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Vitamina D: a cosa serve, sintomi da carenza e fonti alimentari

Ultima modifica: 18 settembre 2017

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Vitamina D: a cosa serve, carenza e alimenti

La vitamina D può essere considerata come un ormone steroideo presente in tutti i mammiferi e fondamentale per il benessere delle ossa e del sistema nervoso, cardiovascolare e immunitario. Vediamo in dettaglio a cosa serve la vitamina D.

Fondamentale sostanza di origine steroidea, con il termine vitamina D, si è soliti indicare tutte le molecole aventi la medesima funzione biologica del colecalciferolo, la forma di vitamina D naturalmente presente nei mammiferi (che possiamo indicare con vitamina D3). Ne consegue che le fonti alimentari di colecalciferolo sono tutte di origine animale e purtroppo molto limitate.

Tuttavia questa molecola può essere prodotta dal nostro organismo a partire da un derivato del colesterolo, in seguito all’assorbimento della luce ultravioletta.

Questa forma si distingue dall’ergocalciferolo o vitamina D2 che si forma a partire dall’ergosterolo a seguito dell’esposizione alla luce solare e risulta essere meno attiva della vitamina D3.

Entrambe le molecole nominate non sono metabolicamente attive, ma necessitano di subire ulteriori trasformazioni per poter svolgere le loro importanti funzioni. Tali trasformazioni avvengono a livello del fegato e dei reni.

Tale vitamina è una vitamina liposolubile ovvero incapace di disciogliersi in liquidi acquosi: una volta attivata, per poter essere trasportata attraverso il sangue in tutte le cellule del nostro organismo è necessario che si leghi a una proteina di trasporto.

È possibile dosare il proprio livello ematico di vitamina D, solitamente compreso tra i 10 e i 100 ng/ml. Si parla di carenza di vitamina D quando il livello ematico è inferiore ai 10 ng/ml; di vitamina D insufficiente quando il livello è compreso tra i 10 e i 30 ng/ml e di tossicità quando i livelli sono superiori ai 100 ng/ml.

Il fabbisogno medio di Vitamina D è di 10 ug di colecalciferolo al giorno; solitamente una buona esposizione solare è sufficiente per coprire questo fabbisogno. Per lattanti, bambini fino a 3 anni, donne in gravidanza o allattamento e anziani è tuttavia fortemente consigliata la supplementazione attraverso la dieta o un integratore alimentare. In ogni caso è importante consultare il proprio medico di fiducia per valutare la propria situazione e ricevere consigli fortemente personalizzati.

A cosa serve la vitamina D? Proprietà e funzioni

Vediamo ora in dettaglio a cosa serve la vitamina D. Il coinvolgimento nel benessere delle nostre ossa è noto da molto tempo, così come il suo ruolo nel metabolismo del fosforo e del calcio.

Con il passare degli anni ci si è tuttavia resi conto che i recettori leganti questa vitamina sono presenti nella stragrande maggioranza delle cellule del nostro organismo: a partire da questa informazione le ricerche si sono intensificate e ad oggi questa vitamina/ormone appare coinvolta in moltissime differenti attività, che andiamo qui di seguito ad approfondire.

✓ Mantenimento dell’omeostasi di calcio e fosfato

A tal proposito, oltre alla vitamina D, sono coinvolti altri due importanti ormoni: il paratormone (PTH) e la calcitonina, che agiscono con modalità completamente opposte.

Il PTH a livello del tubulo renale promuove la perdita di fosfati e il riassorbimento del calcio. Inoltre quest’azione determina a livello renale l’attivazione della vitamina D, che a sua volta stimola l’assorbimento intestinale del calcio introdotto con l’alimentazione e a livello osseo il riassorbimento della matrice organica. Inoltre inibisce l’eliminazione del calcio attraverso le urine.

✓ Coinvolgimento nel trasporto del calcio

Il calcio viene trasportato in diversi distretti corporei grazie a una proteina di trasporto che dipende dalla vitamina D. Tali proteine sono presenti in diversi distretti corporei, come i reni, l’intestino e le ossa.

✓ Regolazione del sistema immunitario

La forma attiva della vitamina D, secondo le ricerche più recenti, serve per il buon funzionamento del sistema immunitario sia innato, sia specifico. In particolare la vitamina D è in grado di modulare la risposta di macrofagi, monociti, cellule dendritiche e dei linfociti B e T. La vitamina D risulta infatti fondamentale in molte patologie autoimmuni e, in questi casi, la sua supplementazione può essere fortemente consigliata.

✓ Vitamina D e patologie tumorali

Studi recenti hanno messo in correlazione la vitamina D con i processi di proliferazione cellulare e di differenziazione cellulare. In particolare la vitamina D sembra esplicare un’attività anti-proliferativa in diversi tessuti tra cui l’epidermide e le cellule tumorali in coltura.

Una recente review, in particolare, ha sottolineato la capacità della vitamina D di ridurre l’incidenza e di aumentare la sopravvivenza nei casi di cancro al seno, ovarico, polmonare, colonrettale, pancreatico e prostatico.

In tal senso può essere consigliabile tenere sotto controllo i propri livelli ematici di vitamina D e valutare, in accordo al proprio medico di fiducia, una o più strategie per aumentare tali livelli.

✓ Vitamina D e fertilità

La carenza di vitamina D è fortemente associata a una condizione di ipofertilità: la vitamina D infatti è coinvolta nella regolazione del funzionamento dell’apparato riproduttivo femminile. In particolare la mancanza di vitamina D è stata collegata a condizione di PCOS (sindrome dell’ovaio policistico), endometriosi, leiomiomi uterini e a scarsi risultati ottenuti tramite le pratiche di fecondazione in vitro.

Carenza di Vitamina D: cause e sintomi

Come abbiamo visto i livelli plasmatici di vitamina D ritenuta sufficiente superano i 30 ng/ml, mentre al di sotto dei 10 ng/ml si può parlare di carenza.

La carenza di vitamina D può essere collegata a molteplici cause. Principalmente livelli carenti o insufficienti di questa vitamina possono essere dovuti a un’insufficiente esposizione ai raggi solari, tipica delle nostre latitudini e del nostro stile di vita, a un insufficiente apporto alimentare di questa preziosa vitamina e all’età avanzata.

Un apporto insufficiente può essere dovuto anche a problematiche di malassorbimento intestinale: in caso di patologie come la celiachia, per esempio, la vitamina D non viene assorbita a livello intestinale, bensì espulsa con le feci.

Infine, stati carenziali possono essere dovuti anche a un malfunzionamento del fegato o dei reni, che non permettono la conversione della vitamina D nella sua forma attiva.

I sintomi precoci da carenza di vitamina D sono la riduzione della concentrazione sierica di calcio e di fosforo e l’aumento della fosfatasi alcalina. Un altro sintomo precoce di ipovitaminosi D è la condizione di iperparatiroidismo secondario, una condizione dovuta all’eccessiva produzione di paratormone da parte delle paratiroidi.

Sintomi più tardivi della carenza di vitamina D sono il rachitismo nei bambini e l’osteomalacia negli adulti, patologie legate a un’inadeguata mineralizzazione delle ossa.

In caso di carenza di vitamina D è necessario innanzitutto rivolgersi al proprio medico di fiducia, con cui concordare una possibile integrazione farmacologica e/o alimentare.

In casi di insufficienza può essere utile aumentare il consumo degli alimenti di origine animale contenenti vitamina D o aumentare il tempo di esposizione al sole. A tal proposito il consiglio è quello di esporsi al sole ogni giorno per almeno 30 minuti, possibilmente nelle ore mattutine e con il viso e le braccia scoperte.

Fonti alimentari di Vitamina D

Questa vitamina, come abbiamo anticipato, è contenuta in quantità apprezzabili solo in pochi alimenti e quasi tutti di origine animale. Inoltre, considerata la diffusa carenza, è piuttosto comune trovare al supermercato degli alimenti (ad esempio i latti vegetali) a cui è stata aggiunta questa vitamina.

In particolare gli alimenti più ricchi di vitamina D sono i filetti dei pesci grassi, l’olio di fegato di merluzzo, il latte e i latticini interi e le uova. La tabella che segue, raccoglie alcuni tra gli alimenti che contengono più vitamina D.

Tabella con alcuni degli alimenti più ricchi di vitamina D (per 100 gr):
Olio di fegato di merluzzo 210 ug
Aringa 30 ug
Salmone in salamoia 17 ug
Tonno 16,3 ug
Pesce gatto 12,5 ug
Pesce spada 11 ug
Acciughe 11 ug
Spigola 11 ug
Farina lattea 10 ug
Uovo di anatra 6,52 ug
Funghi secchi 2,10 ug
Uovo di gallina intero 1,75 ug

Tossicità della Vitamina D: cause e sintomi da eccesso

L’eccesso di vitamina D dovuto a un eccessiva supplementazione può comportare alcuni sintomi di intossicazione come nausea, vomito, diarrea.

Inoltre l’eccesso di vitamina D può portare a un aumento della concentrazione plasmatica di calcio e della sua escrezione urinaria con conseguente formazione di calcoli dovuti alla calcificazione dei tessuti molli e nefrocalcinosi (deposizione di sali di calcio nel tessuto renale). Pertanto, è consigliato rivolgersi ad un esperto prima di integrare questa vitamina.

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Stefania Cocolo
Biologa nutrizionista e amante dei cibi veri e naturali. Dopo la laurea, alcuni anni di esperienza lavorativa nell’ambito della formazione sanitaria e alcuni corsi di perfezionamento, si dedica dal 2015 esclusivamente all’ambito della nutrizione. Si divide tra attività di ambulatorio privato, corsi di formazione professionali riservati ad addetti mensa, corsi di divulgazione organizzati in collaborazione con diversi enti, aggiornamento professionale continuo e scrittura di brevi articoli informativi. Riceve presso diversi studi in provincia di Varese e principalmente a Gallarate. Tel: 340.5572519 - stefaniacocolo.wixsite.com/nutrizionista

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