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Glicemia alta o bassa: di cosa si tratta e quali sono i valori normali?

Ultima modifica: 24 maggio 2017

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Glicemia alta e bassa: di cosa si tratta e quali sono i valori normali

Nel tenere sotto controllo il diabete, la glicemia può subire importanti sbalzi dai valori standard che non devono essere sottovalutati. Conoscere i sintomi e le cause dell’ipo e dell’iperglicemia è fondamentale per prevenire o direttamente risolvere queste due condizioni che, se protratte, possono causare numerosissime conseguenze oltre al ben noto diabete.

Con il termine glicemia s’intende la concentrazione di glucosio (zucchero) nel sangue che rappresenta il nutriente essenziale per tutte le cellule del nostro organismo.

La principale fonte di glucosio sono gli alimenti, ma, in misura minore, esso può anche essere sintetizzato ex novo a partire da proteine e grassi all’interno dell’organismo stesso. Il corpo umano possiede un sistema di regolazione ormonale che consente di mantenere relativamente costante i valori di glicemia durante l’arco della giornata.

La regolazione della glicemia avviene ad opera di specifici ormoni: gli ipoglicemizzanti, che abbassano i valori di glicemia, e gli iperglicemizzanti, che li innalzano. Il principale ormone ipoglicemizzante è l’insulina, prodotta dal pancreas e indispensabile per il metabolismo degli zuccheri; mentre il glucagone è un ormone iperglicemizzante, rilasciato sempre dal pancreas in risposta a bassi livelli di glucosio circolante.

Il sistema insulina/glucagone rappresenta quindi il principale meccanismo di regolazione metabolica nell’utilizzazione dei carboidrati.

Il mantenimento della glicemia all’interno dell’intervallo di normalità durante la giornata, evitando picchi di iperglicemia oppure ipoglicemia, risulta essere particolarmente importante per evitare scompensi che alla lunga possono sfociare in patologie come ad esempio il ben noto diabete.

I valori della glicemia

In soggetti sani, che hanno una vita regolare e un’alimentazione corretta, generalmente nell’arco della giornata i valori della glicemia si mantengono tra i 60 e i 130 mg/dl. A digiuno, i valori glicemici possono variare dai 70 ai 110 mg/dl. Tra 100 e 125 mg/dl si tratta di condizione di alterata glicemia a digiuno (IFG).

L’ADA (American Diabetes Association) considera ‘diabete’:

  • un’emoglobina glicata ≥ 6,5%
  • una glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl
  • una glicemia alla seconda ora di un test da carico orale di glucosio (OGTT da 75 grammi) ≥ 200 mg/dl o valori di glicemia in qualunque momento della giornata ≥ 200 mg/dl (diagnostici solo in un paziente con i sintomi classici dell’iperglicemia o di una crisi iperglicemica)

Per ‘prediabete’ si intende:

  • un livello di emoglobina glicata compreso tra 5,7 e 6,4%
  • una glicemia a digiuno con valori compresi tra 100 e 125 mg/dl
  • una glicemia alla seconda ora di un OGTT con valori compresi tra 140 e 199 mg/dl

(Ed. 2016 Standards of Medical Care in Diabetes)

Glicemia bassa o ipoglicemia

L’ipoglicemia, ossia bassi livelli di glucosio o zucchero nel sangue, è la condizione in cui il glucosio scende al di sotto dei livelli normali (< 70 mg/dl). I farmaci usati per la terapia del diabete sono le cause più frequenti di ipoglicemia. Il rischio di incorrere in questa situazione è maggiore in soggetti diabetici che abbiano mangiato meno, fatto più attività fisica o assunto alcolici più del solito.

Tra le altre cause di glicemia bassa, ci sono insufficienza renale, alcuni tumori, malattie del fegato, l’ipotiroidismo, l’inedia (grave malnutrizione), errori congeniti del metabolismo, gravi infezioni e ipoglicemia reattiva.
Classici sintomi dell’ipoglicemia sono:

  • Tremore, ansia e nervosismo
  • Palpitazioni, tachicardia
  • Sudorazione fredda
  • Pallore
  • Pupille dilatate (midriasi)
  • Fame
  • Nausea, vomito
  • Cefalea
  • Incoerenza, giudizio alterato, lunaticità
  • Sensazione di intorpidimento e di punture di spillo (parestesie)
  • Irritabilità, aggressività
  • Stanchezza, debolezza, apatia
  • Confusione, vertigini, visione confusa o sdoppiata
  • Difficoltà a parlare, parole impastate
  • Atassia, mancanza di coordinazione
  • Deficit motori focali o generali, paralisi, emiparesi
  • Convulsioni generalizzate o focali

Inoltre è recente la scoperta che la glicemia bassa (ipoglicemia) sarebbe in grado di modificare nel tempo e in modo permanente l’attività di particolari regioni del cervello delle persone con diabete di tipo 1.

Lo studio, presentato alla 75esima edizione dell’American Diabetes Association (ADA) Scientific Sessions che si è tenuta dal 5 al 9 giugno 2015 a Boston (Stati Uniti), avrebbe rivelato che l’ipoglicemia è associata ad una minore attività delle cellule nervose nella corteccia temporo-parietale, che è un’area del cervello coinvolta nella memoria di lavoro.

Glicemia alta o iperglicemia

Per iperglicemia si intende un eccesso di glucosio nel sangue con valori superiori o uguali ai 110 mg/dL (6.1 mmol/L), ma comunque inferiori ai 126 mg/dL (6.9 mmol/L), che sono caratteristici del diabete (Linee guida WHO World Health Organization).

Si verifica iperglicemia quando non vi è adeguata produzione di insulina o l’organismo non riesce ad utilizzare quella che ha a disposizione per la trasformazione del glucosio in energia.

A livello clinico la glicemia alta è caratterizzata dalle “tre P”:

  • Poliuria: aumento della quantità di urina emessa durante la giornata;
  • Polidipsia: aumento della sete;
  • Polifagia: aumento della fame.

Il controllo glicemico è di fondamentale importanza e va effettuato attraverso l’automonitoraggio (SMBG) e i valori di emoglobina glicata, in quanto livelli glicemici molto alti possono causare complicanze potenzialmente mortali quali:

  • Chetoacidosi diabetica che colpisce tendenzialmente i soggetti con diabete di tipo 1. Si tratta di una condizione causata dal fatto che il corpo deve metabolizzare grasso come fonte di energia, con possibile induzione di coma diabetico;
  • Stato iperglicemico iperosmolare che colpisce tendenzialmente i soggetti con diabete di tipo 2. È rappresentato da grave disidratazione conseguente al tentativo dell’organismo di eliminare l’eccesso di zucchero.

Inoltre, alti valori di glicemia protratti costantemente per lunghi periodi (mesi o anni) possono indurre danni permanenti a parti del corpo come gli occhi, i nervi, i reni e i vasi sanguigni!

L’iperglicemia può essere causata da:

  • Deficit dell’ormone insulina, insulina-resistenza, diabete
  • Sindrome di Cushing
  • Ipertiroidismo
  • Pancreatite (acuta o cronica)
  • Fibrosi cistica
  • Emocromatosi
  • Traumi fisici
  • Lesioni nervose

In soggetti diabetici i fattori che possono determinare un incremento della glicemia sono:

  • Stress
  • Patologia acuta in atto, come un raffreddore
  • Eccessiva introduzione di calorie
  • Mancanza di attività fisica
  • Disidratazione
  • L’omissione di una dose di farmaco per il diabete, o l’assunzione di una dose sbagliata
  • Il sovra-trattamento di un episodio di ipoglicemia
  • L’assunzione di determinati farmaci, come i cortisonici
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Alessandra Esposito
Biologa Nutrizionista laureata in Scienze Biologiche con 110 e lode presso l’Università degli studi di Pavia, ha frequentato il Master di Specializzazione in Nutrizione Umana e Alimentazione e il Master in Nutrizione Culinaria. Da Luglio 2013 svolge l’attività professionale presso lo studio di Vigevano e quello di Verona e organizza corsi di educazione alimentare. Ha collaborato con la Scuola Internazionale di Cucina Italiana ALMA, stila articoli di carattere scientifico-nutrizionale per magazine che si occupano di stile di vita sano, è la consulente nutrizionale del progetto VEGAE e la curatrice del blog d’informazione nutrizionale I Love Foods. www.nutrizionistaesposito.it

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