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Occhio agli ingredienti! Cosa c’è dentro i comuni cosmetici?

Ultima modifica: 16 agosto 2014

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Cosa contengono realmente i cosmetici più comuni?

Le etichette dei cosmetici riportano composizioni indecifrabili alla gran parte delle persone. Cosa c’è realmente dentro i comuni cosmetici e che danni provocano?

E’ importante scegliere coscientemente senza farsi fuorviare dalla pubblicità e dalle informazioni ambigue. Attualmente i cosmetici in commercio riportano in etichetta la composizione: si tratta di informazioni preziose, anche se spesso non del tutto esaurienti; il problema è che per capire davvero cosa si sta comprando, bisogna essere in grado di decifrarle.

Cosa c’è (e cosa non c’è) sulle etichette

La composizione dei cosmetici deve essere riportata in etichetta secondo le norme INO (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) fissate dalla Comunità Europea. Le sostanze contenute sono elencate sotto la voce Ingredients; se presenti in quantità superiore all’1% sono riportate all’inizio dell’elenco, in ordine decrescente di concentrazione (dalla più abbondante alla meno abbondante); seguono poi in ordine sparso le sostanze contenute in una quantità inferiore all’1%. Non c’è una distinzione tra i due gruppi di sostanze, cioè non si può sapere dove finisce l’elenco delle sostanze “ordinate” e dove comincia quello delle sostanze “sparse”.

La maggior parte degli ingredienti sono riportati in inglese; alcuni ingredienti invece compaiono in latino, ad esempio l’acqua (Aqua) o il miele (Mel).
Le sostanze ricavate dalle piante compaiono solo con il nome scientifico della pianta: se ad esempio troviamo l’Olea europea, che è il nome scientifico della pianta di olivo, potrebbe trattarsi di olio d’oliva, di un gemmoderivato di olivo, di una tintura madre e così via.

I coloranti sono indicati con la sigla C.I. (sta per Colour Index) seguita da un numero: ad esempio CI 47.005. l’estratto vegetale, ad esempio di ortica, per farlo comparire sul prodotto la dicitura sarà “shampoo all’ortica”.
Lo stesso vale per le creme; ad esempio il miele, dotato di proprietà emollienti e idratanti, per avere un qualche effetto dovrebbe essere presente a un dosaggio non inferiore al 10%; la dose solitamente presente in molte creme (meno dell’1%) non ha alcuna funzionalità cosmetica.

I tensioattivi sintetici

L’alternativa al sapone nell’industria cosmetica è rappresentata dai tensioattivi di sintesi. Si producono partendo da materie prime che possono essere vegetali, ad esempio olio di cocco, oppure derivati del petrolio. I tensioattivi di sintesi hanno il grande vantaggio, rispetto al sapone, di poter essere usati per formulare prodotti a pH acido; inoltre generalmente non sono sensibili al calcare e lavano bene anche con acque dure.

Esistono moltissimi tensioattivi diversi, più o meno delicati o più o meno aggressivi. I più usati nei prodotti detergenti come shampoo, bagnoschiuma e dentifrici sono il sodio laurilsolfato (in inglese: SodiumLauryl Sulfate o SLS) e il sodio lauriletere solfato (Sodium Laureth Sulfate o SLES). Si tratta di due tensioattivi molto sgrassanti (soprattutto l’SLS) e molto discussi, usatissimi perché decisamente economici, divenuti recentemente “famosi” grazie alle notizie fatte circolare su Internet a proposito della loro cancerogenicità.

L’azione detergente di questi due tensioattivi e di molti altri è spesso troppo drastica: durante il lavaggio possono rimuovere non solo lo sporco ma anche il MAI (Mantello Acido Idrolipidico), arrivando anche a sciogliere quella parte del MAI che cementa insieme le lamelle cornee. I lavaggi troppo drastici innescano spesso un circolo vizioso: su alcune parti del corpo provocano secchezza e screpolature rendendo indispensabile l’uso delle creme; su altre parti, come ad esempio il cuoio capelluto, lo sgrassaggio eccessivo provoca per reazione una iperproduzione di sebo (effetto rebound), portando al fenomeno dei capelli grassi e spingendo a lavaggi sempre più frequenti. Inducendo l’80% delle problematiche della pelle.

Un prodotto detergente fisiologico va scelto, quindi, facendo attenzione in primo luogo al tipo di tensioattivi che contiene, anche perché le eventuali aggiunte di sostanze eudermiche o estratti vegetali, quasi sempre presenti in quantità molto piccole, non sono sufficienti a bilanciare gli effetti dei tensioattivi, presenti ovviamente in quantità molto più rilevanti. Molto dipende anche dalle proporzioni in cui i diversi tensioattivi sono presenti nei detergenti.

Tensioattivi aggressivi o mediamente aggressivi: alchilsolfati (ad esempio Sodium alkylsulfate), sodio laurilsolfato (Sodium laurilsulfate), sodio lauriletere solfato (Sodium laureth sulfate).

Tensioattivi delicati o mediamente delicati: betaine (ad esempio Cocoamidopropyl betaine), coccopolipeptidi di soia, sarcosinati (ad esempio Sodium lauryl sarcosinate), coccoanfoacetati (ad esempio Sodium cocoamphoacetate), coccotartrati (ad esempio Cocopolyglucose tartrate), sulfosuccinati (ad esempio Disodium laureth sulfosuccinate), composti di proteine idrolizzate (ad esempio Sodium cocoyl hydrolized wheat protein).

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Francesco Ciani
Diplomato come Naturopata all'Universita AEMETRA di Torino, collabora con l'unica Cattedra Universitaria di Antroposofia Medica di Genova, gestisce Attività mirate al Benessere della Persona, usa tecniche e metodiche naturali, piante officinali, cellule staminali vegetali, MicroDosi, al fine di ristabilire a livello energetico l'equilibrio di Mente Spirito Anima e Corpo. SERVIZI: Naturopatia, Cronoriflessologia, MicroDosi, Aromaterapia, Pranoterapia, Integratori Alimentari, Piante Officinali, PSC® "Cellule Staminali Vegetali", Test intolleranze, Problem & Solving, Facilitatore PSYCH-K®, Cromoterapia, Fiori di Bach, Servizio di Cosmesi. CONTATTI: Via Piave 22 Fano, 61032 (PU) - Tel: 0721.824500

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