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Dieta senza glutine: va bene per tutti?

Ultima modifica: 11 novembre 2015

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Dieta senza glutine: va bene per tutti?

La dieta senza di glutine fa bene a tutti o è una moda priva di fondamento? Ci sono casi in cui l’assunzione di questa proteina deve essere evitata, altri in cui è assolutamente inutile privarsene.

È un dato di fatto che in questi ultimi anni i casi di celiachia sono aumentati. Probabilmente ciò è dovuto alla mutazione genetica della struttura molecolare delle farine che il nostro intestino, anche anche se si è evoluto in milioni di anni, non è tuttora capace di assimilare perfettamente.

Ciò porta non solo intolleranza al glutine, che è la proteina contenuta nel frumento, ma anche intolleranze nei confronti delle farine, a volte confusa con celiachia.

Se il glutine danneggia i celiaci, che sono una minoranza, non è detto che danneggi tutti. Tuttavia sono molte le persone che affermano di aver avuto beneficio da una dieta senza glutine anche senza essere celiaci. In questi casi è probabile che il beneficio nasca da una dieta più povera di cereali e carboidrati raffinati, piuttosto che dall’assenza di glutine.

Un eccesso nella dieta di cereali raffinati, infatti, aumenta l’increzione di insulina e fa sentire più stanchi e meno attivi. Anche nel caso della celiachia, infatti, c’è una componente di intolleranza alle farine raffinate di nuova generazione, che sfondano la mucosa intestinale creando reazioni immunitarie.

Nei casi invece di semplice intolleranza alla farina, capita che nei soggetti con un intestino già di per sé compromesso, infiammato, o con una flora intestinale non perfetta, si abbiano comunque dei sintomi di disagio intestinale, dolori addominali, rallentamento della digestione, gonfiori, ecc. quando consumano alimenti che contengono glutine, poiché non riescono a digerire questa proteina, esattamente come altri che soffrono di intolleranze ad altri alimenti, come al latte o ad alcuni tipi di frutta.

Bisogna precisare, però, che non è l’intolleranza a creare disordini intestinali, bensì il contrario: sono i disordini pregressi che creano l’intolleranza. Spesso rimettendo a posto il “terreno”, e cioè la flora intestinale, le intolleranze spariscono, ed infatti esse hanno un andamento altalenante e spesso si risolvono spontaneamente, anche perché risentono molto dello stress e di problemi emotivi mal elaborati. L’intolleranza al glutine si chiama “Glutin-sensitivity” e non porta a nessuna conseguenza grave, come reazioni immunitarie o allergiche.

Farina o glutine: qual è il vero problema?

Il problema vero è l’abuso di cereali raffinati che c’è oggi in Italia. Si mangia troppo pane raffinato, troppa pasta e riso bianco, e c’è una certa resistenza a passare ai cereali integrali, ma soprattutto a diminuire la quota giornaliera di carboidrati e cereali nella dieta. Dopo i vent’anni la dieta dovrebbe essere più plastica, e meno energetica, più ricca di proteine e verdure antiossidanti e meno di zuccheri raffinati, che contengono calorie “vuote”, che nutrono poco e stimolano molto l’insulina.

Troppi picchi di insulina ci portano a svuotarci di energie e a incrementare il grasso corporeo a scapito della massa magra e della massa cellulare.

Ecco spiegato anche perché molte persone si sentono meglio e più attive dopo aver cominciato una dieta senza glutine: insieme ad esso hanno eliminato gran parte dei cereali raffinati che assumevano prima, con grande giovamento della forma fisica e mentale. Ma ciò non per l’assenza del glutine, bensì per l’eliminazione dell’eccesso di zuccheri raffinati. Quindi il glutine non va demonizzato in assoluto, perché per la maggior parte delle persone è innocuo.

Il consiglio è quello di controllare la quantità totale di carboidrati e zuccheri totali che si assumono in una giornata, come pasta e riso bianco, pane bianco, merendine, biscottini, dolcetti e bevande zuccherate: non c’è bisogno di farli sparire totalmente dalla nostra dieta, basta preferirli integrali.

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