dall’altro implicano un maggior consumo energetico e hanno una scarsa capacità traspirante.

Oggi non si parla abbastanza di abbigliamento ecologico ed ancora meno si parla dell’inquinamento causato dalla produzione tessile. Infatti in questo settore avviene un utilizzo massivo di prodotti dannosi per l’ambiente e per l’uomo.

Nell’industria di lavorazione della fibra in tessuto sono previsti numerosi passaggi e l’impiego di molti prodotti chimici, alcuni dei quali sono altamente inquinanti e possono superare, in quantità, il chilogrammo per chilo di fibra tessile lavorata. Ovviamente anche l’ambiente in cui viviamo ne risente: la mole di sostanze chimiche tossiche utilizzate ha un pesante carico inquinante.

I principali trattamenti ai quali i tessuti tradizionali vengono sottoposti sono:

  • Carbonizzo: lavaggio in acido solforico
  • Imbonizzatura: impregnazione del filato con prodotti ausiliari
  • Bozzime: generalmente sono chimici per aumentare la resistenza in fase di tessitura
  • Sbozzinatura: eliminazione del bozzime tramite il lavaggio con sostanze come enzimi, ossidanti ed acidi
  • Sbiancatura: prodotto chimico, sbiancante
  • Mercerizzo e alta stabilità: lucidatura e stabilizzazione con prodotti chimici

E’ bene sapere che l’utilizzo massiccio  di sostanze chimiche ed altamente tossiche lascia importanti residui nella confezione finale del tessuto che mettiamo a contatto con la nostra pelle; al termine di queste fasi di lavorazione infatti ci saranno sostanze presenti nel tessuto in dosi più o meno elevate: formaldeide, residui di metalli pesanti (argento di mercurio, cromo nichel, rame e cobalto) pesticidi e pentaclorofenolo.
C’è da dire infine che vengono utilizzate 8000 materie ausiliari nella lavorazione delle fibre tessili che rimangono nelle confezioni finali e finiscono nell’ambiente.

Colorare i tessuti

Per quanto riguarda le colorazioni utilizzate dalle tessili tradizionali , queste sono artificiali ed altamente tossiche per l’uomo e per l’ambiente: tra i principali coloranti utilizzati, vi sono idispersi, i quali hanno la capacità di legarsi al tessuto in modo instabile per poi liberarsi a contatto con la pelle, facilitato dai processi di sudorazione.

Non dimentichiamoci che l’abbigliamento, in particolare quello intimo, va a contatto con la nostra pelle.

Inoltre, le fibre sintetiche non permettendo una corretta traspirazione dei tessuti,favoriscono il ristagno di secrezioni e l’insorgenza di infezioni, poiché trattengono umidità e calore creando condizioni favorevoli allo sviluppo di microrganismi dannosi.

Abbigliamento sintetico fasciante: un nemico per il benessere della pelle

Un altro buon motivo per scegliere  fibre ecologiche è infatti il benessere intimo,  messo a dura prova dall’uso abituale di biancheria intima sintetica troppo stretta.
Un abbigliamento troppo fasciante, che ostacola la traspirazione, se indossato abitualmente si associa anche ad un maggior rischio di infezioni da Candida (che notoriamente prolifera in un ambiente caldo-umido) oltre che di irritazioni e sfregamenti.
Disturbi come prurito intimo spesso si potrebbero evitare correggendo lo stile di vita: basta sapere scegliere i tessuti giusti da indossare. La maggior parte delle persone infatti non ritiene che un capo d’abbigliamento possa nuocere alla salute: in realtà, ledermatiti allergiche da tessuti sono molto più frequenti di quanto non si pensi.

Un capo naturale certificato sarà sempre composto unicamente da fibre naturali senza le aggiunte di altre fibre non dichiarate anche se in minime percentuali.

E’ bene quindi stare  attenti a tutti quei capi a basso costo che spesso non ci possono dare adeguate garanzie sui controlli nella fase di produzione. Quando viene acquistato un capo qualsiasi, bisogna sempre controllare l’etichetta della composizione, perché spesso, insieme al cotone oppure alla lana, possono essere presenti fibre sintetiche in grosse percentuali.

Come ovviare a tutte queste problematiche?

Scegliendo abiti in fibra naturale ed ecologica.
L’uso di fibre naturali a contatto con il nostro corpo ha infatti molti pregi: primo fra tutte consta proprio nel fatto che sono naturali, ovvero che non sono state create dall’uomo, al contrario di quelle artificiali e sintetiche.
Tali fibre possono dirsi vive a tutti gli effetti, mantengono una capacità di respirazione,adattamento e reattività ai fattori esterni. Hanno inoltre un elevato grado di traspirabilità che aumenta l’interscambio termico tra organismo e ambiente, garantendo così un’adeguata protezione sia dal caldo che dal freddo.

In tempi di crisi come questo, è normale cercare il risparmio con l’acquisto di abbigliamento a basso costo: ne avrà sicuramente beneficio il portafoglio ma non la salute della pelle e l’ambiente.

Quali fibre scegliere?

Vi sono varie fibre naturali fra cui poter scegliere:

  • Dal classico cotone (anche se per questo è necessario accertarsi che sia certificato organico, in quanto la coltivazione di quello tradizionale è la seconda fonte di inquinamento agricolo: pesticidi immessi in atmosfera, impiego di moltissima acqua, il 70% della quale potrebbe essere risparmiata usando tecniche di coltivazioni biodinamiche. ll cotone infine è un grande business internazionale: pesticidi, erbicidi, fertilizzanti, semi ogm, sono tutti forniti da multinazionali e loro organizzazioni locali), a fibre più particolari e meno conosciute.
  • Fra queste si può citare la fibra di bamboo, la nuova fibra naturale considerata “Eco-Friendly” in quanto nella sua produzione  non vengono impiegati additivi  chimici, non inquina l’ambiente e il tessuto che ne deriva è  al 100% biodegradabile. Il Bamboo ha inoltre una naturale proprietà antibatterica che riduce la possibilità di allergie della pelle e la formazione di cattivi odori.
  • Oppure ancora la Fibra di alghe, che protegge da invecchiamento precoce causato dai radicali liberi, permette l’attivazione e rigenerazione cellulare e ha proprietà anti-infiammatorie, disintossicanti e purgative del derma.
  • Infine, citiamo la Fibra di amido: completamente naturale , è una fibra idrofoba che non assorbe sostanze di nessun genere, mantiene quindi la pelle protetta dai coloranti.

Un esempio di utilizzo di queste nuove fibre ecologiche l’abbiamo in Italia dall’azienda H-earth: piccola azienda familiare toscana che produce una linea di intimo ecologicocon la caratteristica di avere a contatto con la pelle proprio la fibra di Amido che, oltre alle cose già dette,  ha la proprietà tipica dei tessuti sintetici (ma si tratta di un prodotto al 100%  naturale) di drenare  il sudore verso lo strato esterno, generalmente in fibra di legno o di bamboo, che assorbono i liquidi fino al 30% in più rispetto al cotone, lasciando traspirare la pelle e attenuando notevolmente la sensazione di bagnato.

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Silvia Bulgarelli
Silvia Bulgarelli lavora come Biologa presso H-earth, azienda tessile Toscana che produce tessuti dermocompatibili, frutto della combinazione di fibre naturali dalle particolari qualità. Collabora con aziende che si fanno portavoce di una nuova economia sostenibile che rispetti l'uomo, la sua salute e l'ambiente, producendo e promuovendo prodotti ecologici, quali pannolini lavabili e assorbenti lavabili presso l'azienda toscana GG Innovation. www.h-earth.com www.gginnovationsrl.it

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